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La persona umana al centro dell’educazione

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“Caritas in veritate” ovvero “La carità nella verità”.
La prima enciclica sociale di papa Benedetto XVI comincia con le parole che San Paolo utilizza nella Lettera agli Efesini. Ma le ribalta.
Se il tredicesimo Apostolo parlava di “veritas in caritate”, il Pontefice invece si muove nella direzione opposta, “inversa e complementare”:
“La verità va cercata, trovata ed espressa nell’ ‘economia’ della carità, ma la carità a sua volta va compresa, avvalorata e praticata nella luce della verità”, spiega il Santo Padre nell’enciclica.
Questo perché in sostanza l’intera dottrina sociale della Chiesa risponde all’insegnamento della “caritas in veritate in re sociali” cioè dell’ “annuncio della verità dell’amore di Cristo nella società”.
L’enciclica di Benedetto XVI si inserisce nel percorso della “Populorum progressio” di Paolo VI a rimarcare, quindi, “l’ardore della carità” e la “sapienza della verità” per camminare sulle strade del progresso e dello sviluppo dei popoli.
Tra i temi caldi trattati il Santo Padre ha ribadito il suo “no” deciso all’aborto, all’eutanasia, alla cultura della morte, a qualsiasi metodo di programmazione eugenetica delle nascite. E se l’uomo è al centro di tutto, basta allora con il lavoro precario e con il trattare gli stranieri come merce: “ogni migrante è una persona umana che, in quanto tale, possiede diritti fondamentali inalienabili che vanno rispettati da tutti in ogni situazione”.
La “Caritas in veritate”, corredata da un’introduzione e da una conclusione, è divisa in 78 paragrafi e sei capitoli: “Il messaggio della Populorum progressio”, “Lo sviluppo umano nel nostro tempo”, “Fraternità, sviluppo economico e società civile”, “Sviluppo dei popoli, diritti e doveri, ambiente”, “La collaborazione della famiglia umana”, “Lo sviluppo dei popoli e la tecnica”.
Il Papa ha denunciato anche l’indebolimento dei sindacati e soprattutto la non curanza delle condizioni pessime dei lavoratori del Terzo Mondo, ai quali sempre più spesso vengono trasferite le produzioni a basso costo.
Un “sì” alla globalizzazione e all’economia di mercato purché vengano frenati “progetti egoistici e protezionistici” e sia attuata invece una più equa ridistribuzione delle risorse del pianeta. La crisi economica, dice il Pontefice, “ci obbliga a riprogettare il nostro cammino”.
 
Papa Ratzinger poi, che ha sempre riservato particolare attenzione al tema della “emergenza educativa” non poteva parlare di educazione nella sua ultima enciclica.
All’argomento dedica interamente il paragrafo 61 che rientra nel capitolo quinto su “La collaborazione della famiglia umana”.
Soprattutto in tempo di crisi economica, dice Benedetto XVI, è importante promuovere, a livello internazionale, “un maggiore accesso all’educazione”.
Al centro del pensiero del Pontefice c’è l’uomo. Educazione intesa non solo come istruzione o come formazione al lavoro ma riferita proprio “alla formazione completa della persona”. Ne consegue che per educare bisogna andare alla radice della natura della persona umana: “L’affermarsi di una visione relativistica – spiega il Santo Padre – di tale natura pone seri problemi all’educazione, soprattutto all’educazione morale, pregiudicandone l’estensione a livello universale. Cedendo ad un simile relativismo, si diventa tutti più poveri, con conseguenze negative anche sull’efficacia dell’aiuto alle popolazioni più bisognose, le quali non hanno solo necessità di mezzi economici o tecnici, ma anche di vie e di mezzi pedagogici che assecondino le persone nella loro piena realizzazione umana”.
Il problema educativo è legato al turismo internazionale che può costituire una seria possibilità di “sviluppo economico e di crescita culturale, ma che può trasformarsi anche in occasione di sfruttamento e di degrado morale”.
Le popolazioni delle mete turistiche più ambite sovente “sono poste di fronte a comportamenti immorali, o addirittura perversi, come nel caso del turismo cosiddetto sessuale, al quale sono sacrificati tanti esseri umani, perfino in giovane età. E’ doloroso constatare che ciò si svolge spesso con l’avvallo dei governi locali, con il silenzio di quelli da cui provengono i turisti e con la complicità di tanti operatori del settore”.
Il turismo internazionale, quindi, da possibile fattore di rinascita culturale ed economica, soprattutto per quelle zone meno abbienti, si trasforma in “evento diseducativo sia per il turista sia per le popolazioni locali”.
E’ importante porre al centro dell’educazione la formazione completa della persona umana.
Il Papa richiama i princìpi della dottrina sociale della Chiesa tracciati dai suoi predecessori. Dice il Concilio Vaticano II, nella “Gaudium et Spes”, e lo rimarca anche il Catechismo della Chiesa Cattolica del 1992, “principio, soggetto e fine di tutte le istituzioni sociali è e deve essere la persona umana”.
Con il tracollo finanziario delle banche americane è imploso un sistema economico che procedeva senza regole.
I disastri scatenati da questo modo di agire sono evidenti sotto gli occhi di tutti. Adesso il Santo Padre, parlando con coraggio, chiarezza e libertà, definisce la regola principe per la rinascita del sistema economico post crisi: l’uomo.
Chissà se – come ha già scritto Famiglia Cristiana – l’enciclica “Caritas in veritate” diventerà “il manifesto di nuovo modo di governare”.