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Aggiornato il 28.07.2025
alle 10:24

“I prof non possono più solo impartire nozioni”, la lettera degli alunni. La ds: “Ragazzi più fragili, i docenti si attrezzino”

Scoppia il caso in un liceo di Novara: secondo quanto riportato da La Stampa, un gruppo di studenti ha diffuso una lettera in cui hanno espresso il loro disappunto verso alcuni docenti, accusati di essere insensibili e di non ascoltarli.

I docenti devono fare di più?

“Siamo allarmati dalla condizione di tutti i nostri compagni e dal loro rapporto con la scuola; vi sono diversi casi di forte turbamento, se non di aperto disagio o di grave demotivazione, i quali possono talvolta spingere a contemplare anche il gesto estremo”, hanno scritto i rappresentanti a inizio giugno.

La lettera ha sottolineato quanto sia fondamentale il “valore umano della scuola”, e che è finito “il tempo degli insegnanti che rigettano categoricamente ogni forma di contatto umano con gli studenti. Il rapporto insegnante- alunno non può più consistere unicamente nell’impartire un insegnamento ma deve spingersi oltre e coinvolgere entrambi in uno scambio reciproco, adempimento pieno del ruolo educativo”.

La missiva è stata portata dalla dirigente scolastica in collegio dei docenti: “In quella circostanza – puntualizza la dirigente – nessuno dei docenti, o pochissimi, ha preso le parti degli studenti. Sono al liceo da 3 anni e ho incontrato studenti e famiglie che esprimevano disagio per le difficoltà incontrate e anche per lo scarso dialogo con alcuni insegnanti, un numero estremamente ristretto, poco inclini a cambiare un metodo di insegnamento che oggi mostra i suoi limiti e va rinnovato. I ragazzi sono diventati più fragili, soprattutto dopo il Covid, e i docenti si devono attrezzare anche con competenze psicologiche nuove. Di queste situazioni ho parlato più volte nei consigli di classe e nei collegi docenti chiedendo uno sforzo a tutti”, queste le sue parole.

La lettera anonima dei colleghi

Non è finita qui: dopo un mese un gruppo anonimo di docenti ha inviato una lettera che attacca alcuni colleghi accusati di abusare del proprio ruolo, “utilizzando atteggiamenti verso gli studenti e metodi di insegnamento che forse erano già superati nell’800, sottoponendoli spesso a condizioni di forte stress psicologico, dannoso soprattutto in età adolescenziale, mettendoli in una condizione di inadeguatezza e depressione costante che si riflette anche nella loro vita quotidiana”.

Questa lettera ha sollevato un vespaio, tanto che la dirigente ha invitato i “docenti indignati” a mostrarsi con nome e cognome: “È una iniziativa unilaterale, nessuno mi ha avvertito, e poi come mai questi ‘indignati’ sono stati zitti in collegio docenti? È inaccettabile la divisione tra i ‘buoni’, i ‘progressisti’, cioè loro, e i ‘cattivi’, i ‘passatisti’, gli altri; una divisione ingiusta che rischia di danneggiare l’istituto”, ha detto.

“I miei docenti non hanno mai voluto conoscere la vera me”

Insomma, continuano i moti di protesta di vari alunni, plateali e non, contro i metodi di insegnamento dei docenti e il sistema scolastico. Il pensiero di questi alunni sembra essere simile a quanto affermato da coloro che hanno fatto scena muta alla maturità 2025.

Il primo caso di protesta alla maturità è stato quello di uno studente di diciannove anni di Padova; poi c’è stato il caso di una studentessa di Belluno che si è lamentata con i docenti che non l’hanno mai voluta conoscere davvero. Successivamente è venuto il turno di un altro studente veneto, di Treviso, di uno studente di una scuola privata di Firenze e infine di una studentessa della provincia di Pesaro e Urbino demoralizzata da un sette in condotta.

I docenti devono fare di più oltre a insegnare? Per gli studenti sì, assolutamente: anzi, sembra proprio una priorità.

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