Docente precario per anni in Italia, insegnante con incarico prestigioso in Germania: è la storia di un 43enne calabrese in possesso di lauree e master che ha deciso di lasciare la sua terra per avere un’occupazione più stabile e remunerativa.
Come riporta Reggio Today, l’uomo ha una laurea magistrale e un master e ha sempre lavorato in Calabria come supplente. Il 43enne ha deciso di spostarsi in Germania: dopo sei mesi ha ottenuto un contratto a tempo indeterminato in una scuola.
Ecco le sue parole: “Ho scelto di dedicarmi all’insegnamento lavorando nelle nostre scuole con una routine di lunghi spostamenti in automobile. Lo ricordo come un periodo di grandi sacrifici, ma anche di crescita umana. Ero precario e lo sarei stato ancora per tanti anni, vivendo nell’incertezza. Così ho valutato la Germania, di cui avevo già la cittadinanza grazie a mia madre, tedesca”.
“Il viaggio dell’arrivo lo porterò sempre nel cuore. Accanto all’entusiasmo per una nuova opportunità, c’era il dolore di lasciare in Calabria le mie due figlie. Andare a vivere in un altro paese ha rappresentato un ulteriore sacrificio sul piano umano e affettivo. Non avevo una rete familiare o di amicizie su cui contare: per circa tre settimane ho vissuto in un piccolo ostello, condividendo gli spazi con altri emigrati”.
“Svolgo la mia attività tra due dei tre campus dell’istituto – spiega – e in ognuno ho il mio ufficio. Questo incarico è un riconoscimento professionale importante e di grande responsabilità. Inoltre, il datore di lavoro finanzia il cinquanta per cento dei costi dei miei studi universitari. Qui la formazione continua non è considerata un onere a carico dell’insegnante, ma un investimento strategico dell’istituzione scolastica”.
“Ho un ricordo bellissimo dei miei studenti calabresi. Ho sempre incontrato ragazzi intelligenti, curiosi e pieni di potenzialità. Tengo a dire che da noi esistono contesti scolastici di qualità, animati da dirigenti e docenti che lavorano con grande dedizione. In diverse scuole in cui ho insegnato ho trovato edifici datati, laboratori e attrezzature limitati, persino carenza di materiali essenziali per la normale attività didattica. Aspetti che incidono sulla qualità dell’insegnamento”, aggiunge.
“In Calabria – continua – percepivo nei ragazzi una diffusa forma di rassegnazione. Molti studenti mi dicevano: ‘Professore, tanto prima o poi dovremo andare via’, parole che mi colpivano perché si rivelava un senso di sfiducia verso il nostro territorio. Mi torna in mente una celebre riflessione di Piero Calamandrei, secondo cui la scuola è il più importante organo costituzionale della democrazia. Investire nell’istruzione significa investire nel futuro di un paese. I giovani calabresi non hanno nulla di meno rispetto ai coetanei tedeschi: hanno solo bisogno di condizioni che consentano al loro talento di esprimersi pienamente”.
Ha 55 anni, insegna da quasi 20, ma ancora di stabilizzazione neanche l’ombra. L’ennesimo caso di precariato storico arriva da Rimini e ne abbiamo parlato in questi giorni. La prof.ssa in questione, laureata all’Accademia delle Belle Arti di Bologna e una laurea magistrale in Arti visive, per 18 anni ha girato in tutte le scuole di Rimini e dintorni. Un curriculum di tutto rispetto, abilitata in 8 classi di concorso e prima in tutte le graduatorie, ha tentato la via del sostegno, ma “non era la mia strada e non ho voluto prendere in giro i miei alunni” afferma.
Il suo caso sta avendo grande eco. A dire la sua anche Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: “Questo caso conferma la necessità di estendere il doppio canale di reclutamento ai posti comuni dalle GPS, autorizzare ruoli su tutti i posti vacanti, garantire la parità di trattamento economica e giuridica tra personale precario e di ruolo, prevedere un’indennità per fuori sede e rimborsi, detassazione, scontistica spese trasporti. Basta alla continua umiliazione dei supplenti che ancora credono nel loro alto lavoro educativo”.