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29.09.2026

Neonazisti minorenni, Crepet: “Mancano adulti che educhino al rispetto, colpa di politica e genitori”

Diciassette minorenni indagati in tutta Italia, tre nel Reggiano, per una rete che inneggiava a violenza, terrorismo e odio verso le minoranze: lo psichiatra Paolo Crepet legge il caso non come un’eccezione, ma come lo specchio di un tempo che i ragazzi si limiterebbero a riprodurre. In un’intervista al Resto del Carlino, per Crepet questi giovani sono “squisitamente figli di questi tempi”, che riproducono i modelli a cui sono esposti, dentro una cornice culturale e politica più ampia di quella del singolo episodio.

Il ruolo dei genitori e dell’educazione

Al centro dell’analisi c’è l’assenza di adulti capaci di educare. Secondo lo psichiatra manca chi trasmetta ai giovani la cultura del rispetto, della bellezza, della fiducia e del diverso, e i genitori – impegnati altrove, dice, tra aperitivi e social – finiscono per offrire ai figli lo stesso modello di uso dei social che poi si chiede loro di non seguire. Da qui la formula usata da Crepet: una generazione cresciuta senza esempi adulti di riferimento, lasciata sola davanti a simboli (svastiche, ideologie estremiste) che semplificano una realtà troppo complessa.

Social e intelligenza artificiale come amplificatori

Per lo psichiatra il fenomeno nasce e si propaga online: i ragazzi vedono sui social ciò che accade nel mondo e nei discorsi pubblici, e vi trovano un megafono pensato apposta per amplificare l’odio. L’intelligenza artificiale, aggiunge, ha dato a questi gruppi uno strumento ulteriore e potente. Anche il caso dell’aggressione a una professoressa da parte di uno studente delle medie, ricorda Crepet, si è consumato davanti a una telecamera: il ragazzo si stava filmando mentre agiva, segno – secondo l’analisi – della convinzione di poterlo fare senza conseguenze.

L’appello alla scuola e alla comunità educante

Crepet chiede un cambio di passo culturale: bisogna educare i giovani al rispetto delle diversità, superando quella che definisce una narrazione di supremazia del maschio bianco tornata a circolare. Cita come esempio positivo l’incontro dei giovani con il Papa a Parigi. E rivolge una critica indiretta anche al mondo dell’educazione e della cultura, chiedendosi perché realtà storicamente impegnate sull’inclusività, come Reggio Children, non si mobilitino con più forza davanti a proposte come le classi differenziate per gli studenti stranieri.

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