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06.11.2026

Pensioni dirigenti, la CIDA: “Fino a 200 mila euro persi in 14 anni”. E chiede la soppressione dell’articolo 55 della manovra 2027

Fino a 200 mila euro persi in quattordici anni e un rischio di ulteriori 3 mila euro nel 2027: è la stima contenuta nel comunicato diffuso il 6 novembre dalla CIDA (Confederazione Italiana Dirigenti e Alte Professionalità) sugli effetti dei ripetuti interventi sulla rivalutazione delle pensioni medio-alte dal 2012. La confederazione chiede di sopprimere l’articolo 55 del disegno di Legge di Bilancio.

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I numeri della perdita

Secondo la CIDA, per i pensionati della dirigenza i blocchi e le limitazioni alla perequazione automatica hanno prodotto una perdita di potere d’acquisto superiore al 21%, con effetti più contenuti anche per le alte professionalità del pubblico e del privato. Per un Quadro Superiore o Dirigente con una pensione da 5.500 euro lordi mensili la perdita cumulata dal 2012 sfiora i 96 mila euro, pari a 17 mensilità nette, con altri 1.530 euro stimati nel solo 2027. Le simulazioni indicano per il prossimo anno un divario rispetto alla piena indicizzazione del 2,07% per un assegno da 5.500 euro e del 2,24% per uno da 10.000, secondo le ipotesi di calcolo adottate. Per gli assegni più alti il conto può sfiorare i 200 mila euro.

L’effetto palla di neve

A pesare, spiega la confederazione, è l’effetto cumulativo delle mancate rivalutazioni: ogni adeguamento parziale all’inflazione riduce la base su cui si calcolano quelle successive e allarga il divario con una pensione pienamente indicizzata. Le perdite, quindi, si consolidano nel tempo. Il presidente Stefano Cuzzilla ricorda che la fascia di riferimento sostiene il 46,33% dell’Irpef versata sui redditi da pensione e dichiara: “Non chiediamo privilegi, chiediamo il rispetto di un patto”.

La richiesta sull’articolo 55

Per fermare questo processo, la CIDA chiede la soppressione dell’articolo 55 e invita il Governo a valutare una diversa allocazione delle risorse già previste dalla manovra, nel rispetto di equità, potere d’acquisto e diritti maturati. Per la CIDA, penalizzare i pensionati di oggi vuol dire mettere in discussione la fiducia dei lavoratori di domani.

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