Sono trascorsi vent’anni dalla morte di Oriana Fallaci. La giornalista, scrittrice e intellettuale scomparve il 15 settembre 2001, dopo una lunga battaglia con il cancro. Tra le personalità italiane più conosciute a livello internazionale, autrice di interviste storiche – come quelle a Henry Kissinger, l’hayatollah Komehini, Golda Meir, Yasser Arafat, Indira Gandhi e Alekos Panagulis, di cui fu compagna -, seppe conquistare un vasto pubblico, ma anche dividere per alcune prese di posizione, in particolare rispetto al rapporto con l’Islam.
Nata a Firenze il 29 giugno 1929, da ragazzina affiancò il padre Edoardo, antifascista, impegnandosi come staffetta partigiana nel corso della Resistenza. Dopo la fine del conflitto, con il supporto dello zio Bruno Fallaci, mosse i primi passi nel giornalismo, prima come collaboratrice del Mattino dell’Italia centrale, e successivamente a Epoca, dove si distinse scrivendo di moda e di costume. La svolta arrivò a metà degli anni Cinquanta, con il passaggio a l’Europeo e i reportage da Hollywood, dove ebbe modo di conoscere numerose star.
Sempre per l’Europeo, negli anni Sessanta Fallaci iniziò a scrivere reportage dall’estero, raccontando la condizione della donna nel Medio Oriente e la corsa allo spazio negli Stati Uniti. In seguito fu inviata nella guerra del Vietnam, raccontando dalla prima linea il conflitto e intervistando alcuni dei protagonisti. Nei primi anni Settanta conobbe Alekos Panagulis, leader socialista greco e oppositore del regime dei Colonnelli, a cui si legò sentimentalmente. Rimasero insieme fino alla misteriosa morte di Panagulis, avvenuta nel 1976.
La storia del compagno è al centro di Un uomo (1979), romanzo biografico che ottenne successo globale. Già in precedenza la giornalista aveva scritto libri assai venduti, tra cui Se il sole muore (1965), Niente e così sia (1969), la raccolta Intervista con la storia (1974) e Lettera a un bambino mai nato (1976). Negli anni Novanta il successo proseguì con Inshallah (1990). Seguì un lungo silenzio, fino al pampleth La rabbia e l’orgoglio (2001), “innescato” dall’attentato terroristico alle Torri Gemelle.
Da sempre in prima linea nel dibattito pubblico italiano, nel dicembre del 2001 la giornalista fu insignita dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi della Medaglia d’oro ai benemeriti della scuola della cultura e dell’arte, su proposta della ministra dell’Istruzione, Letizia Moratti. “La medaglia d’oro mi commuove”, dichiarò Fallaci dopo il riconoscimento, “perché gratifica la mia fatica di scrittrice e di giornalista, il mio impegno a difesa della nostra cultura, il mio amore per il mio Paese e per la Libertà“.