La vicenda della cosiddetta “famiglia del bosco” torna a fare notizia. La coppia anglo-australiana al centro di uno dei casi giudiziari più discussi degli ultimi mesi è rientrata nel proprio casolare di Palmoli, in Abruzzo, dopo la scadenza del contratto con un bed and breakfast locale. Nel frattempo, i tre figli minori restano ospiti di una casa famiglia, e le perizie psicologiche disposte dal Tribunale per i minorenni dell’Aquila sono ancora in corso.
Con la fine del contratto d’affitto, la coppia ha fatto rientro nella struttura rurale di Palmoli – la stessa abitazione finita al centro delle contestazioni sfociate nella sospensione della responsabilità genitoriale da parte del Tribunale dei minori dell’Aquila. Contestualmente, i familiari della madre giunti dall’Australia mesi fa per darle supporto sono ripartiti. Sul fronte abitativo, i due genitori stanno seguendo il progetto di ristrutturazione del casolare, ormai in fase di completamento. Come riportato da Ansa, a breve è attesa la presentazione del programma dei lavori al Comune di Palmoli. Il padre ha inoltre visitato l’appartamento messo gratuitamente a disposizione dal sindaco, situato nei pressi del campo sportivo del paese: il trasloco in quella residenza, hanno ribadito i genitori, avverrà al momento del ritorno dei bambini.
Sul fronte giudiziario, proseguono le perizie psicologiche sui tre minori nella casa famiglia di Vasto. Il consulente di parte della coppia ha riferito pubblicamente di un episodio avvenuto durante un incontro informale tra i bambini e una psicologa della difesa. Senza specificare quale dei tre minori fosse protagonista, per ragioni di privacy, ha riportato le parole della collega: “Uno dei tre bimbi aveva momenti in cui mi guardava e si riempivano gli occhi di lacrime. Mi sono avvicinata e ho chiesto: dimmi che vuoi che dica a mamma, e mi ha risposto: voglio tornare a casa”. Il consulente ha definito il momento “straziante, intenso e commovente”, sottolineando come, dopo quell’episodio, i bambini siano apparsi più spontanei durante l’ultima videochiamata con la madre. La donna, allontanata dalla casa famiglia il 6 marzo scorso, vede i figli quasi esclusivamente attraverso uno schermo.
Mentre si attende la pronuncia della Corte d’Appello dell’Aquila sul reclamo presentato dai difensori della coppia, i carabinieri di Vasto indagano sulle scritte intimidatorie comparse in diversi luoghi simbolici della città: dalla struttura che ospita i minori alla questura, dalla scuola primaria alla sede dei servizi sociali. I messaggi, con attacchi espliciti a giudici minorili, assistenti sociali e istituzioni, sono firmati da un gruppo organizzato attivo su Telegram. Un clima di tensione che si aggiunge alla già delicata situazione giudiziaria e umana di una famiglia ancora divisa.