Per decenni l’esame di Maturità ha rappresentato, nell’immaginario collettivo italiano, un rito di passaggio profondamente individuale. Un momento solenne, spesso carico di tensione, in cui lo studente entrava da solo davanti alla commissione per dimostrare di essere pronto ad affacciarsi all’età adulta. I genitori, pur emotivamente coinvolti, restavano fuori: attendevano a casa, al massimo davanti ai cancelli della scuola, senza prendere parte diretta all’esame.
Oggi, invece, lo scenario appare cambiato. Sempre più spesso, soprattutto negli ultimi anni, madri e padri assistono al colloquio orale dei figli, seduti tra il pubblico. Un cambiamento che non è solo organizzativo, ma culturale: racconta una trasformazione nel rapporto tra famiglia, scuola e autonomia dei giovani.
La presenza dei genitori agli orali non è una novità assoluta, ma negli ultimi anni è diventata molto più visibile e diffusa. Si tratta di un fenomeno in aumento, con una partecipazione più marcata rispetto al passato. In alcuni casi, l’esame sembra trasformarsi quasi in un evento condiviso, se non addirittura “spettacolarizzato”, alimentato anche dalla dimensione social.
Questo cambiamento riflette una più ampia evoluzione del ruolo genitoriale: oggi le famiglie tendono a essere più presenti e coinvolte nel percorso scolastico dei figli, anche nei momenti che un tempo segnavano un passaggio verso l’autonomia.
Fino a qualche decennio fa, l’esame di Maturità era vissuto come una prova di responsabilità individuale. Il distacco dei genitori non era imposto formalmente, ma faceva parte di una cultura diffusa: l’esame era “dei ragazzi”, non delle famiglie.
Questa distanza simbolica aveva anche un valore educativo: affrontare da soli la commissione significava dimostrare maturità non solo nelle conoscenze, ma anche nella capacità di gestire l’ansia e la pressione.
Dal punto di vista giuridico, però, la presenza di “uditori” agli esami orali non è una novità recente. Anzi, ha radici normative consolidate.
In linea generale, il colloquio orale dell’esame di Maturità è pubblico. Questo principio deriva da norme che regolano i concorsi e gli esami pubblici, come il DPR 487/1994, secondo cui le prove orali devono svolgersi in un’aula aperta al pubblico. Di conseguenza, anche genitori, amici o altri studenti possono assistere.
Gli esami orali sono dunque accessibili a chiunque, salvo limitazioni organizzative o di sicurezza stabilite dalla scuola. Le commissioni possono infatti regolare il numero degli utenti per garantire un ambiente sereno e adeguato.
Durante il periodo della pandemia, ad esempio, sono stati introdotti limiti più stringenti (come un numero massimo di accompagnatori), ma si trattava di misure contingenti e non di un cambiamento del principio generale.
Se la normativa è rimasta sostanzialmente stabile, ciò che è cambiata è la prassi sociale. In passato, il fatto che l’orale fosse pubblico non si traduceva automaticamente in una presenza familiare diffusa. Oggi invece sì.
Le ragioni sono molteplici:
Questa evoluzione solleva anche interrogativi. Una presenza troppo invadente rischia di aumentare la pressione sugli studenti o di ridurre il valore simbolico dell’autonomia? Ma c’è anche chi, all’opposto, vede nella partecipazione familiare una forma di sostegno emotivo legittimo.
L’esame di Maturità resta, nella sua struttura, un momento pubblico e istituzionale, regolato da norme che non sono cambiate in modo sostanziale nel tempo. Ciò che è mutato è il modo in cui la società interpreta e vive questo passaggio.
Se un tempo la Maturità segnava anche una separazione simbolica tra genitori e figli, oggi tende sempre più a diventare un’esperienza condivisa. Una trasformazione che racconta, più in generale, come stanno cambiando le relazioni educative e familiari nella società contemporanea.