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02.11.2026

Galiano: “Parlare di scuola senza conoscerla è come parlare di astrofisica dopo aver visto Interstellar”

Tutti hanno frequentato la scuola, molti hanno figli che la frequentano e quasi tutti hanno un’opinione su come dovrebbe funzionare. Ma aver trascorso qualche anno tra i banchi è sufficiente per conoscere davvero la realtà scolastica e, soprattutto, per giudicare il lavoro degli insegnanti?

A sollevare la questione è Enrico Galiano, docente e scrittore, che in un post sui social affronta con la consueta ironia un fenomeno piuttosto diffuso: la tendenza a parlare di scuola con assoluta sicurezza, anche quando non se ne conoscono le dinamiche quotidiane.

“Come è giusto che sia, siamo liberi di esprimerci su tutti gli argomenti che vogliamo”, esordisce Galiano, precisando però che esiste una particolarità quando si parla di istruzione.

“Una cosa peculiare della scuola però è questa: che spesso ne parliamo convinti di saperne molto, magari solo perché l’abbiamo frequentata noi tanti anni fa, o perché ci vanno i nostri figli”.

Aver frequentato la scuola non significa conoscerla

Il punto, secondo Galiano, non è mettere in discussione il diritto di chiunque a esprimere un’opinione. La scuola è un’istituzione pubblica che riguarda l’intera società e sulla quale è naturale, oltre che legittimo, confrontarsi.

Il problema nasce quando l’esperienza personale viene considerata una competenza sufficiente per stabilire come debba essere organizzato l’insegnamento o per giudicare il lavoro dei docenti.

“Non nel senso che non se ne possa parlare in assoluto, anzi. Il problema è quando ci sentiamo in diritto di esprimere giudizi su cosa si dovrebbe fare, come si dovrebbe farlo o, peggio ancora, quando si lanciano strali sulla scuola di oggi paragonandola a quella del passato”.

Un riferimento, quest’ultimo, a uno dei confronti più ricorrenti nel dibattito sull’istruzione: quello tra la scuola di una volta e quella attuale, spesso accompagnato dalla convinzione che in passato si studiasse di più, si imparasse meglio e si rispettassero maggiormente gli insegnanti.

La scuola e i buchi neri: il paragone ironico

Per spiegare il suo ragionamento, Galiano ricorre a un paragone cinematografico tanto insolito quanto efficace.

“Solo, ecco, tenete presente che è un po’ come parlare di astrofisica solo perché una volta hai visto Interstellar”.

Il riferimento al celebre film di fantascienza serve a sottolineare la distanza tra l’aver avuto un’esperienza, anche significativa, e il possedere le conoscenze necessarie per comprendere una materia complessa.

Galiano insiste sul concetto con un altro passaggio del suo intervento: “Sulla scuola non è che devi per forza parlarne, non è che devi dire a un insegnante cosa deve fare, come deve farlo. Ci sono tante cose di cui parlare. È come se io che non so niente di astrofisica mi mettessi a parlare di buchi neri. Se parli di scuola e non la frequenti da quella volta è come se parlassi di buchi neri”.

Un invito a conoscere prima di giudicare

Dietro l’ironia del docente c’è una riflessione sul riconoscimento della professionalità degli insegnanti e sulla complessità del sistema scolastico.

La scuola non è soltanto ciò che si vede da studenti o da genitori. È anche progettazione didattica, gestione delle classi, valutazione, inclusione, relazioni educative e confronto quotidiano con esigenze e difficoltà che cambiano nel tempo.

Il messaggio di Galiano non sembra dunque voler escludere studenti, famiglie o cittadini dal dibattito sull’istruzione, ma richiamare alla necessità di distinguere tra opinioni personali e conoscenza diretta della realtà scolastica.

Perché aver frequentato la scuola dà certamente il diritto di parlarne. Ma non significa necessariamente sapere come funziona oggi, né conoscere tutto ciò che comporta stare dall’altra parte della cattedra.

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