Con l’esame di maturità alle porte, l’ansia non riguarda solo i maturandi. Spesso sono i genitori a vivere questo momento con più agitazione dei figli. Lo psicopedagogista Stefano Rossi, autore del saggio Genitori in ansia (Feltrinelli), offre consigli concreti su come stare accanto ai ragazzi senza ostacolare la loro crescita.
Come riporta il Corriere, secondo una ricerca del Censis su oltre 8.000 studenti, il 62,5% dei maturandi considera l’esame il vero passaggio all’età adulta, mentre il 72% indica come difficoltà principale non la prova in sé, ma la gestione dell’ansia da prestazione. Un dato che invita a riflettere sul ruolo degli adulti in questo momento delicato.
Rossi parte da una distinzione fondamentale: “Bisogna chiedersi cosa si può controllare e cosa no. Riconoscere questa differenza permette di evitare la ruminazione, quei pensieri che si avvolgono su sé stessi fino a diventare fonte di angoscia”. Il rischio, spiega il pedagogista, è che siano i genitori i più ansiosi: “Viviamo in una società dominata dall’iperprotezione. Il genitore ansioso finisce per preoccuparsi perfino dell’ansia che il figlio potrebbe provare”. La chiave è passare dall’essere genitori unipatici – travolti dall’ansia del figlio – all’essere genitori empatici, capaci di dire: “Credo che tu ce la possa fare”.
Un altro errore frequente è soffocare le emozioni scomode. “Di fronte alla maturità possiamo dire ai nostri figli: è normale sentirsi in ansia. Paradossalmente, riconoscere le emozioni aiuta a ridurne l’intensità. Come insegnava Freud, le emozioni represse tendono a riemergere in altre forme”. Quanto ai paragoni con fratelli o cugini più brillanti, Rossi li definisce una vera e propria trappola: “Paragonare un figlio agli altri significa imprigionarlo in un modello di perfezione che può ferire profondamente la sua autostima. Come scriveva il filosofo Emmanuel Lévinas, ogni figlio è unico e ha la propria traiettoria”. E conclude: “Incoraggiare significa mettere il proprio cuore dentro quello dei figli, rispettandone emozioni e fragilità”. E il giorno dell’esame? “I ragazzi devono affrontare da soli il proprio rito di passaggio. Non esiste un rito di iniziazione che preveda l’accudimento del genitore. Noi adulti dobbiamo imparare a rispettare questo spazio”.