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Aggiornato il 28.07.2025
alle 19:57

I dazi al 15%? Accordo capestro che porterà tagli a scuola e sanità, 100mila licenziamenti, soldi pubblici destinati a comprare armi Usa: denuncia Pd

Fa discutere l’accordo sui dazi per le merci in uscita raggiunto dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen con il presidente americano Donald Trump: la tassa doganale che l’UE pagherà dal 1° agosto, fissata al 15%, è la metà di quanto chiedevano gli Stati Uniti, ed è la stessa che ha accettato il Giappone, ma per le imprese del Vecchio Continente le perdite economiche sono assicurate, ancora di più se sommata all’attuale svalutazione del dollaro rispetto all’euro (del 13% da quando si è insediato il nuovo presidente nella Casa Bianca) che rende ancora meno conveniente l’esportazione dei beni italiani negli Stati Uniti. Tutto questo – considerando anche i miliardi destinati alla politica europea sul riarmo – secondo diversi analisti avrà sicuri effetti negativi per la spesa pubblica, ad iniziare da Sanità, Scuola, pensioni e welfare.

A preoccupare è soprattutto il fatto che gli scambi un uscita verso gli Stati Uniti sono altissimi, molti di più di quelli in entrata: nel 2024 sono stati esportati negli Usa oltre 500 miliardi di euro di beni, mentre le importazioni sono state inferiori a 350 miliardi.

Antonio Misiani, responsabile economico del Pd, parla di “un cedimento totale” da parte dell’Ue alle richieste Usa: “È un accordo capestro, con una tariffa molto superiore al livello a cui si puntava inizialmente, senza alcuna reciprocità, perché i dazi europei sulle merci americane rimarranno a zero, mentre le merci europee pagheranno tariffe del 15%”, commenta con amarezza l’economista a colloquio

“La caduta di valore della moneta statunitense ha raggiunto il 13% da quando si è insediato Trump, quindi abbiamo una perdita di competitività dei prodotti europei negli Stati Uniti che si avvicina al 30%”, sottolinea Misiani. Secondo l’esponente dem con l’accordo “compreremo più gas liquido americano a caro prezzo e i soldi dei contribuenti europei e italiani verranno utilizzati non per la scuola e la sanità, ma per spese militari aggiuntive che serviranno a comprare armi dagli Stati Uniti“.    

Per l’Italia, continua Misiani, “il contraccolpo sarà molto duro. È stato lo stesso ministro Giorgetti a definire ‘insostenibili’ dei dazi superiori al 10%. Ora li abbiamo al 15% e rischiano di saltare migliaia di imprese e più di centomila posti di lavoro”.

L’esponente dei dem esperto di Economia ritiene che “quello che è accaduto è innanzitutto colpa dei sovranisti, che teorizzano il protezionismo. I sovranisti italiani sono tra quelli che hanno più spinto l’Unione europea verso una linea morbida che si è rivelata un grave errore e ha messo von der Leyen con le spalle al muro”.

Anche Irene Manzi, responsabile nazionale scuola del Pd, parla di “resa senza condizioni: Von der Leyen – sostiene la democratica – ha consegnato l’Europa a Trump e Meloni, invece di difendere l’interesse nazionale, ha preferito fare da spettatrice. Così le nostre imprese pagano dazio due volte: tariffe del 15% per esportare e un dollaro debole che penalizza la competitività”.

La destra si è illusa che l’ideologia bastasse a proteggerci. Lavoratori e imprese italiane pagheranno un prezzo altissimo. Una debacle totale”, conclude Manzi.

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