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L’alunno litiga col prof e mostra il pugno: il docente si fa male e lo denuncia. Ha fatto bene?

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Non si arrestano i casi di bullismo e mancato rispetto da parte degli alunni verso i docenti: stavolta, fortunatamente, non si è arrivati alla violenza fisica ma l’insegnante si è comunque ritrovato con un dito fratturato e una contusione alla gamba.

Tutto è iniziato per un “diverbio”…

Come già rilevato, il caso è accaduto nell’istituto Stringher di Udine, dove l’insegnante, mentre svolgeva la lezione nella classe seconda, ha avuto un acceso “diverbio” in aula con un suo allievo.

Secondo il racconto fornito dal professore alla Polizia, ripreso dall’agenzia Ansa, lo studente era stato allontanato dall’aula per aver disturbato la lezione. Rientrato in classe senza permesso, sarebbe stato invitato nuovamente a uscire dall’insegnante che avrebbe simbolicamente spostato la sedia del ragazzo.

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L’alunno sarebbe caduto a terra e, rialzatosi, si sarebbe rivolto contro l’insegnante, mostrando il pugno senza però sferrarlo (mentre in un primo momento di era parlato di una “spinta” dell’alunno verso il prof). In ogni caso, indietreggiando per proteggersi, il professore sarebbe scivolato e nel tentativo di evitare la caduta si sarebbe fratturato un dito.

La denuncia trasmessa alla Procura dei minori

Venerdì 4 maggio, la Polizia ha trasmesso la denuncia e il referto alla Procura dei minori di Trieste che dovrà disporre eventuali ulteriori accertamenti sull’esatta dinamica dell’accaduto e valutare l’eventuale sussistenza di ipotesi di reato.

Il caso era stato sollevato dal quotidiano “Messaggero Veneto”, che aveva riportato una prima ricostruzione dell’episodio, risalente a due settimane fa.

Spetterà ora al consiglio di classe, nella seduta pomeridiana del 4 maggio, decidere le sorti disciplinari dello studente ribelle.

Ma è giusto denunciare un alunno?

Per quanto riguarda l’iter della denuncia, invece, i tempi saranno più lunghi. Noi non vogliamo entrare nel merito dell’accaduto: è un compito che spetta al procuratore e al giudice. Di sicuro, però, possiamo notare la diversa casistica cui abbiamo assistito negli ultimi tempo a fronte di casi che hanno la stessa matrice: gli atteggiamenti aggressivi degli alunni verso i loro docenti.

Abbiamo saputo dell’insegnante sfregiata al volto con un coltello a serramanico, che ha avuto un atteggiamento a dir poco clemente e probabilmente anche per questo la ministra Valeria Fedeli l’ha “premiata” assegnandogli l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine ‘Al merito della Repubblica italiana.

Poi, però, ci sono stati casi di insegnanti che hanno reagito diversamente: a Cremona, ad esempio, qualche giorno fa, dopo averci pensato bene per alcune settimane, il prof malcapitato (a cui cinque-sei studenti avevano lanciato delle monetine in classe) si è recato in questura per presentare una denuncia di interruzione di pubblico servizio. Ora, il caso di Udine, con il docente che ha sporto una sorta di querela.

Anche negli istituti, Consigli di Classe si comportano in modo poliedrico. A volte, si metto in atto delle punizioni esemplari, con sospensioni di lunga durata, che quasi sempre sono il prologo alla ripetizione dell’anno scolastico. In altri casi, invece, come ha segnalato il nostro vicedirettore Reginaldo Palermo, “sono gli stessi docenti e dirigenti scolastici coinvolti a derubricare i fatti a ‘ragazzate’ o ‘bravate'”.

La denuncia deve partire dalla scuola

Riteniamo, quindi, che almeno a livello scolastico sulle misure da adottare, dinanzi a certi tipi di violenze psicologiche e fisiche, nei confronti dei compagni e del personale scolastico, occorra una linea d’azione adeguata e condivisa.

Fermo restando che ogni caso può contenere delle dinamiche, delle valutazioni e giustificazioni diverse, diventa sempre più necessaria una disposizione del Miur che indichi ai dirigenti scolastici l’obbligo inderogabile di segnalare alla autorità giudiziaria quei fatti e quei comportamenti su cui non si può proprio chiudere un occhio: la denuncia deve quindi partire dalla scuola. E non dall’iniziativa del singolo docente o studente danneggiato (quest’ultimo tramite la famiglia).

Sarà compito, poi, del giudice valutare di volta in volta il tenore della “pena”, stabilire se era solo una “ragazzata” e procedere per l’assoluzione dello studente.

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