Un’amara novità attende i lavoratori, personale della scuola compreso, che pianificano il pensionamento nei prossimi anni. Con il decreto direttoriale del 16 ottobre 2026, adottato dal Ministero del Lavoro di concerto con il MEF, sono stati definiti i nuovi coefficienti di trasformazione del montante contributivo, che entreranno ufficialmente in vigore dal 1° gennaio 2027.
I coefficienti di trasformazione rappresentano il valore percentuale utilizzato per convertire i contributi accumulati (il montante) nell’assegno pensionistico annuo. La nuova revisione impone un calo generalizzato dei coefficienti per tutte le età rispetto al biennio 2025-2026 e, in misura ancora più marcata, rispetto al 2024. Il taglio penalizzerà integralmente le pensioni calcolate con il sistema contributivo puro e la quota contributiva dei trattamenti liquidati con il sistema misto.
L’Osservatorio Previdenza della CGIL ha analizzato l’impatto della misura prendendo a riferimento un profilo retributivo paragonabile a quello di molti lavoratori del comparto istruzione: una retribuzione finale di circa 30.000 euro lordi e un montante contributivo maturato di 283.971,65 euro.
I risultati evidenziano perdite progressive per tutte le opzioni di uscita:
Analizzando la perdita cumulata lungo l’intero periodo medio di fruizione della pensione (calcolato su un’aspettativa di vita di 81,7 anni per gli uomini e 85,7 anni per le donne), i tagli risultano particolarmente pesanti:
La riduzione si somma a quella già scattata nel 2025, confermando una tendenza di progressivo ridimensionamento dei rendimenti previdenziali che imporrà ai lavoratori, compresi quindi anche docenti e personale ATA, una riflessione attenta sulla programmazione della propria uscita dal mondo del lavoro.