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27.10.2026

Letteratura e religione, per accedere al “cuore della cultura umana”: i testamenti come ispirazione e ricerca del divino nell’uomo

Francesco Diego Tosto, docente allo “Studio Teologico San Paolo”, nonché saggista e scrittore, cura insieme a Vito Impellizzeri e ad Antonio Sapuppo un prezioso volume, edito da Il pozzo di Giacobbe, per la collana La Lampara, dal titolo “Litterae et religio. Incroci tra letteratura, religione e cristianesimo”. Prefato da monsignor Luigi Renna, Arcivescovo di Catania, contiene la postfazione di Impellizzeri e Sapuppo, mentre altri 23 autori intervengono sulla dibattuta questione, relativa al connubio tra letteratura e religione, con tutti i suoi risvolti e le implicazioni, non solo nella narrativa e nella poesia, ma anche nell’arte, nel teatro, nel cinema e nella musica.

Diviso in quattro parti, nella prima troviamo i saggi di Antonio Spadaro, Massimo Naro, Marco Ballarini; nella seconda, di Pietro Gibellini, Salvatore Borzì, Antonio Di Silvestro, Luca Crapanzano, Giuseppe Langella, Angelo Lacchini, Andrea Bisicchia, Giuliano Ladolfi, Vincenzo Arnone; nella terza di Alberto Fraccacreta, Alessandro Zaccuri, Carmelo Mezzasalma, Alessandro Andreini; nella quarta di Concetto Martello, Francesca Paola Massara, Mirella Roccasalva Firenze, Annamaria Carpaci, Enzo Di Natali, Fabio Pierangeli, Giovanni Meucci, Cosimo Scordato. Il volume è completato da un’accurata rassegna bibliografica degli ultimi 26 anni a cura di Francesco Diego Tosto.

Considerato l’alto valore culturale del saggio, per la presenza di tanti illustri studiosi e per i temi trattati, abbiamo chiesto ad uno dei curatori, prof Tosto:  

Qual è l’ambizione di questo lavoro e a chi è diretto.

Il volume mira a valorizzare la letteratura in rapporto alla religione come via essenziale per approdare al fondamento dell’esistenza, al senso della vita, all’innata sete umana di verità, di giustizia e di bellezza; e in quanto tale essa ha una funzione gnoseologica. Il testo pertanto è diretto non solo a coloro che si preparano all’esperienza pastorale ma a tutti quelli scorgono nella letteratura, come diceva papa Francesco, “un accesso privilegiato al cuore della cultura umana”.

Il rapporto tra letteratura e cristianesimo. Ha ancora valore parlarne e interrogarsi in un mondo di guerre e di stragi?

Sembrerebbe anacronistico ma non lo è affatto, perché la crisi del mondo contemporaneo che addebitiamo genericamente alla politica, all’economia o alle contraddizioni sociali è soprattutto antropologica, avendo l’uomo smarrito l’essenza del suo essere all’interno di una società liquida, in cui le relazioni non hanno fondamenti ontologici. Riconoscere pertanto attraverso la letteratura il legame con la “religio” significa interrogare l’inquietudine umana per svelarne il mistero.

Quanto il romanzo italiano è impregnato di religione?

Tanto. Il romanzo riflette spesso la scomposizione del soggetto moderno e offre del cristianesimo un’immagine non ridotta a dogma o a morale ma aperta ad una visione dialettica, a varie possibilità di conoscenza.    

Si parla in questo volume di “domande radicali”: quali sono? E riguardano la letteratura siciliana?

Mircea Eliade sosteneva che l’uomo a-religioso discende dall’uomo religioso, è un erede dell’originaria tensione verso la conoscenza, per cui gli uomini trasferiscono nella cultura letteraria, artistica, scientifica il desiderio di conoscere la loro origine, la loro identità e il fine della loro esistenza. E la letteratura siciliana ne è un grande esempio. L’essere siciliani non è solo un dato anagrafico ma, come scrive M. Naro, “è come una cartina al tornasole mediante cui valutare ogni altra esperienza di cosmopoliti… un pensiero meridiano” e universale.

Quanti artisti come D’Annunzio, Leopardi, Verga e perfino Erri De Luca sono stati attratti da una letteratura che avesse nella Bibbia le sue basi espressive?

La Bibbia, sempre indagata secondo criteri storico-filologici rivendica la sua letterarietà. Gli scrittori citati, (D’Annunzio con le “Controparabole”, Leopardi con gli “Inni cristiani”, Verga con le metafore mariane e cristologiche, fino ad Erri De Luca con le assidue frequentazioni della “Scrittura”) trovano in essa tematiche comuni al mondo moderno: la distanza, l’esilio, il vuoto ed elaborano come un’esegesi vivente, un processo di traslazione.

In ultima analisi, cosa sono gli incroci letterario-religiosi?

Un’attitudine e una verifica per conoscere sé stessi, un atto spirituale libero, che racconta l’esperienza dell’interiorità che si alimenta dell’alterità.

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