Ci sono, quasi ogni giorno, aggiornamenti sul caso della famiglia del bosco, la coppia di genitori anglo-australiani che insieme ai suoi tre figli vive in un bosco in Abruzzo, in una casa immersa nella natura, senza acqua, elettricità e servizi primari.
I bambini, com’è noto, sono stati allontanati dai genitori, che hanno fatto ricorso, aprendo alla possibilità di avere una docente a casa per dare istruzione ai piccoli. Domani, 16 dicembre, ci sarà la decisione: è in programma l’udienza in Corte d’Appello all’Aquila per esaminare il reclamo dei legali dei genitori, come riporta RaiNews.
Proprio sul fronte dell’istruzione, nei giorni scorsi sono emersi nuovi elementi: secondo quanto riferito dalla tutrice dei minori, i bambini non sanno leggere e stanno imparando l’alfabeto, mentre la più grande riuscirebbe a scrivere soltanto il proprio nome sotto dettatura. Tali aspetti rientrano nel periodo di osservazione in corso nella struttura protetta.
Il punto che crea più dibattito è quello sulla scuola. Lei australiana, ex istruttrice di equitazione, e lui, inglese, ex chef, hanno scelto per i loro tre figli l’unschooling. Cosa significa unschooling? Che i loro bambini non frequentano una scuola come tutti gli altri ma l’istruzione viene impartita dai genitori seguendo un percorso autoguidato e “spontaneo”. “Non vogliamo portarli a scuola. Vogliamo che crescano qui nella natura. Imparano dai libri che abbiamo in casa (inglese, italiano e matematica) ma soprattutto guardando noi lavorare nell’orto, fare il pane, cucinare, usare la motosega – aveva detto il papà -. È un modo diverso di acquisire nozioni. Non solo studiando su un libro”.
La famiglia vive nel casolare in pietra senza acqua corrente, senza gas, senza un bagno all’interno delle quattro mura domestiche, senza allacci di corrente elettrica. Un pannello fotovoltaico garantisce loro quel poco di luce che serve in casa per ricaricare il cellulare utilizzato per le emergenze. Mangiano quasi esclusivamente ciò che regala la terra. Ma sembrano assai felici. Chiunque li abbia incontrati ha raccontato di una famiglia unita e serena. Il budget mensile per la spesa e la benzina non supera i 300 euro.
Come fanno a procurarseli? Nessun sussidio dal Comune. La madre dichiara di ricavare qualche denaro alla sua attività di consulente sui temi del benessere psicofisico e dalla rendita di beni familiari che la donna ha ancora in Australia. Il marito, si occupa invece dell’orto e provvede a procurare cibo alla sua famiglia oltre che fare piccoli lavori artigianali.
Finora i tre fratellini avevano seguito la didattica familiare coadiuvati saltuariamente da un’insegnante della provincia di Pescara. Il ministero dell’Istruzione e del Merito, peraltro, ha ritenuto la figlia maggiore idonea alla terza elementare. Proprio lei aveva provato a frequentare un istituto scolastico, ma si è sempre lamentata fosse troppo rumoroso. La curatrice della famiglia ha insistito sulla crescita dello sforzo scolastico dei piccoli: i bambini sono indietro con la lingua italiana e la scuola rappresenta un elemento di socializzazione primario.
Ieri la famiglia ha ricevuto la console australiana e resta in attesa del giudizio della Corte d’Appello, che martedì 16 si esprimerà sul reclamo: la difesa chiede di far rientrare l’allontanamento dei tre figli dai genitori.