Home Attualità Punizioni e compiti di castigo agli alunni: a cosa servono?

Punizioni e compiti di castigo agli alunni: a cosa servono?

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Ha fatto senz’altro discutere la questione sollevata dal giornalista e maestro Alex Corlazzoli, ripresa anche dalla nostra testata, sulle note agli alunni.

L’insegnante, nel suo blog personale su Il Fatto Quotidiano, torna sulla questione raccontando però un’altra vicenda, strettamente legata alla precedente, ovvero i compiti-punizione per gli alunni, un castigo della “maestra dalla penna rossa” che per Corlazzoli rappresenta un valido esempio di didattica sbagliata e decisamente superata.

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“Di fronte al vociare, al caos che sicuramente M. e i suoi compagni avranno fatto in un momento in cui erano in settanta – ottanta o forse più, tutti insieme in mensa, cosa ha fatto quest’insegnante? Anziché prendersela con chi ha deciso di mettere tutti quei ragazzi in una sola stanza; al posto di prendere carta e penna e scrivere al suo/sua dirigente che magari mai ha messo piede nel refettorio; invece di cercare di capire quanti maestri devono essere presenti in mensa, ai suoi bambini ha dettato il compito di castigo: ‘Scrivo dieci volte la frase che mi ricorda come devo comportarmi in mensa e nel dopo mensa: quando sono in mensa e nel dopo mensa devo comportarmi correttamente e rispettare le regole’, si legge sul blog de Il Fatto Quotidiano.

Pur riconoscendo il disagio e lo sconforto dell’insegnante, Corlazzoli non reputa utile ed educativo il ricorso ad un compito-castigo per dei bambini, “obbligandoli a scrivere per dieci volte una frase che nessuno di loro avrà veramente compreso e appreso”.

Il blogger invita sempre ad andare all’origine dei fatti e non prendersela con i bambini quando è il sistema degli adulti a non funzionare: “Quel ‘castigo’ mi ha ricordato il bambino messo dietro la lavagna. Ha lo stesso valore simbolico. C’è sempre un insegnante che ti giudica, che ti punisce, che sceglie la strada più comoda, che preferisce esercitare quel minuscolo potere che ha per castigare, per accusare. Quel compito di castigo andava dato a qualcun altro: a chi non si interroga sul perché le nostre mense sono caotiche e rumorose. A chi non ha mai messo piede in quella sala refezione e tuttavia impone regole”.

Corlazzoli, ricorda anche che “nella Casa dei bambini di Maria Montessori la mensa era nelle singole aule: la pedagogista aveva ben compreso il valore di quel momento e aveva fatto in modo che fosse davvero un momento educativo dove i bambini erano protagonisti, partecipi e non utenti passivi”.

Infine, il maestro e giornalista de Il Fatto Quotidiano suggerisce un testo “a caso”: “Vorrei dare un compito a chi pensa ancora ai castighi: la lettura de “Il diritto del bambini al rispetto” di Janusz Korczak”.

 

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