Può essere interessante, in un curricolo di storia contemporanea o di educazione civica, la vicenda di Edgardo Mortara, narrata nell’avvincente film “Rapito” di Marco Bellocchio, reperibile anche sulla piattaforma Raiplay: un film fedele alla realtà storica, da mostrare agli studenti nel quadro dello studio della questione ebraica — oggi purtroppo oggetto di strumentalizzazioni — per far capire loro le difficoltà affrontate dalle comunità ebraiche in venti secoli.
Nemmeno Dio può cambiare il passato: lo sosteneva Sant’Agostino, uno dei massimi “padri della Chiesa”. Non si può quindi cancellare né modificare ciò che in passato è stato fatto agli ebrei, spesso proprio dalla Chiesa cattolica.
Beatificato nel 2000 da papa Giovanni Paolo II, papa Pio IX (Giovanni Maria Mastai-Ferretti, 1792-1878) si macchiò di azioni che varrebbero oggi a chiunque l’incriminazione per almeno due gravi reati: sottrazione e ritenzione di minori (articoli 573 e 574 del Codice Penale italiano) e plagio di minorenni (art. 603 c.p., depenalizzato però nel 1981).
Nel 1858 a Bologna — come il film Rapito racconta — il piccolo Edgardo Mortara, di quasi sette anni, fu sottratto al padre e alla madre, di religione ebraica, perché battezzato a sei mesi (e in segreto) dalla domestica quattordicenne dei genitori; la quale, con quel gesto, intendeva salvare l’anima del piccolo — che lei credeva prossimo alla morte — dalle pene del “limbo”. Padre e madre, che del presunto battesimo nulla sapevano, se lo videro portar via dalle guardie papali. Costoro lo condussero a Roma per farlo allevare nella “Casa dei Catecumeni”, insieme agli altri bimbi ebrei sottratti alle proprie famiglie per venir “salvati” mediante conversione alla “vera fede”. La Casa dei Catecumeni era stata istituita nel 1543 per “rieducare” gli infedeli “convertiti” a spese della comunità ebraica.
Inappellabile, la legge pontificia non ammetteva eccezioni: tutti i battezzati dovevano esser sottratti ai genitori di religione diversa per ricevere un’educazione cattolica.
I tentativi dei genitori per riavere il figlio non ottennero risultati. Opinione pubblica (finanche cattolica) e comunità ebraica internazionale sostennero i Mortara, e la vicenda divenne di portata politica. Pio IX restò sempre irremovibile. Ancorché pressato persino da Napoleone III (che pure lo proteggeva), il papa rifiutò di restituire Edgardo, che crebbe cattolico: tanto da rinnegare poi famiglia e fede originarie, e farsi persino sacerdote. Da sacerdote, anzi, tentò di battezzar la propria madre morente (la quale tuttavia rifiutò il battesimo).
Edgardo morì poi a 89 anni in un convento del Belgio nel 1940, alla vigilia dell’invasione nazista, «devastato da un tormento indicibile, perseguitato da incubi e fantasmi notturni, dissanguato da lacerazioni che non seppe mai nominare, assordato da urla segrete che gli funestarono i giorni»: parole di Daniele Scalise, autore del libro Il caso Mortara, al quale è ispirato il film di Bellocchio.
Coinvolgente, il film Rapito ha ricevuto vari riconoscimenti: ben cinque David di Donatello, sei Nastri d’argento e un Globo d’oro, nonché un Ciak d’oro. Un grande successo internazionale del cinema italiano, in cui spiccano le interpretazioni di notevoli attori: Paolo Pierobon (un irascibile e demoniaco Pio IX), Barbara Ronchi (Marianna Padovani Mortara, la mamma di Edgardo), Fabrizio Gifuni (il glaciale Pier Gaetano Feletti, capo della Santa Inquisizione bolognese, inflessibile nel pretendere la rieducazione cattolica del bimbo ebreo).
Ancor oggi c’è chi rivendica la giustezza dell’operato di Pio IX. Qualcuno giunge ad accusare Camillo Cavour di aver montato il caso per sobillare l’opinione pubblica contro il papa. Ma la realtà storica è un’altra, ed accomuna la sorte di Edgardo Mortara a quella di tanti ebrei perseguitati nei secoli dalle autorità cristiane (cattoliche e non) come “deicidi” e “perfidi giudei”, fino a violare i più elementari diritti umani (nonché gli insegnamenti stessi di Gesù di Nazareth). Una realtà storica che i nostri studenti devono conoscere, perché la conoscenza è antidoto contro i pregiudizi.
Dopo le persecuzioni antiche e medievali, la sorte delle comunità ebraiche italiane (trattate fino ad allora meglio che nel resto d’Europa) era terribilmente peggiorata col papato di Paolo IV (il cardinal Pietro Carafa). Costui nel 1542 aveva istituito a Roma il Tribunale del Sant’Uffizio (ossia l’Inquisizione). Era vissuto in Spagna, ove aveva imparato le tecniche per sterminare gli eretici. In tutta Italia finivano al rogo sia i libri ebraici, sia gli “eretici” che osassero difendere i “meschini deicidi”: tale fu la sorte del francescano Cornelio da Montalcino, che — a differenza degli altri cristiani — leggeva l’ebraico e nell’ebraismo riconosceva verità.
Papa dal 1555 al 1559, Paolo IV segregò gli ebrei nei ghetti, li obbligò a portare un segno giudaico, a non parlare coi cristiani ed a non curarli, a non aver lavori stabili (tranne quello di cenciaiolo), a non costruire più di una sinagoga per città, a non aver domestici cristiani, a non possedere beni immobili (costringendoli a svendere ai cristiani ogni proprietà). Ad Ancona 24 “marrani” (ebrei iberici convertiti) furono presi con l’inganno e bruciati vivi. Tra di loro una donna. Altri 27 vennero spediti a Malta per morire di fatica al remo delle galere.
Persecuzioni e sofferenze terribili, che i nostri giovani devono conoscere, onde vaccinarsi contro il germe sempre risorgente dell’antisemitismo, mediante la cultura, lo studio, il rispetto dei diritti umani (che si acquisisce solo con la conoscenza).