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Prima Ora - Notizie del 27 luglio

27.07.2026

Laurea in tempi record, Galiano: “Io per laurearmi ci ho messo 7 anni, il successo non è una gara di velocità”

Il successo non può essere misurato soltanto dalla velocità con cui si raggiunge un traguardo. È questo il messaggio che Enrico Galiano affida a un video pubblicato sui suoi canali social, prendendo spunto dalla storia di Debora, una studentessa diventata oggetto di attenzione mediatica per essersi laureata in tempi record, conciliando contemporaneamente studio e lavoro.

Lo scrittore e insegnante sceglie però di spostare il focus dalla prestazione al significato del percorso personale, invitando a riflettere sul rischio di trasformare un caso individuale in un modello universale.

“Brava Debora”: il riconoscimento della scelta personale

Galiano apre il suo intervento con un riconoscimento chiaro: “La prima cosa da dire è brava Debora. Se questo era quello che voleva, se questo l’ha resa felice, brava Debora. Lei ha fatto la sua scelta.”

Nessuna critica, dunque, alla protagonista della vicenda. Al contrario, il docente sottolinea che ogni persona ha il diritto di scegliere il proprio percorso e di viverlo secondo le proprie aspirazioni. Il punto, secondo lui, riguarda piuttosto il modo in cui queste storie vengono raccontate.

Il rischio dei messaggi semplificati

A destare perplessità è soprattutto la narrazione costruita intorno all’impresa: “2 anni invece di tre, tre lavori, studio all’alba, un esame alla settimana.

Una sequenza di risultati e sacrifici che può facilmente trasformarsi in uno standard implicito di efficienza e produttività, alimentando l’idea che il valore di uno studente coincida con la rapidità con cui raggiunge gli obiettivi.

Per Galiano, invece, il percorso universitario non può essere ridotto a una gara contro il tempo.

Anche un percorso più lungo può essere ricco di valore

Per spiegare il proprio punto di vista, l’insegnante ricorre alla sua esperienza personale: “Io per laurearmi ci ho messo 7 anni, 3 anni in più del previsto. Ne vado fiero, no. Però quante esperienze in più che mi hanno fatto crescere, mi hanno fatto capire cosa volevo davvero.

Un’ammissione che rompe la retorica della perfezione accademica. Galiano non celebra il ritardo in sé, ma invita a riconoscere che il tempo trascorso può rappresentare un’occasione di maturazione, di esperienze e di crescita personale.

La metafora del viaggio

Per rendere ancora più efficace il concetto, Galiano propone un’immagine semplice ma significativa: “Io posso andare da Milano a Napoli con l’aereo e ci metto un’ora, ma posso anche andare in bicicletta, ci metto una settimana e quante cose in più ho visto, quanto ho vissuto in più.”

La velocità permette di arrivare prima, ma non necessariamente di vivere di più. È una metafora che richiama l’idea che il valore di un percorso non dipenda esclusivamente dalla sua durata, bensì da ciò che si sperimenta lungo il cammino.

“Debora non è il modello a cui tutti dobbiamo aspirare”

Il cuore del messaggio arriva subito dopo: “Non è che Debora è il modello a cui tutti dobbiamo aspirare, perché c’è anche chi ha vite diverse e chi attraversa periodi diversi o chi semplicemente impara con un ritmo diverso.”

Un richiamo all’importanza di rispettare le differenze individuali. Le condizioni di vita, le opportunità, le difficoltà personali e persino i diversi stili di apprendimento rendono impossibile individuare un unico modello di successo valido per tutti.

Quando i titoli rischiano di creare insicurezza

Secondo Galiano, anche il modo in cui i media presentano queste storie può produrre effetti indesiderati.

Questi titoli possono far pensare: ‘Eh allora io che non sono così veloce vuol dire che non sono abbastanza, che non mi impegno abbastanza’.

Il confronto continuo con esempi eccezionali rischia infatti di alimentare senso di inadeguatezza in chi procede con tempi differenti, pur impegnandosi con costanza.

Il successo non è una gara di velocità

La conclusione del video sintetizza il messaggio che Galiano rivolge soprattutto ai giovani: “Ripetiamo tutti insieme, il successo non è una gara di velocità. Arrivare prima può essere bello se è quello che vuoi. Viaggiare con i propri tempi deve continuare a essere normale.”

Un invito a liberarsi dalla pressione di dover essere sempre i più veloci, i più produttivi o i più performanti. Perché il valore di una persona non si misura con il cronometro, ma con la qualità del percorso che costruisce e con la consapevolezza delle proprie scelte.

In un’epoca in cui i social network e i titoli ad effetto tendono a celebrare i risultati straordinari, la riflessione di Galiano propone una prospettiva diversa: riconoscere il merito di chi raggiunge traguardi eccezionali, senza trasformare quelle esperienze in un parametro con cui giudicare tutti gli altri. La crescita personale, ricorda il docente, non segue un’unica tabella di marcia e il diritto di procedere secondo il proprio ritmo resta un valore da preservare.

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