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07.03.2026

Liceo classico in crisi? Saudino (Barbasophia): “Ormai si può essere ministri o dirigenti anche senza, ma non sparirà”

In questi giorni si sta riflettendo molto sul valore del liceo classico, dopo la pubblicazione dei dati relativi alle iscrizioni per l’anno scolastico 2026/2027. Da una elaborazione di Cisl Scuola sui dati del Ministero dell’Istruzione e del Merito, gli iscritti al classico risultano essere 27.241 alunni contro gli iscritti al liceo delle scienze umane, 41.542, a chi ha scelto il linguistico, 40.285, o lo scientifico, 68.940.

“Il classico non scomparirà”

Il liceo classico è in “crisi”? Bisogna renderlo più moderno e appetibile? A dire la sua, ai microfoni de Il Corriere della Sera, il docente di filosofia e storia Matteo Saudino, noto sul web come Barbasophia, che insegna in un liceo classico di Torino.

“Il classico non scomparirà, è come il vinile: ci sarà sempre qualcuno che lo predilige, anche perché è il liceo dell’umanesimo nel senso rinascimentale del termine”, queste le sue parole. “Se pure in calo, i numeri del classico tengono grazie al Centro e al Sud, dove è ancora considerata una scuola formativa nel più ampio senso del termine, scelta per tradizione di famiglia e per la protezione offerta da licei, spesso in centro città, dove ci sono meno tensioni e problemi”.

Pochi iscritti al classico al Nord

Ecco il suo commento sulle differenze territoriali: “Al Nord sta prevalendo l’idea che un futuro tecnologico, digitale e veloce implichi lavori legati alla dimensione tecnico scientifica, quindi la formazione del classico sembra meno utile e meno spendibile. È tramontata l’idea che quella del classico fosse una porta da aprire per arrivare ad occupare posizioni apicali. Il ‘mondo nuovo’, sia della politica sia dell’attuale classe dirigente, dimostra che si può essere ministri o dirigenti anche senza arrivare dal classico e in alcuni casi anche senza essere laureati”.

“Anche se si ‘curva’ il liceo classico, nella percezione resta lo stesso: greco, latino, storia e filosofia. È come andare in un ristorante vegetariano e avere la carne tra le opzioni, il menu principale resta comunque veg. Il classico fornisce basi letterarie, umanistiche ma anche scientifiche, di ragionamento astratto e logico, oggi ancora più importanti per avere una ‘testa ben fatta’ e non solo una testa in grado di fare delle cose. È sempre stato il liceo di una minoranza e lo sarà ancora di più. Ma non sparirà, perché sarà sempre il liceo di coloro che amano la dimensione umanistica in senso rinascimentale, l’incontro tra matematica e scienza, arte e letteratura”, ha concluso.

Cosa cambierà in futuro?

Quali potrebbero essere le conseguenze, nel prossimo futuro, per i licei classici? “Quando il numero degli studenti scende sotto determinate soglie l’istituto rischia di perdere autonomia. L’impianto tradizionale va mantenuto ma si potrebbero introdurre discipline più vicine agli interessi dei ragazzi”, come sociologia, antropologia o psicologia.

Un nodo cruciale, in ogni caso, è quello dell’orientamento post scuola superiore: “Nel biennio delle superiori si registra il maggior numero di abbandoni e di cambi di indirizzo. Spesso non arrivano ancora tutte le informazioni utili per comprendere pienamente i percorsi. Deve prevalere l’indole dello studente. La famiglia dovrebbe accompagnare la scelta, non sostituirsi. Perché, al di là delle statistiche e delle mode del momento, la sfida resta sempre la stessa: aiutare ogni ragazzo a trovare la strada più adatta per far crescere davvero i propri talenti”, questa l’opinione di Alessandro Giuliani, direttore della Tecnica della Scuola.

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