Subito dopo il via libera del Governo alla Legge di Bilancio e a pochi giorni dall’incontro all’Aran dei sindacati per il rinnovo normativo del contratto di lavoro dei comparti Istruzione e Ricerca, ‘La Tecnica della Scuola’ ha incontrato Elvira Serafini, leader del sindacato Snals-Confsal.
Serafini è stata presentata da poco la manovra 2027: per la scuola non sembra che vi siano grandissimi investimenti, tranne che per l’edilizia scolastica. Voi, come sindacato, cosa proponete?
È chiaro che il sindacato propone un riconoscimento, un riconoscimento effettivo a tutti i lavoratori della scuola. Un’attenzione particolare e questo, a quanto pare, non c’è. Ma se non potenziamo gli stipendi vuol dire che non stiamo valorizzando tutto il lavoro che viene fatto. E quando parliamo di lavoro, parliamo a tutto campo: personale ATA, personale docente e anche uno sguardo particolare a quello che è la formazione, l’Università, gli Enti di ricerca e l’AFAM, perché tutto il nostro mondo merita attenzione. Noi formiamo il cittadino del domani: se un Governo non è attento a queste dinamiche, allora vuol dire che sta trascurando proprio un’evoluzione, un’attenzione, dello sviluppo dell’uomo del domani.
Vi apprestate anche a presentare degli emendamenti specifici alla Manovra: nel dettaglio, cosa proporrete?
I temi sui quali certamente stiamo lavorando e sui quali siamo molto attenti sono quelli di ottenere ulteriori risorse per gli stipendi e dare una stabilizzazione ai precari. Poi, c’è una nota dolente, quale è il problema degli organici: diminuiscono gli alunni ma cerchiamo di mantenere gli organici attuali, perché si lavora meglio e si riesce a seguire con maggiore attenzione l’andamento di tutti gli alunni; non parlo soltanto di coloro che hanno delle difficoltà ma del dell’istruzione in genere, della trasmissione dei principi dei saperi, dell’andamento proprio educativo del ragazzo. Principi che vengono proposti e trasmessi dagli insegnanti e da tutto il personale che collabora.
Insegnanti che, è stato rimarcato dall’Ocse in questi giorni, guadagnano un terzo in meno, a fine carriera, dei colleghi di Paesi molto vicino a noi, come la Germania e l’Olanda: nella Manovra dello scorso anno erano stati programmati dei finanziamenti per rinnovare il contratto, con cifre leggermente inferiore all’ultimo rinnovo 2025/27. Cosa vi aspettate su questo versante?
Sì, sottolineiamo che è stato un momento direi idilliaco perché siamo riusciti a firmare tre contratti ravvicinati. E al tavolo contrattuale all’Aran stiamo portando avanti la conclusione del contratto 2027. Ci sono già i fondi stanziati per il 2028/30 ma sicuramente gli stipendi non sono assolutamente all’altezza di quelli, come giustamente ha detto lei, di alcuni Paesi europei. E non parlerei soltanto dei docenti, anche se certamente c’è un’attenzione per loro particolare, ma parlerei di tutto il personale della scuola, del personale ATA e anche dei dirigenti scolastici, i ds. È tutto il settore che viene mal retribuito e se guardiamo gli stipendi europei vediamo che il nostro è proprio all’ultimo posto.
Tra pochi giorni salirete di nuovo all’Aran: cosa vi aspettate, cosa proporrete?
Ma noi all’Aran proponiamo sicuramente un cambio di guardia per quanto riguarda la parte della normativa, abbiamo già detto, all’atto della firma della parte economica che ci riserviamo di entrare nel merito del miglioramento della parte proprio normativa perché anche questa ha un valore. Chi lavora con serenità è chi sa che viene riconosciuto il suo andamento dal punto di vista economico, ma dobbiamo guardare, ad esempio, anche a come viene utilizzata la formazione: non accettiamo più che la formazione debba essere considerata con una retribuzione quando si eccede nel numero delle 40 più 40 con una retribuzione forfettaria, questo la dobbiamo andare a definire. Poi, abbiamo l’annoso problema dei tre giorni di permesso retribuito che ha creato un grande malcontento, perché molti dirigenti temendo di concederli in maniera impropria chiedevano certificazioni varie e autocertificazioni: anche questo al tavolo va a delineato in un preciso articolo. E poi ci sono tante altre problematiche, come le riunioni a distanza e insomma ce ne è di ‘roba’ che andiamo a discutere. Ci sono stati tavoli tecnici, ma ancora tante risposte non le abbiamo avute e le pretendiamo.
E non dimentichiamo che tutto sarà a costo zero, visto che la parte economica è terminata. Certamente, questa è stata la prima cosa che è stata detta all’Aran: tutto il contratto possiamo discutere, però a costo zero. E quando è a costo zero, lei capisce bene che le risposte nicchiano, perché capiamo che non ci sarà un riscontro fortemente positivo.