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Pensioni, stangata in arrivo anche per il personale della scuola: dal 2027 entrano in vigore i nuovi coefficienti di trasformazione del montante contributivo

Un’amara novità attende i lavoratori, personale della scuola compreso, che pianificano il pensionamento nei prossimi anni. Con il decreto direttoriale del 16 ottobre 2026, adottato dal Ministero del Lavoro di concerto con il MEF, sono stati definiti i nuovi coefficienti di trasformazione del montante contributivo, che entreranno ufficialmente in vigore dal 1° gennaio 2027.

I coefficienti di trasformazione rappresentano il valore percentuale utilizzato per convertire i contributi accumulati (il montante) nell’assegno pensionistico annuo. La nuova revisione impone un calo generalizzato dei coefficienti per tutte le età rispetto al biennio 2025-2026 e, in misura ancora più marcata, rispetto al 2024. Il taglio penalizzerà integralmente le pensioni calcolate con il sistema contributivo puro e la quota contributiva dei trattamenti liquidati con il sistema misto.

I numeri del taglio: le simulazioni per la scuola

L’Osservatorio Previdenza della CGIL ha analizzato l’impatto della misura prendendo a riferimento un profilo retributivo paragonabile a quello di molti lavoratori del comparto istruzione: una retribuzione finale di circa 30.000 euro lordi e un montante contributivo maturato di 283.971,65 euro.

I risultati evidenziano perdite progressive per tutte le opzioni di uscita:

  • Pensionamento di vecchiaia a 67 anni: il coefficiente scende dal 5,723% del 2024 e dal 5,608% del 2025-2026 al 5,514% dal 2027 (-1,68% rispetto al biennio precedente e -3,65% rispetto al 2024). In termini pratici, a parità di contributi, l’assegno lordo mensile passa dai 1.250,13 euro del 2024 ai 1.225,01 euro del 2025-2026, per fermarsi a 1.204,48 euro dal 2027. La perdita è di 20,53 euro al mese rispetto al 2025-2026 e di 45,65 euro al mese (593,50 euro all’anno) rispetto al 2024.
  • Pensione anticipata a 64 anni: il coefficiente cala al 5,009% (era il 5,088% nel 2025-2026 e il 5,184% nel 2024). L’assegno mensile si riduce a 1.094,16 euro, con una decurtazione di 38,23 euro al mese (-496,95 euro all’anno) rispetto al 2024.
  • Uscita a 70 o 71 anni: per chi trattiene in servizio la propria uscita, il coefficiente subisce una contrazione fino al -4,10% rispetto al 2024, traducendosi in una perdita mensile che sfiora i 60 euro (775 euro lordi all’anno a 71 anni).

L’impatto complessivo sulla vita pensionistica

Analizzando la perdita cumulata lungo l’intero periodo medio di fruizione della pensione (calcolato su un’aspettativa di vita di 81,7 anni per gli uomini e 85,7 anni per le donne), i tagli risultano particolarmente pesanti:

  • Per chi va in pensione a 67 anni, la perdita complessiva rispetto al 2024 si attesta a 8.724 euro lordi per gli uomini e 11.098 euro per le donne.
  • Per trattamenti pensionistici più elevati (es. 2.000 euro mensili lordi a 67 anni), la riduzione cumulata supera i 13.800 euro per gli uomini e sfiora i 17.650 euro per le donne.

La riduzione si somma a quella già scattata nel 2025, confermando una tendenza di progressivo ridimensionamento dei rendimenti previdenziali che imporrà ai lavoratori, compresi quindi anche docenti e personale ATA, una riflessione attenta sulla programmazione della propria uscita dal mondo del lavoro.

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