Altro che espansione della geografia nei quadri orari settimanali delle scuole superiori: a leggere i nuovi quadri orari degli istituti tecnici, per la revisione dell’assetto ordinamentale, pubblicati da poche ore dal ministero dell’Istruzione, la disciplina arretra ulteriormente. Al punto che in alcuni corsi si riduce ad una sola ora settimanale: tranne la religione, peraltro non obbligatorio, a nessuna materia viene riservata così poca considerazione: già non era presente nei licei e aveva poco spazio negli istituti tecnici e professionali con pochissime ore settimanali. Di fatto, già non era presente nei licei e aveva poco spazio negli istituti tecnici e professionali con pochissime ore settimanali. Adesso, il quadro si complica.
Tra l’altro, si tratta di una contraddizione, se si considera che nel primo ciclo e anche alle medie la Geografia viene invece valorizzata e ampliata all’interno delle Nuove Indicazioni Nazionali approvate a fine 2025 dallo stesso ministero dell’Istruzione. Non solo gli insegnanti, ma anche i responsabili dell’attuale gestione del ministero di Viale Trastevere, come il sottosegretario Paola Frassinetti, hanno confermato tale allargamento.
Ma cosa contiene il Decreto ministeriale n. 29 del 19 febbraio 2026 reso pubblico il 9 marzo? In attesa della rivelazione delle classi di concorso associate agli insegnamenti, il ministero va avanti per la strada dei tagli senza tener conto della voce dei docenti e pubblica nuovi quadri orari dei percorsi riformati degli istituti tecnici.
“Leggendoli con attenzione – scrive l’Aiig, l’associazione nazionale guidata da Riccardo Morri, a cui sono iscritti tantissimi docenti di geografia – emerge una realtà che non può passare sotto silenzio: la geografia continua a essere marginalizzata nel sistema scolastico italiano. Il lavoro della commissione ministeriale sulla geografia del 2022 è stato ignorato, le tante proteste e voci a difesa della disciplina, comprese quelle istituzionali, anch’esse ignorate”.
L’Aiig parla di “un vero e proprio demansionamento professionale” e di “un assetto catastrofico” che ignora e sottovaluta le richieste presentate.
Il massimo della marginalizzazione si raggiunge, scrive ancora l’associazione dei geografi, con il “nuovo quadro orario nazionale degli istituti tecnici per il settore tecnologico-ambientale”, nel quale “la geografia compare con una sola ora settimanale nel primo anno nell’area di istruzione generale”.
“È una scelta che lascia perplessi per diversi motivi – continua l’associazione – perché non ci sono altre discipline insegnate con una sola ora settimanale nell’intero quinquennio. La geografia diventa quindi una presenza fantasma, difficilmente in grado di produrre risultati didattici significativi con docenti che hanno bisogno di diciotto classi prime per ottenere una cattedra”.
Alcuni indirizzi, “come trasporti e logistica o quelli del settore economico – prosegue l’Aiig – sono profondamente legati alla dimensione territoriale, alle reti globali, ai flussi commerciali e alle dinamiche geopolitiche. Tutti ambiti nei quali la competenza geografica è fondamentale”.
La situazione diventa ancora più problematica negli istituti tecnici del settore economico. “Già il riordino del 2010 – ha fatto osservare l’associazione – aveva ridotto sensibilmente la presenza della geografia. Nel primo biennio erano rimaste sei ore complessive, ereditate in parte dalla precedente disciplina geografia economica, che nel vecchio ordinamento (indirizzo IGEA) prevedeva nove ore nel triennio. Con il nuovo assetto la situazione peggiora ulteriormente”.
Nell’ambito economico, infatti, le sei ore vengono ridotte della metà, scendendo a tre ore complessive, solo parzialmente compensate dall’introduzione dell’ora di geografia nel primo anno dell’area generale. Quindi nel primo biennio non ci sono più sei ore di geografia ma 3 di geografia economica e 1 di geografia, quattro complessive. Una riduzione del 30%.
Contemporaneamente scompare la geografia turistica nel triennio dell’indirizzo turismo, una disciplina che rappresentava uno dei pochi spazi nei quali la geografia trovava ancora una collocazione strutturata nel secondo ciclo ed era l’unica disciplina interamente attribuibile alla classe A21.
Ma oltre alla riduzione delle ore, il nuovo assetto crea ripercussioni discutibili anche sul fronte della didattica.
Nel primo anno dell’indirizzo Amministrazione, Finanza e Marketing accade poi qualcosa di paradossale: la geografia viene spezzata in due insegnamenti distinti: geografia e geografia economica, entrambi con una sola ora settimanale.
“Una frammentazione di questo tipo – continua l’Aiig – rende complicato costruire un percorso didattico coerente, sviluppare competenze, valutare in modo serio gli apprendimenti. Agli occhi degli studenti e delle famiglie il risultato può apparire incomprensibile: due discipline dello stesso settore, entrambe con un’ora soltanto”.
Infine, si complica la situazione professionale di centinaia di docenti: le riduzioni hanno effetti immediati sulla stabilità delle cattedre e sul numero di classi necessario a costituire le 18 ore.
“Con il nuovo ordinamento il rischio di soprannumerari e perdita della titolarità diventa molto concreto – dice ancora l’Aiig – e tutto questo è solo parzialmente compensato dalla possibilità di recuperare ore attraverso gli spazi di autonomia delle scuole, anzi diventa una instabilità che complica il quadro generale. Va detto che nei collegi docenti i docenti di geografia sono spesso pochi e difficilmente possono incidere sulle scelte curricolari”.
Sullo sfondo, poi, c’è sempre il problema della mancata “separazione di storia e geografia al liceo”: ciò permetterebbe “alla classe A21 di inserirsi per l’insegnamento di geografia”.
Istituzioni e sindacati sono stati già contattati dall’Aiig, secondo cui non si comprende perché il Ministero ha scelto “di pubblicare quadri orari così controversi senza la necessaria associazione alle classi di concorso”.