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15.09.2026
Aggiornato alle 18:01

I bambini e le bambine come alleati per costruire la pace: la lettera del maestro Roberto Lovattini agli insegnanti

Care maestre e cari maestri, l’inizio di un nuovo anno scolastico si presenta ancora una volta difficile. Ma le difficoltà della scuola non sono quelle che spesso vengono indicate nel dibattito pubblico.

Con queste parole si apre una appassionata lettera che Roberto Lovattini, maestro di Piacenza (ormai in pensione) del Movimento di Cooperazione Educativa, che per anni si è dedicato al tema della educazione alla pace,  sta indirizzando ai docenti di tutta Italia. Lovattini afferma che non sono i bambini e le bambine “difficili”, né è difficile di per sé la presenza nelle classi di ragazze e ragazzi provenienti da tante parti del mondo. gli insegnanti sono abituati ad accogliere situazioni complesse e a offrire ai propri alunni quell’aiuto e quella comprensione che non sempre riescono a trovare fuori dalla scuola.

La vera difficoltà, sostiene Lovattini, sta piuttosto in chi prende decisioni sulla scuola senza conoscerne fino in fondo la realtà quotidiana. Ministri e istituzioni intervengono spesso indicando ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, mentre sarebbe necessario ascoltare maggiormente chi nella scuola lavora ogni giorno con passione e responsabilità.

A questo si aggiungono, secondo il maestro, una crescente burocrazia, uno spirito individualistico e persino il timore che l’esercizio dello spirito critico possa provocare richiami o censure. Un paradosso, osserva Lovattini, perché proprio lo spirito critico viene continuamente richiesto agli insegnanti e agli studenti.

La scuola che nasce dalla cooperazione

Lovattini ricorda l’esperienza del Movimento di Cooperazione Educativa, che nel corso degli anni ha contribuito ad aprire la strada a importanti trasformazioni della scuola italiana: dal tempo pieno all’inclusione scolastica, fino al rapporto più stretto tra scuola e territorio.
Esperienze che, sottolinea, non hanno sempre trovato il sostegno dei “potenti”, ma che hanno avuto un alleato fondamentale: i bambini.

Da Mario Lodi fino alle esperienze educative di oggi, il Movimento ha cercato di dare valore alla voce dell’infanzia, riconoscendo nei bambini persone capaci di esprimersi, confrontarsi e contribuire alla vita della comunità.
Ed è proprio ai bambini e alle bambine che Lovattini guarda anche oggi.

I diritti non sono capricci

Parlare di diritti dell’infanzia, però, significa anche distinguere i diritti dai capricci individuali. Per Lovattini, avere diritti significa soprattutto poter discutere insieme, costruire le proprie idee attraverso il confronto e imparare gli uni dagli altri.
La Dichiarazione dei Diritti dell’Infanzia, celebrata ogni anno il 20 novembre, ricorda che ogni bambino ha diritto a vivere in pace, a essere aiutato nel proprio percorso di crescita e a poter esprimere liberamente il proprio pensiero sulle questioni che lo riguardano.
Un principio che assume un significato particolare davanti alle guerre che continuano a coinvolgere e colpire le popolazioni civili e, soprattutto, i bambini.

Portare la pace dentro le aule

Da qui nasce la proposta rivolta agli insegnanti: iniziare l’anno scolastico dedicando spazio alla discussione e al confronto su ciò che l’infanzia può fare per contribuire alla pace.Lovattini invita in particolare a discutere nelle classi la proposta di assegnare il Premio Nobel per la Pace ai bambini di Gaza e a tutti i bambini che vivono in situazioni di guerra. Una proposta che, secondo il maestro, può diventare occasione per ascoltare le opinioni degli alunni, confrontare punti di vista differenti e riflettere sul significato concreto della pace.
L’idea è anche quella di permettere ai bambini di esprimere pubblicamente le proprie riflessioni, attraverso lettere e contributi indirizzati ai giornali che hanno dato spazio alla proposta.
È una scelta che, ammette Lovattini, può suscitare qualche timore negli insegnanti, preoccupati dalle possibili conseguenze del trattare temi considerati delicati. Ma proprio qui, secondo il maestro, si misura una parte essenziale della professionalità docente.

Ascoltare i bambini, anche quando le loro idee sono diverse dalle nostre.

E’ questo il vero senso della educazione alla cittadinanza, alla responsabilità e alla partecipazione.

La scuola non dovrebbe quindi avere paura del confronto. Al contrario, dovrebbe essere il luogo nel quale bambini e ragazzi imparano che le proprie idee possono essere espresse, ascoltate e messe in discussione insieme a quelle degli altri.
È questo, in fondo, l’augurio di Lovattini per il nuovo anno scolastico: che gli insegnanti possano trovare nei propri alunni non soltanto studenti da educare, ma anche alleati preziosi nella costruzione di una scuola più democratica e di una cultura della pace.
E che siano proprio le “sorprese positive” dei bambini a ripagare il lavoro quotidiano di chi insegna.

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