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Aggiornato il 27.01.2026
alle 15:16

Giovani italiani sempre meno istruiti e preparati, i loro miti sono follower e bellezza online: come faranno a scuola senza smartphone e internet?

Il 37% degli adulti italiani comprende solo testi molto brevi, con informazioni basiche e che non necessitano di particolare attenzione: a confermarcelo è stato il  rapporto sull’istruzione nei paesi Ocse, Education at a glance 2025. Se molti adulti italiani convivono con un ‘basso livello di alfabetizzazione’, per una percentuale importante di ragazzi del Belpaese c’è poco da sorridere: solo il 20% dei nostri giovani si laurea in ambito Stem, inoltre terminano l’università in pochi e in netta prevalenza si tratta di figli di persone colte.  

Per le nuove generazioni, a rendere il quadro ancora più fosco è stata l’indagine annuale sugli stili di vita degli adolescenti che vivono in Italia realizzata da Laboratorio Adolescenza e Istituto di ricerca Iard, pubblicata nelle stesse ore in cui si rendeva noto il rapporto Ocse sull’Istruzione 2025: ebbene, dal network di ricerca sulla condizione e le politiche giovanili, realizzato con il patrocinio della Società Italiana di Pediatria e della Società Italiana di Ginecologia dell’infanzia e dell’adolescenza, è emerso che l’86,5% degli adolescenti posta foto e reel sui social e il 17,5% lo fa spesso. Ma anche che le piattaforme più usate dai ragazzi sono Instagram, YouTube e TikTok: non solo come intrattenimento, ma anche fonte di informazione.

L’obiettivo primario dei giovani – le cui competenze nel 50% dei casi in Italiano e Matematica secondo l’Invalsi si confermano in alto numero deficitarie – non è la ricerca di notizie o di semplici informazioni, ma di follower, di personaggi popolari, ancora più se trasmettitori di bellezza fisica. Il tutto rigorosamente online. E non importa se virtuale (anche se molti giovani temono l’intelligenza artificiale).

È anche eloquente che per 4 giovani su 10 la rete Internet è diventata anche la prima fonte di informazione sul sesso.

In questo contesto, i consumi culturali dei giovani diventano a dire poco marginali: basta dire che la scuola, intesa come ambiente, è per gli adolescenti-studenti un luogo “decisamente piacevole” solo per il 12%, mentre risulta “moderatamente piacevole” per il 60%.

In discesa anche il consenso per l’atmosfera familiare: i giudizi negativi verso il contesto casalingo (44,6%) si stanno sempre più avvicinando a quelli positivi (54,8%).

Mentre riguardo l’intelligenza artificiale, gli adolescenti intravedono più pericoli (42,2%) che benefici (19,8%).

Stando così le cose, c’è da aspettarsi che diversi studenti gradiscano davvero poco l’iniziativa presa dal Ministero dell’Istruzione e dal ministro Giuseppe Valditara di pubblicare due comunicazioni ufficiali (la nota ministeriale n. 5274 dell’11 luglio 2024 e la Circolare n. 3392 del 16 giugno scorso) che estendono lo stop tassativo, in orario scolastico, dell’utilizzo del telefono cellulare, anche alle superiori, e chiedono alle scuole di inserire nei propri regolamenti il divieto di utilizzare il cellulare in classe, in modo che costituisca “infrazione disciplinare”.

Ogni scuola sta provvedendo ad affinare il suo regolamento d’Istituto alle note ministeriali: il comune denominatore, comunque, c’è ed è quello di blindare gli smartphone. Su come farlo, ci sono strade diverse. C’è chi impone la consegna dei “telefonini” all’entrata di scuola e l’inserimento degli stessi in appositi armadi da chiudere a chiave, chi chiede agli studenti semplicemente di custodirli ben chiusi nelle proprie borse (anche perché i docenti, almeno in linea generale, non possono requisire lo smartphone) e chi invece consiglia di ritirarli, in caso in infrazione, e riconsegnarli ai genitori convocati a scuola.

“Chiediamo ai nostri alunni di lasciare i telefoni spenti negli zaini, come da regolamento. La sola repressione serve a poco, se non accompagnata da un lavoro culturale con i ragazzi, per evitare anche episodi spiacevoli come riprese nei bagni”, ha detto all’Ansa Antonio Lattanzi, dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo ‘Cesira Fiori’ di San Demetrio – Rocca di Mezzo, in provincia dell’Aquila.

Lattanzi sottolinea anche un punto centrale nel dibattito attuale: “Nessuna circolare impedisce l’uso didattico degli smartphone. Anzi, in alcune discipline come la musica o per interagire con studenti stranieri, può essere uno strumento utile”. Un punto ribadito qualche tempo fa dalla stessa preside del ‘Cotugno’, Serenella Ottaviano, che però ha posto l’accento sull’opportunità di limitare la connessione della rete.

E qui sta il punto: la connessione a Internet per la stragrande maggioranza degli studenti è una condizione quasi vitale, da tenere sempre a portata di mano. Sottrarla, peraltro, non per motivi tecnici o economici, potrebbe determinare forme di insofferenza, se non di ribellione.

Ecco, perché sarà fondamentale introdurre il divieto accompagnandolo con le dovute spiegazioni, così da fare comprendere che non si tratta di uno stop gratuito ma di una condizione di benessere (almeno per i giovani che la sapranno cogliere).

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