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Prima Ora | Notizie del 25 giugno

25.06.2026

Quali indicazioni per i maturandi che entrano all’università? Anvur e la dispersione universitaria: 1 su 4 lascia

In questi giorni si stanno svolgendo gli esami di maturità e per molti degli studenti che a breve concluderanno il percorso nella scuola superiore si aprirà il capitolo proseguimento degli studi a livello universitario.

Diventa così attualissimo il rapporto presentato mesi fa dall’Anvur intitolato Rapporto 2026 sul sistema della formazione superiore e della ricerca. Come è noto l’ANVUR è l’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca, l’ente pubblico italiano che valuta la qualità delle università e degli enti di ricerca.

Abbiamo provato a leggere il rapporto con gli occhi di chi sta per iscriversi all’Università e il risultato che presentiamo è decisamente interessante

Il quadro generale

Il sistema universitario italiano, nell’anno accademico 2024/25, conta 2 milioni e 50mila iscritti (un dato in crescita e che continuerà a crescere almeno fino all’anno accademico 2027/2028), gli atenei sono 100 atenei, 413.943 laureati, 5.648 corsi di studio. Gli iscritti sono così distribuiti: 1.611.852 nelle statali, 130.399 nelle non statali e 307.861 nelle telematiche. Le telematiche rappresentano ormai circa il 15% degli iscritti complessivi.

La crescita recente è fortissima: tra 2018/19 e 2024/25 gli iscritti aumentano di circa 296 mila unità, pari a +16,9%; il dato rilevante è che il 63,7% di questa crescita è attribuito alle università telematiche. Questo significa che l’online non è più marginale, ma è uno dei principali motori di espansione del sistema. A livello di confronto internazionale (2018-2024) l’Italia, pur vedendo crescere il numero di laureati (31,6% nella classe d’età 25-34 anni) resta comunque lontana sia dalla media OCSE (48,4%, quindi meno 17%) che da paesi come il Regno Unito dove nella stessa classe d’età i laureati sono oltre il 60%.

Dispersione universitaria: 1 su 4 lascia

Il Rapporto usa due indicatori molto utili per chi sta per entrare nel mondo dell’università: l’abbandono tra primo e secondo anno della laurea triennale, cioè chi lascia subito dopo l’avvio, e l’esito a sei anni della coorte di iscritti alla laurea triennale 2018/19, cioè quanti si laureano, quanti restano iscritti e quanti abbandonano.

Il dato più forte è questo: a sei anni dall’iscrizione a una laurea triennale, solo il 62,7% si è laureato, il 26,4% ha già abbandonato e il 10,9% risulta ancora nel sistema universitario. Quindi, guardando alla triennale, circa 1 studente su 4 lascia senza laurearsi entro sei anni. E solo il 36% si laurea nel tempo canonico (entro il terzo anno accademico)

Abbandono tra primo e secondo anno: confronto tra statali, private e online

Nell’anno 2023/24, il tasso di abbandono tra primo e secondo anno della laurea triennale è pari al 13,3% nelle università statali, del 6.4% nelle università non statali / private, del 18,8% nelle università telematiche / online per un totale del 13,5% del sistema universitario. Decisamente rilevante e critico il dato delle telematiche dove quasi 1 studente su 5 lascia tra primo e secondo anno.

Il confronto temporale mostra traiettorie diverse:

Tipo di ateneo2018/192023/24Variazione
Statali12,9%13,3%+0,4 punti
Non statali / private7,2%6,4%-0,8 punti
Telematiche / online13,7%18,8%+5,1 punti
Totale12,5%13,5%+1,0 punto

La lettura è abbastanza chiara: nelle statali l’abbandono resta sostanzialmente stabile, nelle private non statali cala leggermente, mentre nelle telematiche cresce molto. Questo è un elemento decisivo per chi sta valutando un corso online: l’accessibilità e la flessibilità possono attrarre molti iscritti, ma il rischio di non proseguire dopo il primo anno è più alto.

Che cosa significa per chi deve scegliere l’università?

Le statali concentrano la grande maggioranza degli studenti: oltre 1,6 milioni di iscritti su circa 2,05 milioni complessivi. Il tasso di abbandono tra primo e secondo anno è 13,3%, molto vicino alla media nazionale. La statale è il modello principale del sistema italiano, con ampia offerta, costi mediamente più accessibili e forte radicamento territoriale. Il rischio di abbandono non è basso: circa 1 su 8 lascia dopo il primo anno. Occorre quindi scegliere con attenzione corso, sede, servizi di tutorato, diritto allo studio e compatibilità con il proprio metodo di studio.

Le non statali hanno 130.399 iscritti e 33.412 laureati nel 2024/25. Il loro tasso di abbandono tra primo e secondo anno è 6,4%, il più basso tra le tre tipologie considerate. Il dato sugli abbandoni è favorevole, ma va interpretato con cautela. Le private possono avere maggiore selezione iniziale, servizi più strutturati, classi meno affollate o studenti con condizioni economiche e familiari diverse. Quindi il tasso basso non significa automaticamente che “ci si laurei meglio”, ma indica che il rischio di lasciare subito è inferiore.

Le telematiche hanno 307.861 iscritti, cioè circa il 15% del totale, e 73.847 laureati, pari al 17,8% dei diplomi di laurea rilasciati nel 2024. Sono il comparto cresciuto di più negli ultimi anni. Il dato critico è però, come abbiamo visto, è l’abbandono: 18,8% tra primo e secondo anno, il più alto del sistema. Inoltre il Rapporto segnala che il rapporto laureati/docenti nelle telematiche è molto più elevato rispetto agli altri atenei: nel 2024 è 69,2 laureati per docente, contro 5,1 nelle statali e 8,3 nelle non statali. ANVUR lo definisce un tema di “scalabilità”, cioè lo stesso titolo viene ottenuto in condizioni organizzative molto diverse.

Un altro segnale da considerare è il rispetto dei requisiti di docenza: risultano in regola il 100% degli atenei statali, il 75% delle non statali e solo il 45,5% delle telematiche.

In sostanzal’online può essere una grande opportunità per chi lavora, vive lontano, ha vincoli familiari o cerca flessibilità. Però richiede molta autonomia, costanza e capacità di auto-organizzazione. I dati suggeriscono di verificare bene qualità del corso, tutoraggio, docenza, servizi, esami, piattaforma, riconoscibilità del titolo e reale sostenibilità del percorso.

Una guida e indicatori utili per scegliere bene

Per chi si iscrive, non basta guardare il nome del corso. Alla luce del Rapporto, io guarderei almeno questi aspetti:

Aspetto da verificarePerché conta
Tasso di abbandono del corso o dell’ateneoMisura il rischio di lasciare presto
Numero di CFU medi acquisiti dagli studentiIndica se gli studenti procedono davvero
Servizi di tutorato e orientamentoRiduce il rischio di dispersione
Requisiti di docenzaIndica solidità dell’offerta formativa
Rapporto studenti/docenti o laureati/docentiAiuta a capire il livello di accompagnamento
Modalità d’esame e carico di studioIncide sulla possibilità reale di proseguire
Diritto allo studio, borse, esoneriRiduce l’abbandono per ragioni economiche
Coerenza tra corso scelto e motivazione personaleÈ uno dei fattori più importanti contro l’abbandono

Il Rapporto mostra anche che il diritto allo studio è molto cresciuto: la copertura degli idonei alla borsa è stabilmente sopra il 95% e nel 2023/24 arriva al 97,7%; inoltre nelle statali circa 1 studente su 3 è esonerato dalle tasse universitarie, con valori ancora più alti nel Mezzogiorno. Questo è importante per chi teme di non potersi permettere l’università.

La scelta più prudente non è “statale, privata o online” in astratto, ma questa: scegliere un corso in cui siano chiari qualità della docenza, tutoraggio, sostenibilità del carico di studio, servizi di supporto, costi reali e dati sugli esiti degli studenti. Per chi valuta una telematica, la flessibilità va pesata insieme al maggiore rischio di abbandono e alla necessità di forte autodisciplina.

Da ultimo vanno anche verificate le azioni che le varie università realizzano per contrastare l’abbandono mediane investimenti specifici in orientamento mirato, monitoraggio precoce delle carriere e servizi di supporto didattico, psicologico ed economico. Al Politecnico di Milano, ad esempio, viene utilizzata l’intelligenza artificiale che mediante l’analisi dei dati riferiti agli iscritti negli anni 2010/2019 ha permesso di riconoscere i segnali di potenziale abbandono, e di adottare soluzioni mirate che lo hanno ridotto del 50 per cento grazie a tutorato personalizzato e tra pari nel primo semestre, supporto socioeconomico a chi proviene da contesti svantaggiati, counseling psicologico e psicoterapeutico.

Un esempio interessante anche per le scuole superiori e per l’orientamento formativo che, come è noto, dal 2023 ha visto l’avvio, grazie alle nuove linee guida, di un set si strumenti specifici quali la figura del tutor e dell’orientatore, l’e-portfolio e il Capolavoro, i moduli d’orientamento.

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