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31.10.2026

Famiglie e docenti: essere sempre reperibili è diventato un dovere?

“Essere connessi 24 ore su 24” per un docente è diventata ormai una consuetudine: ogni giorno, arrivano circolari, numerosi messaggi nei gruppi WhatsApp, mail istituzionali e lettere “accorate” dai genitori a tutte le ore.

Se il telefono di un docente squilla alle ore 22 di un venerdì sera e a chiamarlo è un membro dello staff della Dirigenza, è tenuto a rispondere? La risposta ad oggi è “no!”. Non esiste una norma che obbliga un docente a leggere messaggi o a rispondere al telefono fuori dall’orario di servizio. Le ambiguità tra il dovere della scuola di informare le famiglie e la pretesa di una disponibilità continua da parte del docente possono trovare risposte più chiare consultando il contratto integrativo d’istituto e le delibere degli organi collegiali.

Un’aspettativa cresciuta con gli strumenti

Il registro elettronico ha reso visibili in tempo reale i voti, così come le assenze e le note, ma anche le e-mail, i colloqui online e le chat di classe hanno la loro responsabilità: il “trillo delle notifiche” ha trasformato la comunicazione tra scuola e famiglia in un “telefono senza fili e senza più orari”. Molti genitori si aspettano dal docente risposte con la stessa immediatezza con cui ricevono una notifica sullo smartphone. La pressione a cui sono sottoposti i docenti non si allenta nemmeno nei giorni di riposo.

Cosa è dovuto, e da chi

La scuola ha il dovere di informare le famiglie in modo tempestivo sul processo di apprendimento e sulla valutazione, anche con strumenti tecnologici come sancito dalla normativa vigente (DPR 122/2009, art. 1, c. 7 e dal DPR 249/1998). Il soggetto obbligato è l’istituzione scolastica, che adempie con registrazioni corrette, comunicazioni ufficiali, colloqui e ricevimenti. I DPR non prevedono riferimenti in merito alla “reperibilità continua” dei docenti anche al di fuori dell’orario di servizio.

I rapporti individuali con le famiglie rientrano tra le attività funzionali all’insegnamento previste dall’art. 29 del CCNL 2006-2009 e vanno programmati nel Piano annuale delle attività. Lo stesso articolo, al comma 4, affida al Consiglio d’istituto, su proposta del Collegio dei docenti, la definizione di modalità e criteri dei rapporti con le famiglie. È il dirigente scolastico a stabilire canali, orari e modalità di comunicazione, sempre nel rispetto del contratto collettivo, tenendo conto del diritto alla disconnessione e della normativa sulla privacy, nonché delle competenze degli organi collegiali. Una circolare può indicare che le comunicazioni passano dal registro elettronico e dall’email istituzionale senza trasformare il docente in un “recapito sempre attivo”.

Il nodo della disconnessione

Il CCNL Istruzione e Ricerca 2022-2024, sottoscritto il 23 dicembre 2025, conferma un principio già presente nei contratti precedenti, ossia che i criteri per l’uso delle strumentazioni tecnologiche fuori dall’orario di servizio sono materia di contrattazione integrativa d’istituto, in funzione della conciliazione tra vita lavorativa e familiare (art. 11, c. 4, lett. c8). In assenza di un accordo, non nasce alcun obbligo generale di connessione o di risposta fuori servizio, e questa vacatio legis non può essere colmata neppure richiamando il Patto educativo di corresponsabilità. Tra l’altro, quest’ultimo definisce diritti e doveri condivisi, ma non può imporre una reperibilità personale che legge e contratto non prevedono.

Quattro situazioni concrete

Prendiamo, ad esempio, il caso in cui un genitore scrive sul registro alle 22 per chiedere conto al docente di un voto. Se non ci sono disposizioni interne diverse, il docente può rispondere nel successivo orario di servizio oppure rinviare al suo giorno di ricevimento. A quel punto, però, arriva una telefonata sul cellulare personale del docente: ora, se quel numero non è mai stato indicato come canale istituzionale, l’insegnante può scegliere di non rispondere.

Consideriamo invece la circostanza in cui una famiglia chiede un incontro urgente fuori dal calendario dei ricevimenti. Il docente può proporre la prima data utile o una modalità alternativa, altrimenti, se i motivi sono seri, è il dirigente a poter organizzare un incontro straordinario.

La situazione più delicata si verifica quando arriva una segnalazione urgente che riguarda la sicurezza o la tutela di uno studente. In tal caso, il docente deve attivare senza indugio le procedure interne e coinvolgere gli organi competenti. L’urgenza impone un adempimento professionale da attuare attraverso i canali della scuola.

WhatsApp e numero personale

Il Garante per la protezione dei dati personali raccomanda di privilegiare il registro elettronico per le comunicazioni ufficiali, qualificando nel provvedimento del 27 febbraio 2025 le chat di classe create da genitori, o rappresentanti, come comportamenti di privati, estranei all’attività istituzionale della scuola. Il Garante non ha vietato WhatsApp, ma ha tracciato un confine evidenziando come ciò che passa per una chat privata non è comunicazione scolastica, e partecipare a quei gruppi non è un obbligo contrattuale per i docenti.

Informare non significa essere reperibili

La normativa sottolinea come il dovere di informare riguardi solo l’andamento scolastico, le valutazioni, le difficoltà e tale obbligo si esercita nei tempi e nei luoghi previsti dall’istituzione scolastica. La pretesa di una reperibilità continua chiede invece una disponibilità personale, su canali e in orari che nessuna regola contempla.

Qualunque dubbio dei docenti, sia a tempo indeterminato che determinato, in merito alla fascia oraria entro cui rispondere a mail istituzionali o prendere visione di circolari si trova nel contratto integrativo della propria scuola, che decide se e come il docente può essere contattato fuori orario, ed è un documento che molti insegnanti non hanno mai letto. E sarebbe opportuno prenderne visione, così che il docente sappia che il suo silenzio della domenica sera non è una mancanza verso scuola e genitori. Al contrario, una risposta data il lunedì mattina con calma comunica quasi sempre meglio di una scritta alle undici di sera sotto pressione.

 

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