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Aggiornato il 25.01.2026
alle 13:55

In pensione altri 6 mesi dopo! La legge Fornero cambia ma in peggio: dal 2029 via a 67 anni e mezzo

Sempre peggio: nel volgere di tre-quattro anni l’età per andare in pensione diventerà di 67 anni e mezzo. Le proiezioni, riportate dal Sole 24 Ore, sono della Ragioneria dello Stato e rispecchiano in pieno le anticipazioni che La Tecnica della Scuola aveva fornito a fine 2024 e poi confermate lo scorso mese di ottobre. Secondo quanto scritto nel rapporto contenente ‘Le tendenze di medio-lungo periodo del sistema pensionistico e socio-sanitario 2025’, quindi, i requisiti anagrafici e contributivi per il pensionamento potrebbero subire dal 2029 un incremento di ulteriori 3 mesi. L’aumento è superiore a quello precedente, che conteneva una maggiorazione d’età per lasciare il lavoro, sempre dal 2029, di soli due mesi.

Il problema è che questo aumento, si aggiunge ai tre mesi approvati di recente dal Governo Meloni e che entreranno a regime nel 2028: subito dopo, nel biennio 2029-2030, la pensione di vecchiaia passerà a 67 anni e 6 mesi, mentre quella di anzianità, per chi ha accumulato contributi in maniera massiva nel corso della carriera, si sposterà a 43 anni e 4 mesi (42 anni e 4 mesi per le donne).

Sul parere della Ragioneria dello Stato bisognerà comunque attendere il parere dell’Istat: un parere che difficilmente sarà contrario, visto che le stime demografiche indicano una crescente tendenza alla riduzione del tasso demografico: la maggioranza delle coppie italiane si ferma infatti ad un figlio (di recente, la media nazionale ha toccato il record negativo di 1,1 figli a famiglia).

Come se non bastasse, il numero di lavoratori attivi sempre più ristretto, mettendo in crisi sempre più nera le casse dell’Inps. E chi governa il Paese è costretto a prendere provvedimenti.

Secondo la rivista “Investire Oggi”, poiché “la popolazione vive più a lungo” di questo passo “due o tre mesi alla volta, molto presto le pensioni di vecchiaia supereranno il tetto dei 70 anni. E non ci vogliono simulatori per capirlo”.

Per gli insegnanti potrebbe esserci una “via di fuga”: l’inserimento della loro professione tra quelle usuranti, ma al momento solo le maestre d’infanzia hanno questa facoltà.

“Il problema – ha detto in queste ore Marcello Pacifico, presidente Anief – è che chi lavora a scuola dovrebbe andare in pensione a 60 anni, così come ha l’opportunità di fare un dipendente che svolge lavoro usurante o rischioso, come accade nelle forze armate e di polizia: per noi è impensabile applicare questi aumenti anagrafici al personale scolastico, per il quale attiveremo una campagna sindacale per il riconoscimento del burnout”.

E pensare che non troppi anni fa Matteo Salvini, già nel 2018 segretario della Lega, dichiarava “che dopo 41 anni di contributi versati c’è una cosa sacrosanta che è quella di andare in pensione”.

Assieme al M5s, gli esponenti del Carroccio e parte del Pd ribadirono che la riforma Fornero avrebbe avuto i giorni contati. Alla fine, però, a prevalere fu il realismo dell’Inps, che definì da subito il progetto irrealizzabile senza una capiente e strutturale copertura economica.

A distanza di quasi otto anni, la riforma Fornero è stata superata, ma al contrario: gli anni di contribuzione utili per lasciare il lavoro diventeranno una chimera, mentre quelli anagrafici si stanno inesorabilmente avvicinando ai 68 anni. Ogni commento appare superfluo.

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