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18.07.2026

Temptation Island a scuola? Lo psicoterapeuta Pellai risponde a Galiano: “Proposta valida”, i consigli per i docenti

Portare Temptation Island a scuola come strumento didattico per imparare a riconoscere le relazioni tossiche. È la provocazione lanciata qualche giorno fa dal prof Enrico Galiano, insegnante e scrittore friulano.

La proposta tra il serio e il faceto ha avuto grande eco e ha spinto molti a commentare. Ieri, su La Repubblica, ha detto la sua lo psicoterapeuta Alberto Pellai. “La provocazione di Galiano è valida. La scuola può utilizzare materiali provenienti dai media, come video musicali, estratti da programmi televisivi, contenuti social, con l’obiettivo di sviluppare il pensiero critico degli studenti”.

Gli esercizi da proporre

“Non consiglierei di seguire l’intero programma, perché significherebbe agganciare i ragazzi alla proposta seriale e rischiare di lasciarli intrappolati nel meccanismo di coinvolgimento dopaminergico tipico di queste narrazioni. È invece utile selezionare alcuni frammenti e aiutare ragazze e ragazzi a individuarne le criticità, soprattutto rispetto al modello di relazione affettiva che viene messo in scena”.

“Le vite degli adolescenti sono attraversate da rappresentazioni delle relazioni che spesso presentano caratteristiche simili a quelle viste nel programma”, osserva Pellai. “È quindi necessario fare anche un lavoro contrario: condividere buone letture, film e canzoni in cui l’amore venga raccontato attraverso modalità funzionali a una relazione sana”. 

Per Pellai sono tre le parole da cercare in ogni narrazione amorosa: rispetto, responsabilità ed empatia. “Il rispetto – spiega – riguarda i confini, la libertà e la dignità dell’altra persona. “Inviterei i ragazzi a osservare se queste tre dimensioni sono presenti nelle scene, nei film, nei libri e nelle canzoni che fanno parte della loro vita. E a chiedersi attraverso quali parole e comportamenti vengono espresse”.

“Premere pausa e chiedere: cosa sta succedendo qui?”

Il ragionamento di Galiano parte dai numeri: il programma muove ogni estate circa quattro milioni di spettatori a puntata, con uno share ancora più alto tra i giovani. Lasciare che quelle scene passino come semplice intrattenimento, senza che nessuno aiuti a decifrarle, sarebbe secondo lui un’occasione persa. Perché dentro Temptation Island c’è, a volerlo guardare bene, un catalogo di segnali d’allarme nelle relazioni: minacce vendute come prove d’amore, controlli spacciati per attenzioni, insicurezze scambiate per gelosia, ricatti emotivi travestiti da carattere. “Questa scena, fermata al momento giusto e spiegata bene, varrebbe più di dieci slide sulle relazioni tossiche”, scrive Galiano.

La proposta non è ridere dei protagonisti né fare la morale. È usare quelle immagini per allenare uno sguardo critico: imparare a distinguere un conflitto da una prevaricazione, la cura dal controllo, la passione dal possesso. “Basterebbe un adulto capace di premere pausa e chiedere: ragazzi, chi sta decidendo per chi? Dove finisce la paura di perdere una persona e dove comincia il bisogno di possederla?”. La scuola, conclude Galiano, dovrebbe occuparsi anche di questo: non solo dell’analisi logica delle frasi, ma della logica che certe frasi si portano dietro.

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