L’Intelligenza Artificiale è già entrata in classe, e influenza l’andamento degli studenti. Il 16% di essi, infatti, “ammette di ricorrere all’IA per scrivere temi, percentuale che sale al 22% in Austria”. Un altro 21% di loro riconosce di adoperarla “per superare verifiche ed esami, percentuale che sale al 26% in Francia”, mentre un ulteriore il 28% sostiene di usarla “come supporto, non per copiare”. A dirlo è il report sul futuro dell’istruzione 2025, realizzato da GoStudent.
I dati sono stati ricavati da un sondaggio effettuato su 12mila tra genitori, studenti e insegnati di Italia, Francia, Germania, Regno Unito, Spagna e Austria sul rapporto tra scuola e IA. I ragazzi, a quanto emerge, non esitano a utilizzarla per fare i compiti. Una situazione che preoccupa non poco. “Quando si dipende così tanto dalla tecnologia, viene a mancare il giudizio indipendente”, è la sintesi di un docente spagnolo citato nel rapporto.
Il dibattito su scuola e tecnologia, dunque, va ben oltre la querelle sul divieto di utilizzare i telefonini in classe, stabilito dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, su cui è aperto il dibattito. Genitori e insegnanti, in particolare, esprimono il timore che i ragazzi “copino o sviluppino una dipendenza dall’IA,”. Proprio per questo, chiedono maggiore attenzione a materie come “l’intelligenza artificiale e la cybersicurezza”.
A chiedere un cambio di passo, insomma, sono gli adulti prima ancora dei ragazzi. Nel dettaglio, “il 62% dei genitori afferma che potrebbero essere necessarie nuove modalità di valutazione”. Per il 59% degli intervistati “i voti non riflettono efficacemente le abilità complessive di ragazzi e ragazze”, mentre per un ulteriore 58% gli studenti “passano troppo tempo a memorizzare informazioni per le verifiche”.
Questo, precisano i tecnici, non vuol dire affatto che gli adulti ritengano superati i vecchi compiti in classe, “parte integrante dei sistemi educativi di tutto il mondo da oltre un secolo”. Anzi, “l’80% dei genitori e l’83% degli insegnanti ritengono che i temi siano un metodo di valutazione valido”. Allo stesso tempo, “il 77% dei genitori e il 72% degli insegnanti sono convinti dell’efficacia delle verifiche”. L’ascesa dell’IA, tuttavia, impone degli interventi.
Ciò porta insegnanti e genitori a chiedere “l’implementazione di nuovi metodi di valutazione”, da affiancare a quelli tradizionali. Entrambi i gruppi, infatti, “sono anche consapevoli dei limiti” dei vecchi sistemi, “che la crescente importanza dell’IA non fa altro che esacerbare”. Per il 30% essi “non misurano le giuste competenze”, mentre per il 26% “la tecnologia li ha resi superflui” e per il 20% “tengono conto di una sola competenza”.
Un modello virtuoso a cui guardare, suggerisce GoStudent, potrebbe essere quello applicato nella sanità. In particolare la “valutazione basata sulla simulazione” (SBA), “in cui studenti e studentesse vengono valutati in uno scenario simulato che coinvolge processo decisionale e pensiero critico”. Una modalità, questa, che secondo il sondaggio è apprezzata da tre quarti degli insegnanti, che la ritengono “il modo migliore per prepararsi alla realtà”.
La SBA, del resto, “è già ampiamente utilizzata nel settore sanitario (in cui vengono condotti esami simulati sui pazienti e altri esercizi diagnostici, sia utilizzando la realtà virtuale che in aula) e il 74% degli insegnanti la ritiene una potenziale nuova modalità di valutazione efficace”. Ma le proposte in campo sono molte di più. Come quella di valutare gli studenti attraverso un portfolio digitale, condivisa dal 69% degli insegnanti.
E ancora, il 67% è favorevole a formule di autovalutazione tra pari, nelle quali gli studenti si giudichino tra loro. Un ulteriore 66% sostiene le analisi dell’apprendimento, attraverso big data che vengono usati per valutare il lavoro complessivo degli studenti sulle piattaforme digitali. Infine, il 63% propone “test adattivi basati sull’Intelligenza Artificiale”. In questo caso sarebbe proprio l’IA ad adattare i test alle capacità di ogni alunno.