Gite scolastiche: per dirigenti e docenti è tempo di progettazione, soprattutto per le tipiche uscite didattiche che si svolgono nel periodo vicino alla bella stagione, in primavera. Una riflessione sul quotidiano Domani, pubblicata ieri, 22 ottobre, tratta un’abitudine sempre più radicata: quella di organizzare crociere.
Le autrici dell’articolo, due docenti, Brunella Basso e Maria Laura Vanorio, criticano questa impostazione: secondo loro le crociere sono all’insegna del consumismo, non hanno nulla di propriamente educativo e fanno perdere il vero senso del viaggio d’istruzione.
“Da qualche anno nelle scuole italiane per risolvere il ‘problema’ viaggi di istruzione la proposta avanzata dai collegi docenti è proprio la crociera”, hanno scritto. “I dirigenti e professori che sono favorevoli a questo tipo di esperienza parlano innanzitutto di convenienza economica (i prezzi dei voli sono alle stelle), praticità (possono partecipare tutte le quinte di un istituto nello stesso periodo) e poi il supremo argomento, il tormentone che mette d’accordo famiglie, organizzatori, accompagnatori: la sicurezza”.
“Cosa cambia sulle navi? Perché i docenti sembrano più disposti a questo tipo di viaggio? Innanzitutto si firma un rigoroso protocollo di sicurezza che prevede, ad esempio, il divieto di servire alcolici ai minorenni (anche se secondo alcune testimonianze è facile comprare alcol a terra e consumarlo sulla nave)”.
“Tuttavia la presenza del personale di bordo (medici, assistenti) in un certo senso ‘deresponsabilizza’ i docenti: niente più notti insonni, i ragazzi e le ragazze sono liberi di girare per la nave, di giocare al casinò, di mischiarsi con gli altri viaggiatori. Anche quando sono previsti i piani riservati alle scuole, e non è sempre così, tutti gli spazi della nave – aree benessere, piscine, palestre, ristoranti e bar – sono frequentati dagli altri passeggeri e dagli studenti delle scuole”.
Il confine tra sicurezza delle alunne e degli alunni e quello della responsabilità degli accompagnatori diventa sempre più labile: le telecamere vigileranno al posto dei docenti che saranno liberi di godersi la vacanza. Si dirà che con la crociera si vedono molte città, chi ci è stato racconta, invece, che i tempi per scendere dalla nave sono infiniti, in pratica si sta un’ora in un posto e per il resto è un enorme luna-park in cui l’unico imperativo è: consumare. Cibo in primis.
“Come spiega una docente di un liceo napoletano: ‘Le linee guida per l’insegnamento dell’educazione civica pongono lo sviluppo sostenibile e la tutela dell’ambiente tra i nuclei fondanti del curriculo. Per cinque anni la scuola ha chiesto agli studenti di leggere i dati sul cambiamento climatico, di valutare le conseguenze delle proprie scelte e di agire da cittadini consapevoli’ e, a conclusione del percorso scolastico come se niente fosse, si salpa! E ancora: se c’è un nesso che tiene insieme le vecchie esperienze dei viaggi scolastici di un tempo con quelli attuali è proprio la quantità di ore e di esperienze condivise al di fuori delle aule scolastiche che arricchisce la relazione con le ragazze e i ragazzi.
In questo modo, invece, loro sono al sicuro – si fa per dire – in un grande paese dei balocchi, i professori sono tutelati ma c’è una distanza che impedisce di vedere i loro studenti in una luce diversa. Come racconta la professoressa, di fatto le loro esperienze sono separate: da una parte le alunne e gli alunni e dall’altra gli adulti accompagnatori.
Sulle navi manca ogni tipo di comunicazione, persino via social, tra studenti e docenti, in genere l’app di comunicazione della nave funziona malissimo e per accedere a Internet bisogna acquistare costosissimi pacchetti, si parla anche di 80 euro a settimana. Quindi in caso di traversate lunghe, come ad esempio Napoli-Palma di Maiorca, due giorni di navigazione, si rischia di perdere di vista gli studenti addirittura per più di ventiquattro ore”.
“Ma i ragazzi si divertono, dice qualcuno dei sostenitori della crociera, docente o genitore che sia. Il punto però non è il divertimento versus la noia, ma l’idea che la scuola pubblica deve avere l’obiettivo di proporre qualcosa che per tutte e tutti sia un’opportunità di scoperta e di relazione. Vogliamo scoprire che quella ragazza canta divinamente, che un’altra è la maga del make-up o di chissà cos’altro, che lo studente timido in realtà è bravissimo a fare la nostra imitazione.
Insomma in quei giorni vogliamo stare con loro. Li definiamo disinteressati, consumisti, apatici ma poi gli proponiamo solo lo stordimento confuso col divertimento. Proponiamo lo sballo sicuro, sotto l’occhio dei professori e quello delle telecamere di sorveglianza. Pensiamoci prima dei fatidici consigli di classe e chiediamoci se un altro tipo di viaggio è, ancora, possibile”, hanno concluso.
A dire la sua è stato Christian Raimo, docente e scrittore: “Da qualche anno le gite scolastiche si fanno anche in crociera, in barba a qualunque senso educativo, prendendo il peggio del peggio del consumismo degli adulti. Ma così i docenti almeno non stanno ansiosi per la sicurezza, ci stanno le telecamere, la vigilanza, eccetera.
Quando si parla di crisi della scuola si parla di questo: docenti che non vogliono accompagnare i ragazzi perché è una fatica immane gratuita e rischiosa, famiglie che pensano che i viaggi d’istruzione siano le vacanzette con gli amici, e studenti che visto che il mondo va così bevono 24/24 h”.