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Aggiornato il 19.01.2026
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Ragazzo accoltellato La Spezia, i compagni si rifiutano di entrare a scuola: “Prof complici”, lasciato 45 minuti a terra?

Il caso del ragazzo diciottenne accoltellato da un compagno di scuola di diciannove anni a La Spezia lo scorso venerdì 16 gennaio e morto qualche ora dopo è molto grave. Oggi, 19 gennaio, primo giorno di lezioni dopo la tragedia, i compagni della vittima stanno protestando.

Come riporta La Repubblica, c’è tensione di fronte l’istituto superiore spezzino. Molti studenti non sono voluti entrare a scuola: “Dovete chiuderla questa porta e quelli là dentro sono complici”, urla una ragazza. “La scuola è un posto pubblico”, le risponde qualcuno. “No, non lo è più, hanno ucciso un ragazzo e voi siete complici”. “Voi non dovevate essere qui oggi, dovevate chiudere”, queste le urla contro il personale scolastico.  

Tra i cartelli ritorna la frase “I prof sono complici”. Sono tantissimi, davanti alla scuola: oltre ai seicento studenti dell’istituto, sono arrivati tanti ragazzi da altre scuole, da ogni parte della città, per portare solidarietà e affetto. Sull’asfalto, con la bomboletta e il colore rosso, qualcuno ha scritto “Giustizia”. Dopo le proteste all’ingresso, gli studenti hanno deciso di sfilare in corteo per le strade della Spezia.

Secondo una delle ragazze scese in piazza, i docenti sapevano che l’aggressore fosse pericoloso e non avrebbero fatto nulla per fermarlo.

Il padre del ragazzo ucciso ha accusato la scuola, dicendo che suo figlio è stato lasciato 45 minuti a terra privo di soccorsi. “Dov’è il soccorso? Dov’è la scuola? Dove sono tutti?”.

Le parole della dirigente scolastica

Ieri la dirigente dell’istituto ha inviato una comunicazione alle famiglie e agli studenti sul registro elettronico, annunciando l’accoglienza, questa mattina, e “il percorso di elaborazione del tragico lutto” che ha colpito la scuola. “Saranno giorni in cui impegnarci per essere concretamente vicino alla famiglia di Abanoub”. La preside rassicura: “Grazie al costante supporto del ministro Valditara e di tutte le istituzioni deputate, le misure messe in atto garantiranno la sicurezza degli studenti”. E ha chiesto agli studenti e alle famiglie di dare conforto ai professori e al personale scolastico, “colpito come voi da questa terribile tragedia”. E ha aggiunto l’appello: “Abbiamo bisogno di voi”.

Il ragazzo, da subito giudicato in gravissime condizioni, era stato soccorso dai medici del 118 e dai militi della Croce Rossa che hanno tamponato inizialmente una copiosa emorragia prima della corsa verso la shock room del pronto soccorso, dove gli è stato anche praticato il massaggio cardiaco. Una volta stabilizzato, aveva subìto un delicato intervento nel reparto di chirurgia toracica e trasferito verso le ore 16 nel reparto di rianimazione. Il giovane, originario di Fayyum, vicino Al Cairo, che viveva alla Spezia con la famiglia da anni, è morto poco prima delle 20.    

La ragazza contesa

All’origine della violenza la gelosia per una ragazza con cui l’aggressore era fidanzato. Ci sarebbero stati, infatti, come trapelato in questi giorni, degli scambi di foto tra la vittima e la ragazzina di origini indiane, studenti che si conoscevano sin da bambini. 

Ecco cosa ha detto la giovane, minorenne, come riporta Il Corriere della Sera. “In questi giorni affronterò un secondo interrogatorio, chi ha visto parli, chi sa mi scriva, ogni testimonianza è importante. Sentirò tutti appena posso – scrive ancora la ragazza -, sono l’unica che può fare qualcosa, e combatterò fino all’ultimo per lui e la sua famiglia. Non starò in silenzio. E ripeto, non dite tante ca***** su di me perché il mio telefono è costantemente controllato dagli agenti, e se fossi complice non sarei qui, i gossip fateli per altro per favore, fate solo brutta figura…”.

“Sì, sono io la ragazza per cui un ragazzo ha perso la vita stamattina a Spezia”, così si era presentata sui social in seguito alla morte del ragazzo. Ma intende anche evitare di fare gossip privi di fondamento, appunto. Lo ribadisce più volte. “E chiederei di non inventare gossip scherzando sulla morte di un ragazzo che tra l’altro ho fatto il possibile per evitare litigi fra i due. Non inventate cazzate su di me perché non sono mai entrata in tribunale a difendere il mio ragazzo, anzi non gli ho rivolto la parola (come giusto che sia), sono stata sottoposta ad altro”.

“Voleva sapere cosa succede a uno che ammazza”

“Per un periodo — hanno detto gli studenti, come riporta Il Corriere della Sera, — l’aggressore andava in giro chiedendo cosa succede in Italia ad uno che ammazza una persona”. Il padre del

Il padre del giovane ha chiesto scusa: “Io sono padre e penso ad un altro padre che ha perso suo figlio. Voglio chiedere scusa a lui, alle sorelle del ragazzo, a tutta la sua famiglia. Proprio perché padre capisco il loro dolore. Mi dispiace tantissimo per quello che è successo” 

“Mai e poi mai abbiamo saputo che facesse cose di questo tipo. Ripeto, per noi era un ragazzo tranquillo. Ogni mattina si alzava, prendeva l’autobus, andava a scuola. Poi il sabato e la domenica ma anche durante l’estate, prendeva nuovamente il pullman, per andare a fare il cameriere. A volte faceva anche un pezzo di strada a piedi. Lo faceva per portare i soldi a casa e una parte poi li dava alla sua mamma”.

“Noi in casa abbiamo solo quello per tagliare il pane e poi altri più piccoli per mangiare. Non ci sono altri coltelli in giro. Se lui lo ha portato a scuola sicuramente non lo ha preso qui in casa. Forse l’ha comprato da qualche altra parte”. 

Metal detector sì o no?

Inutile dire che il fatto ha generato sconforto e copiose reazioni. Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara parla di installare metal detector nelle scuole, per evitare l’uso di armi bianche a scuola. “Metal detector nelle scuole a rischio. È necessario ripartire dai principi di base e dal rispetto. La scuola deve insegnare ai ragazzi a superare frustrazioni e sconfitte. Educare al rispetto significa prevenire la violenza”, queste le sue parole a Il Quotidiano Nazionale e a Il Giornale.

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