La musica può entrare nel mondo della scuola, attraverso una lezione, uno strumento da imparare o un saggio di fine anno. Ma può essere molto di più. Può diventare uno spazio di ascolto, collaborazione, espressione personale e costruzione di relazioni. È questa la prospettiva al centro del Forum “La musica può fare! Voci ed esperienze nei percorsi di formazione iniziale e continua degli insegnanti”, in programma a Firenze dal 10 al 12 settembre prossimi, promosso dal Dipartimento FORLILPSI dell’Università degli Studi di Firenze insieme all’Istituto Comprensivo “Le Cure” e all’Assessorato all’Educazione del Comune di Firenze.
L’iniziativa nasce, come riporta Adnkronos, al termine di un percorso di ricerca triennale dedicato alla formazione artistico-musicale degli insegnanti. Si affrontano due questioni sempre più importanti nella scuola contemporanea: il benessere dei docenti e la coesione della comunità scolastica.
L’obiettivo non è quindi soltanto insegnare a leggere uno spartito o a suonare uno strumento, ma interrogarsi su come l’esperienza musicale possa modificare il modo di vivere la classe e la relazione educativa.
“La scuola è prima di tutto una comunità, fatta di relazioni, ascolto e crescita”, questo è quello che ha sottolineato Benedetta Albanese, assessora all’Educazione del Comune di Firenze, evidenziando come la musica possa offrire a bambini e ragazzi nuove possibilità di esprimersi, partecipare e stare insieme, sostenendo contemporaneamente il benessere degli insegnanti.
Va detto che il significato educativo della musica trova un riscontro anche nella ricerca scientifica. Una revisione sistematica pubblicata sull’ International Journal of Environmental Research and Public Health, ha analizzato 424 studi individuati attraverso banche dati scientifiche, selezionandone 26 per l’analisi finale: i risultati hanno evidenziato possibili effetti positivi dell’uso educativo della musica sullo sviluppo emotivo dei bambini, sulle competenze prosociali e, in alcuni studi, anche sulle prestazioni scolastiche.
È proprio qui che la musica può assumere un significato davvero interessante per la scuola. Suonare insieme richiede ascolto reciproco: ogni studente deve riconoscere il proprio ruolo, rispettare i tempi degli altri e contribuire a un risultato collettivo.
Ovviamente, l’istruzione non riguarda soltanto l’acquisizione di conoscenze, ma anche la capacità di costruire relazioni, sviluppare autonomia, gestire le emozioni e sentirsi parte di una comunità. Proprio per questo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità considera proprio la scuola: “un ambiente fondamentale per lo sviluppo delle competenze socio-emotive, della resilienza e del benessere di bambini e adolescenti”.
Sempre l’OMS, attraverso una revisione da oltre 3.000 campioni studiati, ha sottolineato il crescente numero di ricerche sul rapporto tra arti, salute e benessere, rilevando potenziali benefici delle attività artistiche nella promozione della salute e nella costruzione del benessere individuale e collettivo.
La musica, però, non può essere considerata una soluzione automatica ai problemi della scuola. La ricerca sui possibili effetti cognitivi è infatti più prudente di quanto alcune interpretazioni divulgative possano far pensare. Una analisi di Sala e Gobet, su 6.984 partecipanti e 254 confronti ha rilevato che, quando si tiene conto della qualità metodologica degli studi, non emerge un effetto generale affidabile dell’educazione musicale sulle abilità cognitive e sui risultati scolastici.
Altre ricerche più recenti hanno però osservato effetti positivi, seppur generalmente contenuti, in specifiche condizioni. Una analisi di Frontiers in Psychology del 2022 sull’apprendimento di uno strumento musicale, ha analizzato 34 campioni indipendenti, 176 effect size e 5.998 bambini e adolescenti, trovando un beneficio piccolo ma statisticamente significativo nei programmi a breve termine. Gli stessi autori avvertono tuttavia che le evidenze degli studi meglio condotti sono ancora limitate e che servono ulteriori ricerche.
Il punto, dunque, non è promettere che studiare musica renda automaticamente più bravi in matematica o nelle altre materie. Il suo valore educativo può essere cercato anche altrove: nella capacità di ascoltare, cooperare, esprimere emozioni, sviluppare creatività e partecipare a un’esperienza condivisa.
Anche l’UNESCO ha rafforzato questo orientamento. Nel 2024 gli Stati membri hanno adottato il Framework for Culture and Arts Education, con l’obiettivo di integrare maggiormente cultura e arti nei sistemi educativi e favorire uno sviluppo inclusivo e completo della persona. Alla conferenza mondiale di Abu Dhabi parteciparono quasi 1.000 rappresentanti del settore della cultura e dell’educazione, tra cui 90 ministri.
È anche questa la direzione indicata dal Forum fiorentino. Il programma del 10 settembre si aprirà nell’Aula Magna del Rettorato dell’Università di Firenze con il seminario “Formarsi tra le note: corpo, ascolto e relazione nell’esperienza musicale”; nel pomeriggio seguiranno workshop in diversi spazi cittadini.
L’11 settembre la Biblioteca delle Oblate ospiterà il confronto sulle buone pratiche italiane ed europee, mentre saranno presentate anche esperienze sviluppate all’interno dell’Istituto Comprensivo “Le Cure”.
Il 12 settembre, nella Sala d’Arme di Palazzo Vecchio, la plenaria “La musica può… fare rete!” sarà dedicata alle prospettive future e alla collaborazione tra scuola, università, istituzioni e territorio.
In questa prospettiva, il ruolo degli insegnanti diventa decisivo. Il Forum prevede l’esonero dal servizio per i docenti e il riconoscimento delle ore di tirocinio indiretto per gli studenti di Scienze della Formazione primaria, trasformando l’appuntamento anche in un’occasione concreta di formazione iniziale e continua.
Questo è un aspetto importante. L’innovazione didattica non può dipendere soltanto dalla disponibilità individuale dei singoli insegnanti. Servono formazione, strumenti, tempo e collaborazione tra istituzioni.
L‘Unione europea, attraverso le proprie politiche sull’istruzione scolastica, insiste proprio sulla necessità di sostenere la professionalità docente e di creare ambienti di apprendimento inclusivi e favorevoli al benessere.
In questo senso, la musica può diventare anche un punto d’incontro tra scuola e territorio. Concerti, laboratori, cori, orchestre scolastiche e collaborazioni con associazioni e istituzioni culturali possono portare dentro l’esperienza educativa competenze che non appartengono esclusivamente all’aula.
È questa, in fondo, la domanda che Firenze propone attraverso tre giornate di seminari, laboratori e confronto: che cosa può fare davvero la musica a scuola? Può educare all’ascolto, creare occasioni di partecipazione, favorire l’espressione personale e rafforzare il senso di appartenenza. Può contribuire al benessere e offrire agli insegnanti nuov i strumenti per costruire relazioni educative.
Ma soprattutto può ricordare che educare non significa soltanto trasmettere contenuti teorici. Significa anche imparare a stare insieme. E, in una scuola chiamata ogni giorno a confrontarsi con differenze, fragilità e nuove esigenze, imparare ad ascoltare gli altri potrebbe essere una delle lezioni più importanti che la musica è ancora capace di insegnare.