Il caso della famiglia nel bosco e dei genitori che hanno fatto vivere finora i figli a contatto con la natura, in una casa senza elettricità o acqua, e senza mandarli a scuola, ha sollevato un putiferio. In molti si sono interrogati sui pro e i contro dell’homeschooling, pratica del tutto legale in Italia.
Un’altra madre che ha scelto l’homeschooling per tutti i suoi cinque figli, è intervenuta oggi, 4 dicembre, a Mattino Cinque, su Canale 5, come riporta TgCom24. “L’idea è garantire un apprendimento libero e davvero al passo con i tempi”, spiega, sottolineando come diversi genitori avvertano il bisogno di personalizzare l’istruzione.
Un punto critico, per lei, riguarda soprattutto il sistema scolastico tradizionale, giudicato poco aggiornato: “Purtroppo i programmi restano ancorati al passato. Spesso non si va oltre la seconda guerra mondiale e manca quasi del tutto uno sguardo sull’attualità. Questo genera una distanza evidente tra scuola e società”.
“Quando l’istruzione parentale è organizzata in modo serio, i bambini hanno moltissime occasioni di interazione: gruppi di studio, sport, laboratori, uscite didattiche. La libertà educativa non coincide con la solitudine, anzi”, ha concluso.
Secondo un’indagine svolta da Laif (L’Associazione Istruzione in Famiglia) la percentuale di coloro che in Italia dichiarano (rispetto al campione individuato da Laif) di aver scelto l’unschooling piuttosto che forme più tradizionali o miste di apprendimento, per esempio l’istruzione parentale, è del 17% circa; inoltre, l’indagine rileva i comportamenti paralleli legati alla scelta genitoriale di avvalersi di un metodo destrutturato come l’unschooling, per esempio coinvolgendo i figli in attività all’aperto, viaggiando, interagendo con il territorio, quasi sempre in contesti non urbani.
Va ricordato che in Italia l’istruzione parentale prevede l’obbligo di sottoporre i minori a un esame di idoneità alla fine di ogni anno scolastico presso una scuola statale o paritaria, dando così la possibilità allo Stato di accertare il rispetto dell’obbligo formativo previsto dalla legge.
La scuola che riceve la domanda di istruzione parentale è tenuta a vigilare sull’adempimento dell’obbligo scolastico dell’alunno. A controllare non è competente soltanto il dirigente della scuola, ma anche il sindaco.