Dalle indiscrezioni relative al testo delle nuove Indicazioni nazionali per i Licei inviato al CSPI per il previsto parere, sembra emergere una revisione non marginale della Premessa culturale generale rispetto alla bozza circolata in primavera. Non si tratterebbe di un nuovo impianto complessivo: la struttura resta riconoscibile, così come restano centrali alcuni assi già presenti nella prima versione, tra cui la tradizione liceale, la centralità dello studio, il rapporto tra libertà e norma, l’educazione al rispetto, l’orientamento, la formazione scuola-lavoro e la dimensione dell’intelligenza artificiale. Tuttavia, il testo inviato al CSPI sembra introdurre alcune correzioni di peso, soprattutto su tre piani: lessicale-concettuale, pedagogico-curricolare e normativo-operativo.
Una prima linea di cambiamento riguarda la sezione dedicata all’educazione all’empatia, alle relazioni e al rispetto. Nella nuova versione sembrerebbe attenuarsi il riferimento esplicito ad alcuni contenuti riconducibili all’educazione sessuale e sanitaria, presenti invece nella bozza primaverile. In particolare, non risulterebbero più richiamati in modo diretto temi come il concepimento consapevole e la prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili.
La modifica non elimina il tema dell’educazione al rispetto, ma lo ricolloca dentro una cornice più ampia, meno centrata su singoli contenuti e più orientata alla cittadinanza, alla responsabilità, alla prevenzione degli stereotipi e al contrasto della violenza e della discriminazione. Il testo inviato al CSPI sembra infatti rafforzare l’idea che fenomeni come intolleranza, stereotipi e violenza non possano essere letti soltanto come comportamenti individuali, ma debbano essere compresi anche come esiti di dinamiche culturali, storiche e sociali.
Questa scelta ha un significato importante per le scuole: il tema del rispetto non appare confinato a un’educazione affettiva genericamente intesa, ma viene ricondotto alla costruzione di una cittadinanza responsabile. Ne deriva una possibile maggiore integrazione con Educazione civica, storia, filosofia, scienze umane, diritto, letteratura e discipline artistiche.
Un’altra novità rilevante sembra riguardare l’inclusione. Il testo inviato al CSPI pare ampliare l’attenzione verso le fragilità degli studenti, non limitandosi ai bisogni formalmente certificati. Accanto al tema delle pari opportunità e della rimozione delle barriere all’apprendimento, viene rafforzata l’attenzione verso condizioni di vulnerabilità meno visibili: difficoltà emotive, disagio relazionale, svantaggio socioeconomico, recente migrazione, classi culturalmente e linguisticamente eterogenee.
È una modifica significativa perché porta il Liceo fuori da una visione esclusivamente selettiva o prestazionale. Il merito e la valorizzazione dei talenti restano centrali, ma vengono affiancati da un principio altrettanto rilevante: la scuola liceale deve saper sostenere anche percorsi personali complessi. In questo senso, il testo sembra voler tenere insieme eccellenza e accompagnamento, talento e vulnerabilità, rigore dello studio e cura educativa.
Il cambiamento più evidente riguarda però la parte sull’intelligenza artificiale. Nella bozza primaverile il tema dell’IA era affrontato con un lessico più marcatamente filosofico e antropologico. L’intelligenza artificiale veniva presentata soprattutto come una sfida radicale per il trasmettere e l’apprendere, quasi come una questione di civiltà destinata a interrogare il rapporto tra umano, tecnica, pensiero e creatività.
Nel testo inviato al CSPI questa impostazione non scompare del tutto, ma sembra essere stata resa più istituzionale, più prudente e soprattutto più operativa. L’IA viene letta come una tecnologia che può contribuire al miglioramento dei processi organizzativi e di apprendimento, a condizione che sia adeguatamente supervisionata e collocata dentro principi chiari: centralità della persona, equità, accessibilità, tutela dei diritti, attenzione ai minori e alle persone vulnerabili.
Il passaggio è rilevante: l’IA non viene più descritta solo come problema culturale o antropologico, ma come strumento da integrare criticamente nelle discipline. Si rafforza l’idea che non debba diventare un contenuto separato, né un semplice supporto tecnico, ma un dispositivo da governare attraverso la mediazione docente, la progettazione curricolare e la valutazione formativa.
Sempre nella sezione sull’IA, il testo CSPI sembrerebbe sostituire alcune formule molto dense della bozza con indicazioni più vicine al lavoro quotidiano dei docenti. Scompaiono o vengono ridimensionate espressioni come “copilota”, “specchio cognitivo” e “relazione docetica”, mentre entrano riferimenti più concreti alla progettazione di ambienti di apprendimento, alle Unità di Apprendimento, alla diversificazione dei materiali, alla multimodalità e ai piani di lezione calibrati su bisogni e livelli differenti.
Questo spostamento è molto indicativo. Il testo pare voler dire che l’IA non va solo discussa, ma va anche progettata didatticamente. Il docente non viene sostituito dalla tecnologia: al contrario, la sua funzione di guida viene ribadita come indispensabile. Tuttavia, l’IA può entrare nel lavoro professionale dell’insegnante come supporto alla progettazione, alla personalizzazione, alla costruzione di materiali e alla predisposizione di attività differenziate.
Anche la valutazione viene toccata dalla riscrittura della parte sull’IA. Nella bozza il tema era trattato soprattutto in chiave di discernimento, originalità personale e irriducibilità dell’intuizione umana alla simulazione digitale. Nella versione inviata al CSPI sembra invece prevalere una prospettiva più funzionale: l’IA può aiutare il docente a costruire prove, rubriche, feedback, analisi dei risultati, percorsi di recupero e potenziamento.
La direzione è chiara: se i prodotti finali possono essere sempre più facilmente generati o alterati con strumenti digitali, la valutazione deve concentrarsi maggiormente sul processo, sull’itinerario di apprendimento, sulla revisione, sulla capacità dello studente di spiegare, giustificare, argomentare e assumersi la responsabilità del proprio lavoro.
Una delle aggiunte più significative sembra riguardare il riferimento alla formazione digitale dei docenti e al quadro europeo DigComp 3.0. Nel testo inviato al CSPI l’uso dell’IA non è affidato all’improvvisazione o all’iniziativa individuale, ma viene collegato a competenze professionali da sviluppare in modo progressivo.
Questo punto potrebbe avere effetti importanti per le scuole. L’IA non è soltanto un tema per gli studenti, ma diventa anche un oggetto di formazione docente. Di conseguenza, i collegi, i dipartimenti e i team dell’innovazione potrebbero essere chiamati a ragionare non solo su quali strumenti usare, ma su quali criteri adottare: trasparenza, affidabilità, protezione dei dati, equità di accesso, qualità delle fonti, controllo dell’errore, tracciabilità del processo.
La centralità della lingua come presidio contro l’uso ingenuo dell’IA
Nel testo inviato al CSPI sembra emergere con forza un altro punto: lo studente può usare consapevolmente l’intelligenza artificiale solo se possiede una solida padronanza linguistica e concettuale. L’IA, infatti, può produrre testi formalmente plausibili ma contenere errori, approssimazioni, ambiguità o passaggi non fondati. Per riconoscerli, lo studente deve disporre di strumenti culturali, lessicali e disciplinari adeguati.
Questo passaggio è molto coerente con l’impianto liceale generale: la tecnologia non riduce la necessità dello studio, ma la rende ancora più urgente. Senza studio, senza lingua, senza concetti, lo studente rischia di diventare fruitore passivo dell’algoritmo. Con una formazione solida, invece, può governarlo criticamente.
Accanto alle modifiche più sostanziali, sembrano esserci anche correzioni terminologiche e redazionali. Una particolarmente significativa riguarda il passaggio in cui si parla delle tre tipologie promosse dai Licei: nella bozza si parlava di “conoscenze”, mentre nel testo CSPI il termine sembra diventare “apprendimenti”. La correzione appare opportuna, perché l’elenco comprende non solo conoscenze, ma anche abilità e competenze.
Si segnala anche un riassetto del riferimento al raccordo con il sistema terziario: nella bozza compariva anche l’IFTS accanto a Università, ITS Academy e AFAM; nella versione CSPI il riferimento sembra essere più ristretto all’istruzione terziaria, con l’eliminazione dell’IFTS.
Non posso poi che prendere atto che alcune correzioni che io stesso avevo suggerito sono state fatte. Sono infatti spariti due termini. Il primo è copilot, nome che identifica un prodotto Microsof e che decisamente non èil caso di citare dentro un testo ministeriale. IL secondo è docetico: termine che si riferisce ad una concezione teologica (docetismo) che è considerata un’eresia e che non c’entra nulla con questioni educastive-pedagogiche.
Nel complesso, dalle indiscrezioni sul testo inviato al CSPI, la nuova Premessa non sembra ribaltare l’impianto della bozza primaverile, ma lo corregge in modo selettivo. Le modifiche più rilevanti sembrano andare in cinque direzioni:
Il risultato è un testo probabilmente più prudente, più istituzionale e più direttamente utilizzabile dalle scuole. Resta molto forte l’idea tradizionale di Liceo come scuola dello studio, della lingua, della profondità culturale e della formazione del giudizio. Ma, rispetto alla bozza di primavera, il testo CSPI sembra spostare l’accento su una domanda più concreta: come può il Liceo governare le trasformazioni del presente, a partire dall’intelligenza artificiale, senza perdere il proprio nucleo formativo essenziale?
Aspettiamo di leggere integralmente il testo prima di fare una comparazione completa-