La prima enciclopedia composta da nozioni scritte dall’intelligenza artificiale sta vedendo la luce: a lanciarla Elon Musk. Come riporta La Repubblica, si tratta di un diretto competitor di Wikipedia.
A differenza di quest’ultima, dove migliaia di volontari modificano e controllano continuamente le voci, i contenuti di Grokipedia sono generati, aggiornati e verificati da un’intelligenza artificiale che promette rigore e rapidità, ma che lascia più di un dubbio sulla trasparenza e sulla neutralità di questo processo.
Si tratta di una vera rivoluzione: è un primo passo verso la costruzione di una conoscenza automatizzata e continuamente aggiornata dai flussi informativi della rete.
Come scrive Wired, Grokipedia è andata online nelle scorse ore con quasi 900.000 pagine a disposizione degli utenti. L’enciclopedia online è alla sua versione preliminare 0.1 e infatti propone un design basilare e minimalista: la homepage è occupata da una barra di ricerca con risultati che appaiono durante la digitazione e si può scegliere tra il tema bianco, nero oppure conforme a quello del sistema operativo del dispositivo. Accessibile da browser su qualsiasi piattaforma, per il momento è solo in lingua inglese e non contiene immagini né video.
Ma cosa significa tutto questo per la scuola? La nascita di nuove enciclopedie digitali “istantanee” come Grokipedia segna un ulteriore passo verso una cultura dell’informazione rapida, frammentata, automatizzata. Non si cerca più di capire: si cerca di ottenere subito una risposta. Non si approfondisce: si “consulta”, si scorre, si copia e incolla.
Per studenti e docenti questa tendenza è un campanello d’allarme. Se la conoscenza diventa solo ciò che un algoritmo restituisce in una frazione di secondo, rischiamo di perdere il gusto della scoperta, della riflessione, del dubbio. La scuola, che dovrebbe essere il luogo della lentezza necessaria per comprendere davvero, si trova invece travolta da una cultura che premia la velocità e la semplificazione.
In un contesto dove tutto è già scritto da un’intelligenza artificiale e dove basta digitare per ottenere una risposta “giusta”, la sfida è: come insegnare ai ragazzi a pensare con la propria testa? Come difendere il valore dell’approfondimento, della ricerca autonoma, della complessità? La scuola dovrebbe insegnare la capacità di interrogarsi, di ragionare, di dare senso alle informazioni.
L’IA c’è, esiste. I docenti, come qualunque novità che si insedia così prepotentemente nella società, prima o poi devono farci i conti. Ma a che punto siamo? Gli insegnanti la conoscono? Quali difficoltà? Si può davvero dire che gli alunni la usano solo per copiare? Quali questioni etiche? Qual è la normativa vigente?
La Tecnica della Scuola, con un focus dedicato, ha voluto confezionare una raccolta di strumenti utili per i docenti che vogliono fermarsi un attimo e riflettere sull‘IA, sulle conseguenze del suo uso nella didattica, sugli strumenti pratici per rapportarsi con alunni che la usano quotidianamente.