La scuola è già iniziata, tutti gli studenti italiani entro la settimana dovrebbero essere in classe per dare avvio a una nuova avventura. Proprio il ministro Valditara ieri, lunedì 14 settembre, ha mandato una nota di augurio a studenti, famiglie e personale scolastico. Ma non è stato il solo. A far “rumore” è stata la lettera fuori dal comune di un dirigente scolastico, in cui augura a tutti e a tutte di “sbagliare” affinché la scuola recuperi pienamente la capacità di essere guida.
Autore del messaggio è Pantaleo Antonio Conte, dirigente scolastico dell’istituto che comprende i comuni di Vernole e Castri di Lecce. Ed è lui stesso che racconta alla Tecnica della Scuola che feedback ha ricevuto da studenti e famiglie: “I riscontri sono stati davvero molto positivi, da parte delle famiglie, del personale e soprattutto degli alunni. Mi ha colpito, in particolare, la reazione dei bambini. Questa mattina, passando nelle classi per salutarli. Soprattutto gli alunni di quarta e quinta primaria hanno voluto chiedermi perché avessi augurato loro di sbagliare. Da una domanda apparentemente semplice è nato un confronto molto bello: hanno discusso, posto altre domande, cercato insieme il significato di quelle parole. Mi ha sorpreso la profondità delle loro riflessioni e la capacità, anche a questa età, di interrogare criticamente un messaggio che li aveva prima incuriositi e poi, in qualche modo, rassicurati”.
E continua: “Quando hanno compreso che poter sbagliare significa poter provare senza avere paura di sentirsi giudicati, ho percepito in loro quasi un senso di sollievo. È emersa con grande semplicità una consapevolezza importante: sentirsi accolti a scuola significa anche sapere che un errore non cambia lo sguardo che gli adulti hanno su di noi. Si può sbagliare senza sentirsi sbagliati. Credo che il messaggio li abbia affascinati e colpiti proprio perché, dietro un augurio inizialmente così strano, hanno scoperto una dichiarazione di fiducia nei loro confronti”.
Anche le famiglie hanno risposto positivamente: “Molto significative sono state anche le reazioni delle famiglie. Diversi genitori hanno apprezzato proprio l’immagine di una scuola capace di essere, nello stesso tempo, rigorosa e accogliente. Hanno colto la delicatezza delle parole, ma anche la forza del messaggio che quelle parole volevano trasmettere. E, soprattutto, hanno riconosciuto in esso un’idea di scuola nella quale sentono di poter riporre fiducia. Da alcuni dei loro commenti è emersa una riflessione che considero particolarmente importante: la società di oggi ha bisogno di una scuola che recuperi pienamente la capacità di essere guida, maestra e testimone della crescita dei ragazzi. Una scuola che sappia accoglierne le fragilità senza definirli attraverso di esse e che, nello stesso tempo, sappia riconoscere e far emergere la loro forza, soprattutto quando scoprono di potersi rialzare e ricominciare. Forse il successo educativo più autentico è proprio questo: non crescere ragazzi ai quali non accada mai di cadere, ma ragazzi che imparino a conoscere la propria forza nel momento in cui si rialzano. Anche i tanti riscontri positivi ricevuti attraverso i social mi sembrano indicare un bisogno condiviso: tornare a riconoscere alla scuola una funzione educativa forte, capace di unire autorevolezza e cura, richiesta e fiducia, rigore e accoglienza”.
Infine, il dirigente rivolge una considerazione sul concetto di Scuola Lenta, che la sua scuola ha sposato in pieno: “È una prospettiva profondamente legata anche alla nostra esperienza di Scuola Lenta: riconoscere il tempo come diritto educativo, rispettare i tempi della crescita e dell’apprendimento, abitare responsabilmente il tempo della scuola, recuperare nella natura tempi e spazi più autentici per apprendere. Sono principi nei quali le nostre famiglie si riconoscono sempre di più e che stanno contribuendo a costruire un rapporto di fiducia tra scuola, ragazzi e comunità. Forse è proprio questo il riscontro più bello che ho ricevuto: un messaggio nato per augurare ai ragazzi di poter sbagliare ha finito per ricordare a tutti noi adulti quale scuola vogliamo costruire per loro”.