Metal detector portatili agli ingressi dei plessi di un istituto nel quartiere Casilino, a Roma. La FLC CGIL di Roma e del Lazio esprime amarezza per l’utilizzo dei controlli, avviato questa mattina, giovedì 1° ottobre, e ribadisce la propria opposizione alle misure di tipo securitario. La nota è firmata dalle segreterie FLC CGIL di Roma e del Lazio e di Rieti Roma Est Valle dell’Aniene.
Secondo quanto ricordato dal sindacato, i controlli con metal detector portatili sono utilizzabili esclusivamente dalle forze dell’ordine. Rientrano tra le misure di contrasto alla violenza varate a gennaio dai ministri Valditara e Piantedosi, dopo i tragici fatti di La Spezia, e possono essere attuati su richiesta del dirigente scolastico, di concerto con Ufficio Scolastico Regionale, Questura e Prefettura. Si tratta di interventi inseriti nel quadro delle misure definite dai due ministri.
Il sindacato ribadisce la propria «ferma opposizione» ad azioni securitarie che, a suo giudizio, non intervengono sul problema, cioè la crescente violenza legata al disagio giovanile, ma servirebbero solo a creare un clima di controllo nelle scuole, spostando altrove l’espressione dei fenomeni di violenza. Per la FLC CGIL la scuola non è luogo di sorveglianza e la perquisizione degli studenti uno ad uno, anche di fronte al rischio concreto di episodi violenti, non può essere in nessun caso la risposta.
Secondo la FLC CGIL, il ruolo delle istituzioni dovrebbe essere prendere in carico i problemi dei giovani ed educare al rispetto dell’altro, all’affettività e alla cultura del dialogo. Piuttosto che presidi di polizia, afferma il sindacato, le scuole hanno bisogno di presidi psicologici costanti, di percorsi di educazione alla non-violenza, verbale e fisica, e di essere rimesse al centro della vita comunitaria dei quartieri, con investimenti importanti su didattica ed edilizia. Sono queste le priorità secondo il sindacato.