BreakingNews.
Ascolta le ultime notizie
00:00
00:00
11.04.2026
Aggiornato alle 16:10

Riforma istituti tecnici, Cspi esprime pareri critici: definire fase transitoria per il 2026/2027? Le osservazioni

Riforma istituti tecnici, ancora criticità: ieri, 10 aprile, il CSPI, Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, ha espresso alcuni pareri sullo schema di decreto per la definizione delle tabelle di corrispondenza tra classi di concorso e discipline dei nuovi percorsi di istruzione tecnica previsti dalla riforma. Lo riportano Flc Cgil e Cisl Scuola.

Il CSPI, in particolare:

  • rileva che l‘attuazione della riforma rischia di essere seriamente compromessa dalle criticità operative che si stanno determinando e dalla complessità dei quadri orari dei diversi indirizzi e articolazioni e dalla mancanza delle “Linee guida“;
  • rileva altresì che il disallineamento tra i provvedimenti adottati e la conseguente incertezza nella determinazione degli organici rischiano di tradurre la riforma in una fonte di disorientamento per le scuole, di ulteriore precarietà per il personale docente e di discontinuità per gli studenti;
  • evidenzia che l’individuazione delle classi di concorso da assegnare ai percorsi di istruzione tecnica, per il primo biennio è una materia delicata e richiede non solo tempi adeguati e più distesi ma anche una ricognizione puntuale e un monitoraggio dell’impatto sugli organici a breve e a lungo termine, oltre che la necessaria correlazione con gli obiettivi di apprendimento;
  • sottolinea che negli specifici allegati la declinazione degli insegnamenti nelle classi di concorso appare variato rispetto all’attuale ordinamento, con insegnamenti attualmente attribuiti a classi di concorso che nel nuovo ordinamento non sono più previsti ovvero l’introduzione di nuove classi di concorso precedentemente non previste (a tal proposito il CSPI ritiene utili le indicazioni fornite nella nota ministeriale prot. n. 1397 del 19.3.2026);
  • evidenzia, altresì, criticità rispetto all’insegnamento sia di “Scienze sperimentali” sia di “Scienze e tecnologie delle costruzioni, tecnologie e tecniche di rappresentazione grafica”. 

Le proposte del CSPI

Il CSPI, rispetto alle sue esposte considerazioni, ritiene necessario:

  • definire la fase transitoria per l’a.s. 2026/27 per le classi prime dei percorsi quinquennali, indicando chiaramente, in ciascun allegato allo schema di decreto e nel decreto stesso, che la validità è ristretta soltanto al prossimo anno;
  • prevedere anche nell’annuale nota sulle dotazioni organiche del personale docente e educativo la possibilità di costituire cattedre con un numero di ore di insegnamento inferiore a quelle ordinamentali in caso di situazioni di soprannumerarietà e/o di esubero;
  • adottare tutte le misure indispensabili per la corretta elaborazione degli organici di diritto in relazione ai movimenti per la mobilità dei docenti;
  • recepire nello schema di decreto e nelle tabelle le indicazioni fornite dalla già citata nota 1397/26;
  • indicare chiaramente, in ciascuno degli allegati, nella quota oraria a disposizione delle scuole per il primo biennio, le classi di concorso in cui tale “monte orario” deve essere utilizzato;
  • incrementare – sempre al fine di salvaguardare l’attuale consistenza degli organici ed evitare situazioni di soprannumero – il numero delle classi di concorso atipiche, associando a determinate discipline (in particolare alle “Scienze sperimentali” e agli altri insegnamenti di nuova introduzione o ridefinizione) un ventaglio più ampio di classi di concorso afferenti rispetto a quello attualmente previsto, così da consentire una distribuzione del “monte orario” coerente con i profili disciplinari di riferimento;
  • chiarire rispetto alle ore di compresenza che il “monte ore” annuale può essere ripartito tra le diverse classi di concorso indicate nei quadri orari, mantenendo una coerenza rispetto all’insegnamento teorico a cui fanno riferimento;
  • intervenire sui quadri orari per ridefinire gli insegnamenti già previsti per il secondo biennio e l’ultimo anno e un allineamento del primo biennio, al fine di una progressiva entrata in vigore dei nuovi ordinamenti;
  • garantire la specificità delle istituzioni scolastiche con lingua d’insegnamento slovena del Friuli-Venezia Giulia;
  • chiarire, infine, se sia possibile, in via transitoria, per le scuole che attivano il primo anno del percorso della filiera formativa tecnologico-professionale, mantenere i progetti già approvati.

Prossimo incontro 22 aprile

Il prossimo 22 aprile, ricorda il sindacato guidato da Gianna Fracassi, si terrà un incontro con l’amministrazione volto a esperire il tentativo di conciliazione ai sensi della normativa vigente sul diritto di sciopero, dopo il primo incontro svoltosi la settimana appena trascorsa. Flc Cgil, lo ricordiamo, preme per rinviare la riforma.

Cosa sta succedendo

Ricordiamo che lo scorso 10 marzo è stato pubblicato il decreto del Ministero dell’Istruzione e del Merito del 19 febbraio in materia di revisione dell’assetto ordinamentale degli istituti tecnici, con la relativa definizione degli indirizzi, delle articolazioni, dei corrispondenti quadri orari e dei risultati di apprendimento in esito ai relativi percorsi.

Il 17 marzo, era prevista una riunione dedicata all’esame delle nuove classi di concorso, che è stata poi rinviata, segnale della necessità di ulteriori approfondimenti su un impianto normativo ancora oggetto di discussione.

Poi, il 1° aprile, lo stesso giorno della firma della parte economica del contratto scuola 2025/2027 Cisl Scuola, Uil Scuola Rua, Snals Confsal, Gilda Unams e Anief hanno proclamato con una nota congiunta lo stato di agitazione del settore scuola, per il personale docente, ATA e dirigente degli Istituti Tecnici statali.

I contenuti della riforma

La riforma – spiega il decreto – introduce un modello didattico fondato sulla metodologia per competenze, superando la frammentazione disciplinare a favore di una progettazione interdisciplinare organizzata per Unità di Apprendimento (UdA). Gli studenti saranno chiamati a gestire “compiti di realtà”, partecipando attivamente al proprio percorso formativo per sviluppare autonomia e spirito critico.

Il profilo educativo, culturale e professionale (P.E.Cu.P.) viene aggiornato per includere un potenziamento delle discipline STEM, lo studio trasversale dell’educazione civica e moduli dedicati allo sviluppo sostenibile.

Uno dei pilastri dell’innovazione è la creazione dei «Patti educativi 4.0». Si tratta di accordi territoriali tra scuole, università, centri di ricerca, ITS Academy e imprese per condividere risorse professionali, laboratori e strumentazioni all’avanguardia.

Le aziende non vengono più considerate semplici ospiti, ma partner attivi che contribuiscono alla formazione attraverso esperienze laboratoriali condivise e affiancamento tutoriale per i docenti.

Per garantire una filiera formativa coerente, il decreto prevede meccanismi di continuità con l’istruzione terziaria, facilitando il passaggio verso le lauree professionalizzanti e i percorsi degli ITS.

La riforma spinge con decisione sull’internazionalizzazione. Dal terzo anno di corso, è previsto l’insegnamento in lingua inglese di una disciplina di indirizzo tramite la metodologia CLIL. Gli istituti tecnici sono inoltre incoraggiati a promuovere stage all’estero, scambi internazionali e il conseguimento di certificazioni linguistiche per favorire la mobilità dei futuri lavoratori.

La riforma non dimentica poi l’apprendimento permanente. In via sperimentale, i Centri provinciali per l’istruzione degli adulti (CPIA) potranno erogare direttamente percorsi di istruzione tecnica di secondo livello, qualora l’offerta sul territorio sia insufficiente. Questa misura mira a rispondere con flessibilità alle esigenze di riqualificazione della popolazione adulta, integrandosi nelle reti territoriali già esistenti.

Il nuovo assetto ordinamentale, che comprende indirizzi che spaziano dal settore economico (es. Turismo, Marketing) a quello tecnologico (es. Meccatronica, Informatica, Sistema Moda), dovrebbe diventare operativo per le classi prime a partire dall’anno scolastico 2026/2027, anche in molti, tra cui Flc Cgil, auspicano uno slittamento al 2027.

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate