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21.10.2026

Proteste, è psicosi nelle chat di mamme e alunni: accoltellamenti a scuola e raid, ma è tutto fake. Dirigenti emanano circolari ad hoc

Dopo quanto accaduto a Milano, dove c’è stata addirittura una guerriglia in Piazza Duomo e zone limitrofe, letteralmente saccheggiate e devastate da molti minori, è allarme psicosi: le immagini di vetrine rotte, violenza, arresti, sulla scia di quanto sta accadendo in Francia, hanno spaventato la gente.

All’indomani delle proteste è però allarme fake news: stanno girando infatti moltissime catene di Sant’Antonio, messaggi, foto ritoccate con l’IA, soprattutto in ambito universitario e scolastico, che lanciano allarmi su fantomatici prossimi disordini, soprattutto in Lombardia.

I messaggi fake

“Picchiano le persone, le derubano, le accoltellano senza nessun f…to motivo”. “Hanno fatto un gruppo per violentare le ragazze: sono in 400”, “In una chat dicono: uccidiamo i futuri rich”. E ancora: “Vogliono attaccare la Cattolica”, “Hanno già accoltellato un ragazzo”. E “stuprato una in stazione, qui, adesso”, questi alcuni dei messaggi che hanno fatto il giro delle chat, riportati da Il Corriere della Sera.

Il risultato? Negozi chiusi, scuole con le porte serrate, persone rimaste a casa per sicurezza, ma niente ronde né raid. La città di Milano non è caduta sotto l’assalto dei violenti, ma è rimasta vittima di un contagio emotivo virale.

La studiosa dei fenomeni social Serena Mazzini ha ricevuto molte segnalazioni di messaggi fake relativi a finti accoltellamenti a scuola. Ci sarebbero stati anche dirigenti che hanno dovuto emanare circolari per limitare uscite previste. Inutile dire che il panico si è creato anche e soprattutto tra i genitori.

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Come riporta Il Corriere della Sera, sono 271 i giovani accompagnati in questura per i disordini di domenica 18 ottobre: tra questi ci sono ben 220 minorenni. Ed è stato anche chiesto il carcere per 11 degli arrestati.

Questa è sicuramente la parte più visibile delle proteste, che nella maggior parte dei casi ovviamente si sono svolte in maniera civile. A causa degli atti violenti, derivanti probabilmente anche da “infiltrati”, purtroppo rischiano di andare in sordina i veri motivi del malcontento dei giovanissimi: in molti sono scesi in piazza contro le politiche del Governo (tra cui il Decreto Scuola), l’insufficienza delle risorse finanziarie destinate al settore scolastico e le condizioni delle strutture, considerate inadeguate.

I prossimi scioperi

Lo scorso venerdì, a Torino, sono scesi in piazza accanto agli studenti anche alcuni docenti: l’adesione da parte del personale scolastico, secondo il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, è stata bassa. Alcuni di loro hanno spiegato di non avere partecipato a causa delle trattenute stipendiali. Però sostengono le ragioni degli studenti.

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