Registrati

Prima Ora - Notizie del 21 luglio

21.07.2026

Pedagogie al femminile: le tante donne che hanno fatto la storia della scuola italiana in un dossier curato dall’Indire

Nel corso del 900 sono state decine le figure femminili che hanno contribuito allo sviluppo della scuola italiana. Nello scorso mese di settembre l’Indire aveva anche organizzato a Mestre un gande evento culminato in una ricca mostra e in una tavola rotonda (“Pedagogie al femminile: dialogo tra le istituzioni culturali”) che aveva visto la partecipazione delle studiose e studiosi di prestigio. In questi giorni, nella collana “Storia dell’educazione” curata dalla prima ricercatrice Pamela Giorgi, l’Indire pubblica gli atti di quella tavola rotonda consentendo al mondo della scuola di appropriarsi di materiali di grande interesse.

Il lavoro di ricerca dell’Indire, liberamente consultatibile in una apposita sezione del sito, si fonda sulla convinzione che il patrimonio storico-educativo — composto da documenti, fotografie, quaderni e arredi — sia uno strumento fondamentale per comprendere l’evoluzione dei modelli didattici e delle culture professionali.

Un pilastro centrale della ricerca riguarda la valorizzazione delle figure femminili che hanno segnato la storia della pedagogia italiana.
Il dossier mette in luce le esperienze di pioniere come:

  • Giuseppina Pizzigoni, con il suo metodo sperimentale applicato alla “Rinnovata” di Milano, basato sul contatto diretto con la natura e il mondo.
  • Rosa e Carolina Agazzi, che hanno introdotto una pedagogia fondata sulla “popolarità”, l’uso di materiali quotidiani e l’educazione estetica.
  • Maria Montessori, la cui lezione sull’autonomia del bambino e l’importanza di un “ambiente preparato” continua a ispirare le pratiche contemporanee.
  • Maria Maltoni, che nella scuola rurale di San Gersolè ha trasformato l’osservazione del mondo contadino in un’alta espressione educativa.
  • Margherita Zoebeli, fondatrice del CEIS di Rimini, che ha coniugato l’emergenza post-bellica con un progetto educativo di integrazione e socialità.

La ricerca non si limita alla conservazione, ma adotta metodologie innovative come la Public History, volta a rendere la memoria della scuola accessibile e condivisa con la comunità. Un esempio emblematico è il modello educativo del museo M9, che intreccia la pedagogia attiva (ispirata anche a Loris Malaguzzi) con le tecnologie STEAM, il coding e la robotica educativa, dimostrando come l’eredità del passato possa dialogare con i linguaggi delle nuove generazioni.

ll valore aggiunto di questo lavoro – spiegano i ricercatori che hanno realizzato il lavoro – risiede nella capacità dell’Indire di agire come “collettore” di esperienze, creando una rete virtuosa tra università, musei scolastici, fondazioni e biblioteche. Attraverso la digitalizzazione dei materiali e la creazione di percorsi immersivi, il patrimonio storico viene restituito alla collettività come uno strumento di riflessione critica e di emancipazione individuale.

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate