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19.01.2026

Metal detector a scuola su richiesta del dirigente? Valditara: “Sarebbero mobili, non fissi tutti i giorni”

Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, durante “4 di Sera Weekend“, andato in onda sabato 17 gennaio su Rete4, ha parlato della sua risposta all’accoltellamento a morte di un ragazzo a scuola a La Spezia, per mano di un compagno di classe: l’installazione di metal detector nelle scuole.

Valditara al lavoro

“Favorire l’inclusione dei ragazzi più fragili è il primo elemento, poi c’è la necessità di difendere la comunità scolastica, studenti, docenti e personale Ata. Per questo ho pensato che in alcune scuole, laddove la comunità scolastica, attraverso il preside, ritenga necessario controllare che i ragazzi non portino a scuola coltelli, ho ritenuto giusto consentire l’utilizzo di metal detector d’intesa con il prefetto. Ne ho parlato con il collega Matteo Piantedosi e affronteremo tutto questo con uno schema organico. Le sperimentazioni sono state molto positive”, queste le parole del Valditara, a margine di una visita in provincia di Milano, riportate da La Presse e Il Sole 24 Ore.

“Certamente i metal detector sarebbero mobili, non si tratta di pensare a postazioni fisse, si tratta di pensare a delle misure che potrebbero essere non tutti i giorni, questo avrebbe un effetto fortemente dissuasivo. Avete visto anche voi le reazioni di molti presidi che hanno concordato con questa misura”, ha concluso il ministro.

“Impedire che i giovani usino le armi”

In precedenza, il ministro aveva fatto intendere che qualcosa del genere era allo studio del Governo: “Noi vogliamo introdurre delle norme che colpiscono chi usa la violenza, che difendono i cittadini dalle aggressioni dei violenti e che ristabiliscono dei principi basilari in una società”. Occorre “impedire radicalmente che i giovani usino le armi”, ha ribadito.

Valditara ha invitato “la sinistra ad abbandonare questi 50 anni di vecchi pregiudizi per cui è tutto repressione. Quindi il divieto è repressione, la sanzione è repressione. Abbiamo sentito dire per tanti anni ‘vietato vietare’. Il no era demonizzato, i doveri venivano marginalizzati”: per questo, ci ritroviamo in “una società che ci ha abituato a coltivare soltanto diritti”.

E ancora: il titolare del Mim ha detto che occorre “insistere molto sulla responsabilità, sulla maturità, su una scuola che ti aiuti ad affrontare i problemi, una scuola che ripristini il senso dell’autorità, il rispetto verso l’autorità, un altro dei valori che sono stati devastati negli ultimi 50 anni. Se noi non facciamo una vera e propria rivoluzione culturale rischiamo che il coltello non si porti più a scuola, ma comunque si porti altrove”, ha concluso Valditara.

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