Diciassette minorenni indagati in tutta Italia, tre nel Reggiano, per una rete che inneggiava a violenza, terrorismo e odio verso le minoranze: lo psichiatra Paolo Crepet legge il caso non come un’eccezione, ma come lo specchio di un tempo che i ragazzi si limiterebbero a riprodurre. In un’intervista al Resto del Carlino, per Crepet questi giovani sono “squisitamente figli di questi tempi”, che riproducono i modelli a cui sono esposti, dentro una cornice culturale e politica più ampia di quella del singolo episodio.
Al centro dell’analisi c’è l’assenza di adulti capaci di educare. Secondo lo psichiatra manca chi trasmetta ai giovani la cultura del rispetto, della bellezza, della fiducia e del diverso, e i genitori – impegnati altrove, dice, tra aperitivi e social – finiscono per offrire ai figli lo stesso modello di uso dei social che poi si chiede loro di non seguire. Da qui la formula usata da Crepet: una generazione cresciuta senza esempi adulti di riferimento, lasciata sola davanti a simboli (svastiche, ideologie estremiste) che semplificano una realtà troppo complessa.
Per lo psichiatra il fenomeno nasce e si propaga online: i ragazzi vedono sui social ciò che accade nel mondo e nei discorsi pubblici, e vi trovano un megafono pensato apposta per amplificare l’odio. L’intelligenza artificiale, aggiunge, ha dato a questi gruppi uno strumento ulteriore e potente. Anche il caso dell’aggressione a una professoressa da parte di uno studente delle medie, ricorda Crepet, si è consumato davanti a una telecamera: il ragazzo si stava filmando mentre agiva, segno – secondo l’analisi – della convinzione di poterlo fare senza conseguenze.
Crepet chiede un cambio di passo culturale: bisogna educare i giovani al rispetto delle diversità, superando quella che definisce una narrazione di supremazia del maschio bianco tornata a circolare. Cita come esempio positivo l’incontro dei giovani con il Papa a Parigi. E rivolge una critica indiretta anche al mondo dell’educazione e della cultura, chiedendosi perché realtà storicamente impegnate sull’inclusività, come Reggio Children, non si mobilitino con più forza davanti a proposte come le classi differenziate per gli studenti stranieri.