“Noi dobbiamo fare un salto di mentalità per cui se un giovane sceglie di fare un percorso professionale o un percorso tecnico e sceglie di entrare nel mondo del lavoro prima degli altri perché preferisce così, non significa che vale meno di un giovane laureato“. Lo ha affermato il presidente del Veneto Alberto Stefani, ex deputato leghista, intervenendo alla festa della Lega Giovani a Milano Marittima.
Stefani ha prima di tutto tenuto a ricordare quanto il territorio Veneto creda nella formazione tecnica: “come Regione – ha detto – investiamo oltre 110 milioni di euro all’anno per gli istituti di formazione tecnico professionale“.
Quindi, ha aggiunto, “se uno va a vedere i dati delle categorie, solo nella mia regione entro il 2030, quindi fra tre anni e mezzo, mancheranno 280.000 lavoratori qualificati. Qualcuno dovrebbe spiegarmi come possiamo pensare di recuperare 280.000 lavoratori qualificati pensando che tutti si debbano laureare per forza. Ovviamente la sinistra mi ha accusato che la Lega decide di non investire nella cultura, come se la cultura fosse per forza avere una laurea in tasca“.
Secondo il governatore del Veneto, tutto questo “smentisce anche la retorica di chi ci dice che questo lo risolviamo solo con l’immigrazione, perché è fondamentale che quelle 280.000 persone siano lavoratori qualificati, quindi formati da un percorso tecnico professionale. Una cosa importante che le nostre regioni devono fare con i fondi comunitari, ma anche con fondi propri, è investire nell’istruzione tecnica, nell’istruzione professionale e soprattutto – ha concluso – Stefani – garantire un salto di mentalità da parte della nostra generazione e anche della nostra impresa”.
Ricordiamo che sulla decisione di dare un’impronta più professionalizzante degli istituti tecnici, che tra l’altro in Trentino partirà con un anno di ritardo per non danneggiare le scelte degli studenti, nei giorni scorsi la Flc-Cgil ha sostenuto, tramite il suo Ufficio Legale nazionale, un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica per chiedere l’annullamento del Decreto Ministeriale n. 29 del 19 febbraio 2026 dello stesso provvedimento che ne ha definito i quadri orari e l’impianto organizzativo.