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L’intelligenza artificiale può eliminare i dubbi sulla differenza di voti tra Nord e Sud?

L’articolo pubblicato dal Sole 24 Ore riapre una questione importante della scuola italiana: quanto sono realmente confrontabili i voti assegnati dagli insegnanti nelle diverse aree del Paese?
Se a parità di preparazione uno studente può ricevere un voto diverso a seconda della scuola che frequenta, il problema non riguarda soltanto gli insegnanti. Riguarda soprattutto il sistema di valutazione.

Non è sufficiente dire che al Sud i docenti sono più generosi o che al Nord sono più severi. La realtà è probabilmente molto più complessa. Esistono differenze sociali, economiche, territoriali e culturali che influenzano sia gli apprendimenti sia la valutazione.
Ed è proprio qui che potrebbe entrare in gioco l’intelligenza artificiale.

Un secondo valutatore uguale per tutti

L’IA potrebbe essere utilizzata come strumento di supporto alla valutazione, non per sostituire l’insegnante.
Immaginiamo che uno studente svolga un tema di italiano, risponda a domande di storia o di matematica oppure legga ad alta voce un testo.
Il docente assegna il proprio voto.
Parallelamente, lo stesso elaborato viene analizzato da un sistema di IA sulla base di criteri nazionali prestabiliti: conoscenze, comprensione, correttezza, capacità di argomentazione, uso della lingua e altre competenze specifiche della prova.

Il risultato non dovrebbe essere un semplice voto prodotto da una macchina, ma un profilo di competenza.
A quel punto avremmo due informazioni: la valutazione professionale dell’insegnante e una valutazione effettuata applicando criteri identici in tutta Italia.

Non per controllare gli insegnanti

L’obiettivo non dovrebbe essere controllare o giudicare i docenti.
Al contrario, uno strumento del genere potrebbe aiutare gli stessi insegnanti.
Se in una scuola i voti risultassero sistematicamente molto più alti o molto più bassi rispetto alla valutazione ottenuta con criteri comuni, sarebbe necessario capire perché.
Potrebbero esserci buone ragioni.
Potrebbe anche emergere un problema di valutazione.
L’importante sarebbe finalmente avere dati sui quali discutere.

Dal voto alla competenza

Il vero cambiamento potrebbe essere quello di affiancare al voto tradizionale un indicatore nazionale delle competenze.

Per esempio:
Voto del docente: 8
Livello di competenza standardizzato: 72/100
Non sarebbe necessario sostituire il voto con il numero prodotto dall’IA.
Si tratterebbe invece di aggiungere un’informazione che consenta di comprendere meglio cosa rappresenta quel voto.
Questo permetterebbe anche di distinguere una questione spesso trascurata: il voto misura la preparazione dello studente oppure incorpora anche il contesto nel quale lo studente viene valutato?

L’IA può diventare uno strumento di equità

L’intelligenza artificiale viene spesso presentata come una minaccia per la scuola.
Potrebbe invece diventare uno strumento per ridurre alcune disuguaglianze, se utilizzata con regole precise, trasparenti e controllabili.
Naturalmente non sarebbe sufficiente affidarsi a un algoritmo.
Bisognerebbe stabilire chi costruisce i criteri, quali dati vengono utilizzati, come viene controllato il sistema e come vengono gestiti eventuali errori o discriminazioni.
E soprattutto: la decisione finale dovrebbe rimanere dell’insegnante.
L’IA dovrebbe essere un assistente, non il giudice.

Una sperimentazione nazionale

Perché non iniziare con una sperimentazione?
Alcune classi del Nord, del Centro e del Sud potrebbero svolgere le stesse prove.
Gli insegnanti assegnerebbero i loro voti normalmente.
Gli stessi elaborati verrebbero poi analizzati da un sistema di IA secondo una rubrica nazionale.

Alla fine si potrebbero confrontare:

  • voto dell’insegnante;
  • valutazione standardizzata;
  • risultati delle prove INVALSI;
  • livello socioeconomico degli studenti;
  • andamento scolastico successivo.

Per la prima volta sarebbe possibile studiare con maggiore precisione quanto dipende dallo studente, quanto dal contesto e quanto dal sistema di valutazione.

Dalla valutazione della scrittura alla lettura

Lo stesso principio potrebbe essere applicato alla lettura ad alta voce.
Un’intelligenza artificiale può analizzare elementi come velocità, pause, esitazioni, errori di lettura e fluidità.
Anche in questo caso non dovrebbe sostituire il docente, ma fornire una misurazione complementare.
Potremmo così arrivare a una scuola nella quale alcune competenze fondamentali vengono osservate attraverso criteri comuni, indipendentemente dal luogo nel quale vive lo studente.

La domanda, allora, non dovrebbe essere:
«Può l’intelligenza artificiale sostituire l’insegnante?»

La domanda più interessante è un’altra:
«Può l’intelligenza artificiale aiutare la scuola italiana a rendere più comparabili, trasparenti ed equi i suoi sistemi di valutazione?»

Vale la pena verificarlo.
Perché prima di discutere se gli insegnanti del Nord siano troppo severi o quelli del Sud troppo generosi, sarebbe utile avere uno strumento capace di dirci quanto è realmente comparabile un 8 dato a Milano con un 8 dato a Palermo.

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