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Prima Ora notizie del 3 agosto

Multe fino a 150 euro per chi non va ai colloqui con i prof a Bolzano, Galiano: “Civiltà superiore. Servirebbero scuole per i genitori”

Qualche giorno fa abbiamo parlato di un novità nella scuola altoatesina: la legge Omnibus, approvata dalla Giunta provinciale di Bolzano a metà giugno che dovrà essere applicata dal prossimo anno scolastico, prevede multe da 50 a 150 euro per i genitori che non assicureranno la frequenza scolastica, la collaborazione con gli istituti e la partecipazione ai colloqui con i professori.

La notizia ha fatto scalpore in tutta Italia e il mondo della scuola ha detto la sua ai microfoni de La Repubblica.

Secondo Valentina Petri, professoressa di italiano e scrittrice, “difficilmente chi non partecipa per mero disinteresse a riunioni e colloqui vedrà una multa come un grande deterrente e correrà a pagarla: anche lì sarà una grande rincorsa al bollettino”. Chi invece non comunica con la scuola per necessità (perché spesso i colloqui sono in orario lavorativo) “potrebbe sentirsi ancor più infastidito”.

Insomma, dice scettica Petri, “capisco che si voglia arrivare a una tipologia specifica di famiglia – quella platea di genitori che sembrano disinteressati del rendimento dei figli, quelli che non ritirano le credenziali del registro, che non si presentano agli incontri, che vanno raggiunti telefonicamente con fatica per essere certi che siano al corrente delle valutazioni o dell’andamento didattico –, ma non riesco a immaginare queste persone pagare con solerzia la multa e poi cambiare atteggiamento diventando attente e sollecite. Gli adulti, esattamente come i ragazzi, andrebbero educati, ma spesso imporre una sanzione è più breve mentre la costruzione di un percorso è cosa molto più lunga che coinvolge la comunità tutta”.

Per Enrico Galiano, insegnante, scrittore e divulgatore in teatro, quello di Bolzano “è un esempio di civiltà superiore, perché effettivamente, nella mia esperienza, gli studenti con più difficoltà sono quelli con i genitori invisibili ai colloqui. Mentre i più preparati sono quelli con famiglie iper-presenti a cui non sai più cosa dire”. La multa è un segnale, “una sveglia”.

“Sarebbe bello poter ragionare così, per categorie. In una stessa classe c’è di tutto: lo studente con il genitore sempre presente e quello con il genitore distratto, entrambi a modo loro deleteri”. Per Petri invece “i genitori dei licei blasonati spesso sono molto presenti, che però non vuol dire solerti nell’espletare la burocrazia, spesso vanno rincorsi comunque per pagare l’assicurazione. Mentre in altre scuole, che spesso raccolgono un’utenza proveniente da contesti più complessi, la scuola non è vista allo stesso modo. E per questo resta più utile e più difficile costruire una comunità educante”.

Dai latitanti ai presenzialisti: le categorie

Petri ha creato addirittura delle categorie di genitori, in base alla loro presenza o assenza nella vita scolastica dei figli: “Ci sono i latitanti ovvero quelli che hanno effettiva difficoltà nel relazionarsi con l’istituzione scolastica. Sono ad esempio genitori di ragazzi di origine straniera a cui spesso tutta la burocrazia e i vari passaggi sfuggono – penso soprattutto alle mamme, spesso lasciate sole a occuparsi delle “cose della scuola dei figli”, e questo è un tratto che accomuna anche le famiglie italiane – e che si smarriscono tra i bollettini, le circolari, le autorizzazioni per le gite, le riunioni”.

Poi ci sono “i desaparecidos per scelta, quelli che hanno ben chiaro come sapere poco della scuola dei figli sia un lasciapassare per la frase ‘io non ne ero al corrente, la responsabilità è della scuola, ci sono gli estremi per un ricorso’: sono quelli che non leggono la percentuale di assenze del figlio e non aprono le mail o le comunicazioni e poi cadono dalle nubi quando si riesce a intercettarli per notificare loro la frequenza discontinua”..

Ci sono certamente anche “i presenzialisti, spesso su mezzi poco ortodossi: scrivono sulle chat, dibattono sul gruppo dei genitori, commentano con dovizia di particolari e di emoji ogni compito assegnato ma poi quando si tratta di usare i canali ufficiali spariscono: assenti alle riunioni (‘quello che avevo da dire l’ho scritto in chat e gli altri lo sanno’), non prenotano i colloqui, hanno controllato magari il sito dell’hotel della gita criticando la tappezzeria delle stanze ma non hanno consegnato il modulo con l’autorizzazione perché ‘non hanno avuto tempo'”.

Infine, “ci sono quelli che consultano il registro elettronico, sanno a memoria l’orario dei figli, fanno copia e incolla delle comunicazioni e le diffondono agli altri genitori sulle chat, sempre siano benedetti. E ci sono quelli che il giorno dei colloqui plenari non sanno dove andare perché non si ricordano a che sezione è iscritto il figlio, così vagano per l’istituto con un foglietto con i nomi dei prof e sembrano anime in pena”.

Quel che manca, forse, “è proprio un’educazione a esser genitori”, riprende Galiano. “Servirebbero dei corsi per genitori che vadano oltre le esperienze già intraprese da Alberto Pellai o Daniela Lucangeli. Ci vorrebbero delle scuole quasi obbligatorie. Sbagliare in questo ruolo è facilissimo – chiude il docente – E lo dico da padre”.

Genitori in disaccordo

La Consulta provinciale dei genitori ha espresso perplessità sulla riforma, criticando soprattutto la possibile “arbitrarietà” dei dirigenti nell’applicare le sanzioni, che potrebbero colpire le famiglie più economicamente e socialmente penalizzate.

Le altre misure

Sono previste anche misure dedicate anche per gli alunni con disturbi d’ansia o fobia scolastica: piani didattici individuali e interventi specifici condivisi con i servizi territoriali, tra cui quello sanitario che dovrà certificare il disturbo. 

Il secondo ciclo di istruzione cambierà anche struttura: da due bienni più un quinto anno si passerà a un biennio seguito da un triennio. I percorsi di scuola-lavoro sostituiranno quelli di orientamento e sarà vietato impiegare gli studenti in attività lavorative ad alto rischio.

Aumento stipendi docenti nelle scuole provinciali

Qualche tempo fa abbiamo trattato un’altra notizia relativa alle scuole alto-atesine. La giunta provinciale di Bolzano ha approvato in via definitiva l’aumento salariale per il personale docente e educativo delle scuole provinciali. Si tratta di 5.200 euro lordi annui in più in busta paga, con effetto retroattivo dal primo gennaio 2026.

Come riportato da Ansa, l’ipotesi di contratto, firmata nei giorni scorsi, è il frutto di una trattativa avviata già nell’autunno del 2025, quando la giunta aveva stanziato 110 milioni di euro annui per la rivalutazione salariale del personale scolastico. Di questi, circa 90 milioni sono stati destinati a un aumento retributivo generale: per i docenti provinciali si traduce in 400 euro lordi mensili per tredici mensilità. “Mettiamo così in atto, partendo dalle scuole provinciali, l’obiettivo che ci eravamo prefissati nel programma di coalizione, ovvero di remunerare meglio le professioni educative”, ha dichiarato l’assessora provinciale al personale, Magdalena Amhof.

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