Una frase pronunciata durante una puntata de La Ruota della Fortuna scatena le proteste di telespettatori e addetti ai lavori. Al centro della polemica, un commento del conduttore Gerry Scotti sull’insegnamento di sostegno che in molti hanno letto come sminuente nei confronti di una professione delicata e fondamentale.
Durante la presentazione di una concorrente insegnante, Scotti ha commentato il suo incarico sul sostegno con queste parole: “Chi vuole fare il vostro lavoro deve accettare quello che passa il convento”. Una frase apparentemente leggera, ma che ha sollevato un caso. Molti telespettatori si sono chiesti se il conduttore intendesse presentare l’insegnamento di sostegno come una scelta di ripiego, una sistemazione temporanea in attesa di qualcosa di meglio. Canale 5 e Scotti non hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali in risposta alle polemiche.
Tra le voci più nette è arrivata quella di Luca Trapanese, noto al grande pubblico per essere stato il primo single in Italia ad adottare una bambina con sindrome di Down. Una vicenda che lo ha reso punto di riferimento nel dibattito sulla disabilità, con una presenza sempre più rilevante sui social e nei media. “Capisco quanto ancora siamo lontani da una vera cultura della disabilità”, ha scritto Trapanese, rispondendo direttamente alla vicenda. Per lui, fare l’insegnante di sostegno “non è un piano B” ma “una scelta”, “una responsabilità enorme” e una professione ad alta qualificazione: “Nelle mani di un insegnante di sostegno passa il futuro, l’autonomia e la dignità di una persona”. Un mestiere che richiede, a suo avviso, vocazione e consapevolezza profonda, non una semplice necessità occupazionale.
Ecco l’intervento integrale di Trapanese:
“Ci sono frasi che sembrano leggere, buttate lì quasi per riempire un silenzio. E poi ci sono frasi che pesano. Quando sento dire che fare l’insegnante di sostegno è “accontentarsi di quello che passa il convento”, capisco quanto ancora siamo lontani da una vera cultura della disabilità. I bambini con disabilità non sono quello che passa il convento. Non sono un ripiego. Non sono una scelta di seconda categoria. E allo stesso modo, fare l’insegnante di sostegno non è un piano B. È una scelta. È una responsabilità enorme. È una professione che dovrebbe essere riconosciuta come altamente qualificata, perché nelle mani di un insegnante di sostegno passa il futuro, l’autonomia e la dignità di una persona. Se una ragazza vuole semplicemente “trovare lavoro”, può fare altro. Fare l’insegnante di sostegno significa avere una vocazione, una visione, una consapevolezza profonda: che una persona con disabilità può essere tanto e può avere opportunità vere, se accompagnata nel modo giusto”.