Da giorni si parla del questionario di Azione Studentesca, movimento giovanile vicino ad ambienti di destra, contenuto in un qr code presente in volantini affissi in una scuola a Pordenone e in altre città italiane. “Hai assistito a casi di propaganda politica da parte di professori di sinistra? Se sì, specifica meglio”, questa una delle domande presenti.
Qualche giorno fa un docente veneto ha deciso di farsi sentire con un video, andato virale sui social, in cui ha detto chiaramente: “Sono un docente di sinistra, schedatemi pure”. Ecco cosa ha raccontato, ai microfoni de Il Corriere della Sera: “Nel sondaggio di Azione studentesca non viene richiesto nome e cognome, ma di segnalare i professori di sinistra ed esplicitare un caso. In pratica una moderna lista di proscrizione”.
Questa la sua iniziale reazione: “Prima di tutto sono sobbalzato sulla sedia come cittadino perché quella sì che è propaganda. Poi, per il civismo che mi muove come come insegnante, sono saltato proprio sulla sedia e mi sono detto che dovevo reagire. La mia è stata una reazione di pancia e molto naif, evidentemente la voce di un cittadino riesce a smuovere qualcosa. Viene da domandarsi dov’è la politica e, con una battuta, direi che la sinistra deve probabilmente ripartire dal dire ‘sono di sinistra’. Se il mio video è esploso significa che c’è una parte della della società civile che la pensa così e che deve venire fuori”.
Ecco quella dei suoi studenti: “Mi hanno detto: ‘Prof, è diventato famoso, parlano tutti di lei’. Ho capito che pensano che sia giusto, almeno quelli che si sono esposti. Uno studente mi ha fatto i complimenti e mi ha detto: ‘Abbiamo bisogno di più persone come lei che si espongono’. Quello che mi sembra che manchi è proprio il buon senso applicato alla vita quotidiana”.
“Nel migliaio di messaggi privati solo tre erano contrari. Due lo hanno espresso in modo educato, uno mi ha minacciato in modo pesante e l’ho segnalato. Quel sondaggio è un modo per far tacere. Alcuni insegnanti invece credono che il pensiero critico passi attraverso la libertà di parola. Io lavoro con i ragazzi cinque giorni su sette e ho troppa stima della loro intelligenza per pensare che possano cadere in queste cose. Il sondaggio è stato un flop dal punto di vista numerico”, ha concluso.
Come scrive Open, il quotidiano Libero ha riportato alcune testimonianze di studenti. “Una prof”, scrive un alunno da Brindisi, “ha esultato per la morte di Charlie Kirk e ha strappato una foto di Giorgia Meloni presente in aula”. Mentre una supplente “mi ha chiamato fascio appeso”.
“Il professore di matematica”, dice un altro, “ci ha incitato ad andare a manifestare durante gli ultimi scioperi, uguale la professoressa di italiano”. Una ragazza da Bologna spiega di aver sentito alcuni docenti “inneggiare all’odio verso il nostro Governo, facendoci svolgere dei compiti in classe in cui si doveva dare un’opinione politica, chiaramente favorendo le opinioni di sinistra (ho preso 4 e mezzo e ho scritto che non siamo noi a doverci adeguare agli immigrati sradicando le nostre tradizioni… coincidenze? Io non credo)”.
“Durante questo autunno il mio professore di filosofia derise tutti gli studenti che non partecipavano a manifestazioni pro-Pal”, questa un’altra testimonianza.
A commentare la vicenda è stato anche il conduttore e giornalista Massimo Gramellini, su Il Corriere della Sera: “Non ho più l’età per ricevere il questionario che Azione Studentesca ha inviato agli allievi di alcune scuole, esortandoli a indicare ‘gli insegnanti di sinistra’. Altrimenti avrei segnalato Olga Bosisio e Giuseppe Parlato”.
Olga Bosisio era la mia maestra delle elementari e veniva da una famiglia comunista filosovietica, come lasciava intuire il suo nome. Giuseppe Parlato era un professore di Storia, allievo di De Felice e intellettuale di destra. La pensavano diversamente su tutto, tranne che sull’essenziale: il valore della cultura e la passione con cui trasmetterla. Devo a loro molto del poco che ho imparato. Erano di parte? Certo. Ma erano bravi e sensibili. Quando mia madre morì, la ‘sinistra’ Olga staccò da tutti i sussidiari la pagina sulle mamme per non farmi sentire diverso. Il ‘destro’ Parlato detestava i lecchini. ‘Che mi importa se non sei di sinistra. Mi preoccupa che sei un caprone’. Così motivò l’insufficienza a uno studente impreparato che sperava di passare l’interrogazione sbandierando la vicinanza ideologica al prof”.
“Il questionario di Azione Studentesca assomiglia a un regolamento di conti in ritardo ed è figlio del vittimismo di una destra che sta al governo, eppure continua a sentirsi all’opposizione. Il problema della scuola non sono gli insegnanti schierati, ma gli insegnanti disamorati. Non quelli che credono ancora in qualcosa, ma quelli che – anche a causa della scarsa considerazione di cui godono – finiscono per non credere più in niente”.
Ieri, 28 gennaio, sulla questione è arrivata una risposta da parte del Ministero dell’Istruzione e del Merito: “In merito alle notizie circolate su presunte ‘schedature’ o liste di ‘proscrizione’ nelle scuole, desidero chiarire che il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha avviato gli opportuni accertamenti per verificare i fatti. Da quanto risulta al momento, si tratta di un’iniziativa autonoma promossa da alcuni studenti, che avrebbero effettuato una sorta di sondaggio anonimo”.
“Non si tratterebbe dunque di una ‘schedatura’ o di liste di ‘proscrizione’, stante l’anonimato. Si tratterebbe di una iniziativa simile ad altre già emerse in passato e riconducibili a sensibilità e posizioni politiche diverse. La scuola deve rimanere un luogo di confronto libero, pluralista e rispettoso”, questo quanto dichiarato dalla sottosegretaria all’Istruzione e al Merito, Paola Frassinetti.