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Aggiornato il 26.03.2026
alle 17:52

Gerry Scotti a una docente di sostegno: “Accetti ciò che passa il convento”, tre insegnanti su cinque parlano di “ripiego”

Una battuta del conduttore Gerry Scotti durante una puntata del popolare programma “La ruota della fortuna, in onda su Canale 5, ha sollevato un polverone.

Tutto nasce da un breve scambio durante la presentazione della concorrente. Alla domanda di Scotti su cosa insegnasse, la donna ha risposto: “Allora, io insegno italiano, storia e geografia, però quest’anno sono sul sostegno alle scuole”. La replica del conduttore non si è fatta attendere: “Eh beh, lo so che chi vuole fare il vostro lavoro deve accettare quello che passa il convento. Eh, noi non perdiamo l’occasione per dirlo. Aiutiamo questi ragazzi che vogliono fare gli insegnanti”.

Insomma, fare l’insegnante di sostegno è un ripiego? Insegnare su sostegno e accettare “tutto ciò che passa il convento” perché non si trova niente di meglio? Questo è ciò che si sono chiesti molti telespettatori.

Come si diventa docenti di sostegno?

La Tecnica della Scuola, qualche tempo fa, ha costruito un approfondimento proprio sull’inclusione scolastica e la figura dei docenti di sostegno. Intanto abbiamo ricostruito il percorso tortuoso che porta a diventare insegnanti di sostegno, la specializzazione Tfa: tre prove di accesso, un percorso di quasi un anno, un esame finale in tre parti.

Il sondaggio

Poi, abbiamo somministrato un sondaggio che ha coinvolto 1.070 persone, da cui è emerso un dato amaro: secondo sette docenti su dieci non si fa bene inclusione degli alunni con disabilità a scuola. I problemi, inoltre, sono moltissimi, prima tra tutti la mancata “vocazione” di molti docenti di sostegno, spesso senza specializzazione: a dirlo sei docenti su dieci.

Ma andiamo alle motivazioni: perché l’inclusione scolastica degli alunni con disabilità non funziona? A quanto pare, la “colpa” è degli insegnanti e a confermarlo sono stati loro stessi. L’opzione “docenti di sostegno senza specializzazione che magari fanno sostegno solo per ripiego” è stata infatti la più scelta da tutti: da insegnanti, genitori, anche dalle persone che operano al di fuori del mondo della scuola.

In particolare, a sceglierla è stato il 60,4% dei docenti e l’80,5% dei genitori. A seguire, svetta la presenza di troppi casi di alunni con disabilità certificata, opzione selezionata dal 39% dei docenti. Lo stesso numero di insegnanti ha posto tra i problemi irrisolti quello della “mancanza di fondi per pagare figure esterne, nei casi di disabilità più gravi”.

Le parole di Stefania Auci

Qualche tempo fa, ai microfoni de La Tecnica della Scuola, la scrittrice autrice de “I Leoni di Sicilia” e docente di sostegno Stefania Auci ha detto: “Purtroppo, è vero, ci sono delle persone che dicono: ‘Ah, va bene, sai che cosa faccio? Mi metto in graduatoria per il sostegno‘. Cioè, come se si trattasse veramente di una sorta di parcheggio“, dice Auci. La realtà, aggiunge, è del tutto diversa. “In classe, poi, ci si trova davanti lo psicotico, il soggetto affetto da autismo a basso funzionamento, il ragazzino con un pregresso di violenza in famiglia. E lì se non si è pronti sono problemi seri”.

La risposta della creator: “Vergogna. Dobbiamo cambiare il sistema”

L’estratto di video è diventato virale e ha scatenato la reazione di Flavia, disability travel blogger e caregiver, nota sui social come @theshapeofautism, dove ogni giorno racconta la disabilità da vicino. Il suo commento è diretto: “Caro Gerry Scotti, c’è solo una parola per poter commentare quello che lei ha appena detto. Vergogna”. La creator respinge l’immagine degli alunni con disabilità come “casi disperati” di cui i docenti si devono accontentare: “Non dobbiamo aiutare gli insegnanti, dobbiamo cambiare il sistema perché un insegnante che vuole insegnare e fa il sostegno solo per avere punteggio è un sistema marcio. È questo il punto”. Tra i commenti al video, riportiamo alcune voci: “Purtroppo sono i bambini che la maggior parte delle volte si devono accontentare di insegnanti non preparati. Quando capiremo che il sostegno è il luogo della professionalità più alta dei docenti forse i nostri bambini avranno un supporto migliore”. C’è, invece, chi difende Scotti sostenendo che la critica fosse rivolta al sistema e non agli alunni.

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