Che ci sia un cambiamento nell’assetto delle famiglie è accertato dai dati e che questo assetto vada a intaccare l’educazione dei figli è altrettanto evidente dagli studi degli esperti. In questo contesto si inseriscono le riflessioni della pedagogista Eleonora Alfano, consulente in ambito legale, familiare e scolastico.
Secondo i dati riportati dall’esperta, nel 2024 in Italia si sono registrate oltre 82mila separazioni e quasi 80mila divorzi. Più della metà di queste separazioni coinvolge figli minorenni, mentre circa un terzo dei divorzi riguarda ragazzi sotto i 18 anni. A questi numeri si aggiunge la crescita delle famiglie monogenitoriali, che rappresentano oggi quasi una famiglia su dieci. Non si tratta di eccezioni, ma di un dato strutturale della società contemporanea. E la scuola, in questo scenario, si trova sempre più spesso ad essere il luogo in cui tali trasformazioni producono ricadute concrete sulla vita quotidiana di bambini e adolescenti.
I dati sulle competenze scolastiche completano il quadro e suggeriscono connessioni difficili da ignorare. Oltre il 38% degli studenti italiani non raggiunge livelli adeguati in italiano, mentre la percentuale sale al 44% in matematica. Numeri che, secondo gli esperti, non rimandano esclusivamente a questioni didattiche, ma a un ecosistema educativo più ampio e complesso. “La scuola oggi non è più separabile dal cambiamento delle famiglie”, afferma la pedagogista Alfano. “Quando oltre la metà delle separazioni coinvolge minori, non possiamo trattare il percorso scolastico come se fosse indipendente dalle dinamiche relazionali che i bambini vivono quotidianamente”.
Per Alfano, il problema non è individuare responsabilità, ma riconoscere una trasformazione sistemica che richiede strumenti nuovi. Il rischio concreto, spiega, è che la mancanza di un linguaggio condiviso tra scuola e famiglia lasci i minori soli di fronte a messaggi contraddittori: “Quella che la scuola percepisce come una delega educativa è spesso una richiesta di aiuto mascherata. E quella che i genitori vivono come una critica, in molti casi è una difficoltà strutturale dell’istituzione”. Il nodo centrale, secondo la pedagogista, è la ricostruzione di un’intenzionalità educativa condivisa tra le due istituzioni: “Senza un’alleanza consapevole, i figli restano soli nel mezzo”. Un obiettivo che, in un contesto sociale in continua evoluzione, non è più considerabile un’opzione, ma una responsabilità adulta imprescindibile.