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Maturità 2021, ecco perché la prova unica potrebbe andare bene anche in futuro

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Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva, in diretta sul portale del Corriere della Sera, fornisce alcune argomentazioni a sostegno della tesi per la quale la formula della maturità 2021 non ha nulla da invidiare alle altre annate scolastiche, ed è egualmente formativa. L’obiettivo della scuola – chiarisce Alberto Pellai – non deve essere l’abbuffata di informazioni, ma l’allenamento alla flessibilità. Allenare la nostra mente alla flessibilità e alla capacità integrativa significa modellare il pensiero e favorire il collegamento dei neuroni.

E formula la comparazione tra studenti che “sanno” molto e studenti che sanno mettere in pratica nella vita. “Una persona che funziona bene nella vita – afferma l’esperto – è chi ha un funzionamento integrato, chi sa usare la sua parte emotiva al pari di quella cognitiva e in maniera integrata ad essa”.

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E ancora: “Il QE, il quoziente emotivo – ci spiega – vale più del QI, quello intellettivo, secondo Goleman, perché tutto il sapere spesso non si traduce in saper fare e saper essere“.

In altre parole la formula attuale della maturità, che consente ai ragazzi di “diventare gli elaboratori e i protagonisti del processo valutativo, a partire da materiali ed esperienze propri e personali, rispetto ai quali la commissione, magari, ne sa meno di loro, questa è sicuramente una maturità che è anche una porta di accesso all’adultità,” conclude lo psicoterapeuta.

Insomma, quella che è nata come una formula emergenziale di esame di maturità, e che il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi non ha escluso diventi la formula ordinaria, è promossa dagli esperti.

Sull’argomento si è espresso anche Andrea Di Mario, preside del liceo classico Carducci di Milano, che avverte: “A scuola ancora si fa molto disciplinarismo e valutazione delle conoscenze, più che delle competenze”. In particolare, un approccio più conservatore sembra essere quello dei licei – sostiene il Dirigente Scolastico – i più refrattari ad assumere l’ottica delle competenze e della multidisciplinarietà.

Un ultimo tema affrontato, l’ipotesi di un quinto anno di orientamento all’università, che gioverebbe in particolar modo a quegli studenti che durante il quinto anno già si preparino al test di ingresso all’università. Non sono pochi, infatti, i ragazzi che nel corso dell’ultimo anno di scuola superiore devono conciliare lo studio delle materie scolastiche con la preparazione, ad esempio, al test di medicina: è il caso di Flavia Cerrito, maturanda del liceo scientifico Newton di Roma, anche lei ospite della diretta del Corriere.