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Novara: “Gli insegnanti devono aiutare i genitori. Via il registro elettronico, non va bene”

Dopo le dure parole di Paolo Crepet e il richiamo di Papa Leone XIV, anche il pedagogista Daniele Novara ha voluto dire la sua sul delicato tema dell’educazione dei giovani e sul ruolo, spesso confuso e incerto, che oggi genitori e insegnanti sono chiamati a ricoprire. Tre voci differenti, ma accomunate dalla stessa urgenza: restituire agli adulti la responsabilità di educare.

Novara ha sottolineato con forza la necessità di non scaricare le colpe sui genitori, ma di sostenerli concretamente. Le sue parole, pubblicate sui propri social, sono chiare: “I genitori non vanno colpevolizzati, vanno aiutati. Se non aiuti i genitori, non aiuti i figli. Penso che gli insegnanti debbano aiutare i genitori a fare in modo che il loro figlio arrivi a scuola nella condizione giusta per poter imparare. Oggi gli adulti non sanno più nemmeno quante ore di sonno servono a un bambino. Pensano che sia normale stare svegli fino alle undici di sera. La scuola da questo punto di vista può fare moltissimo, spiegando alle famiglie alcuni principi pedagogici di base: il tempo-sonno, l’importanza di una buona colazione, la riduzione dell’esposizione ai videoschermi. Non si tratta di andare alla ricerca del genitore sbagliato, perché in un certo senso lo sono tutti: si tratta di compiere un’azione pedagogica sui genitori in generale.
Sarebbe anche molto utile evitare il registro elettronico perché così è come se i genitori andassero a scuola con i figli. La prima cosa che fanno al mattino è entrare a guardare i voti. Non va bene: così sono troppo coinvolti”.

Parole che aprono un fronte di riflessione importante: secondo Novara, oggi molti adulti non hanno più punti di riferimento su ciò che è davvero essenziale per la crescita dei figli. Non sanno, ad esempio, che il sonno è una condizione imprescindibile per lo sviluppo cognitivo ed emotivo, oppure che un’alimentazione corretta e la riduzione dell’uso di schermi prima di dormire sono abitudini decisive per l’apprendimento. La scuola, quindi, non deve solo “valutare” i bambini, ma anche educare i genitori, offrendo loro indicazioni di base che possano migliorare la qualità della vita familiare. La critica al registro elettronico, inoltre, va nella direzione di restituire autonomia agli studenti: se i genitori controllano quotidianamente voti e compiti, il rischio è quello di una presenza invasiva che mina la responsabilità personale dei figli.

Paolo Crepet: “I genitori fanno a gara con i figli a chi è più adolescente, smettiamola”

Su un piano diverso, ma con la stessa preoccupazione, lo psichiatra Paolo Crepet ha messo in guardia contro i modelli culturali che alimentano frustrazione e violenza: “I trapper non parlano certo di amore e speranza nelle loro canzoni. Propongono un modello di vita fondato su soldi, auto di lusso, orologi costosi. E chi non può permettersi queste cose si sente frustrato. E la frustrazione porta alla violenza. Non è musica: è rumore. E fa danni”.

Crepet ha poi criticato la contraddizione della società moderna, che concede libertà precoci ai ragazzi senza assumersi la responsabilità delle conseguenze: “Abbiamo voluto cambiare l’età evolutiva. A 14 anni i ragazzi possono fare tutto. Qualcuno dice: è una conquista. Può darsi, ma ci è sfuggita di mano. Perché allora non abbassare la maggiore età a 16 anni? (…) Smettiamola con mamme e papà che fanno a gara con i figli a chi è più adolescente. Giochiamo, piuttosto, a chi sa fare l’adulto”.

I genitori abbiano il coraggio di dire ‘no’ ai figli, come fanno i docenti con gli alunni: Leone XIV esorta le famiglie

Infine, le parole di Papa Leone XIV si inseriscono nello stesso solco, richiamando il coraggio educativo dei genitori:
“Pensiamo, ad esempio, al prezzo che deve pagare un buon genitore, se vuole educare bene i suoi figli, secondo principi sani: prima o poi dovrà saper dire qualche ‘no’, fare qualche correzione, e questo gli costerà sofferenza”.

Il Pontefice ha ricordato che il “no” non è una negazione fine a sé stessa, ma un atto d’amore e di responsabilità. E lo stesso, ha aggiunto, vale per insegnanti, politici e professionisti, tutti chiamati ad esercitare coerenza e autorevolezza.

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