“Mio figlio, un 15enne italiano, è in isolamento da 70 giorni nel carcere minorile Coors a Malta. Le sue condizioni sono allarmanti”: questo lo sfogo di qualche giorno fa di un padre di un ragazzo italiano “arrestato il 25 maggio scorso dalle autorità maltesi”.
Come riporta Il Quotidiano Nazionale l’arresto sarebbe scattato in seguito alle indagini per un allarme bomba lanciato all’interno di una scuola secondaria di Mosta, secondo quanto riportato da Malta Today all’epoca dei fatti.
Dopo la telefonata effettuata da una voce maschile, nell’istituto erano intervenute le forze di sicurezza per verificare la presenza di eventuali ordigni mentre gli studenti erano stati evacuati. Il giovanissimo era stato fermato dopo poche ore con l’accusa di procurato allarme.
A quanto pare la vicenda è più complicata di quanto si possa pensare. Come riporta Il Corriere della Sera, il 15enne sarebbe stato adescato online in una piattaforma di gaming. Come? Dei “predatori” gli avrebbero inviato immagini online orribili: si parla di pedopornografia, suprematismo, satanismo, nazismo. Poi lo avrebbero convinto di aver commesso un reato per il solo fatto di avere sul telefono quelle foto. Da qui il ricatto: “fai quello che ti chiediamo di fare o raccontiamo tutto alle forze dell’ordine”.
“Devi far scattare un allarme bomba nella tua scuola”, questo l’ordine perentorio, eseguito dal giovane, che vive da cinque anni a Malta. Potrebbe essere una bravata ma la polizia non ha lasciato correre. Sono bastate poche indagini per risalire a lui e al suo cellulare e il ragazzo viene arrestato. Lo hanno arrestato con nove capi di imputazione che includono procurato allarme, associazione in organizzazioni criminali e detenzione/diffusione di materiale pedopornografico.
“Nostro figlio per 4 giorni è stato detenuto in isolamento presso la divisione 6 del carcere per adulti, dove per il forte stress si è autolesionato. Trasferito presso il carcere minorile ha trascorso 35 giorni chiuso 22 ore al giorno, costretto a mangiare in piedi e per 3 giorni a nutrirsi con le mani perché nessuno si è preoccupato di fornirgli delle posate”, spiega il padre del 15enne, come riporta Il Messaggero.
La vicenda è attualmente all’esame delle competenti autorità giudiziarie maltesi e la prossima udienza calendarizzata per il 19 agosto.
L’Ambasciata a La Valletta, in raccordo con la Farnesina, segue il caso in costante contatto con i genitori che hanno incontrato anche ieri, fornendo ogni possibile assistenza. L’Ambasciata – rende noto la Farnesina – ha in più occasioni sollevato il caso con le autorità locali, ha effettuato una visita al ragazzo il 26 giugno e domani ne è prevista un’altra nel penitenziario.